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Rigenerazione urbana tra Alessandria e Spinetta Marengo. Il “Progetto Periferie” non è solo infrastrutture

28 dicembre 2017

Giorgio Abonante (Partito Democratico), Fabio Camillo (MdP Liberi e Uguali), Beppe Carniglia (MdP Liberi e Uguali), M. Rita Rossa (Partito Democratico)

Ora, due mesi di tempo per concretizzare. L’importanza dei contenuti immateriali del progetto.

Dissolti dubbi e battute della campagna elettorale, è arrivata la firma sul finanziamento garantito dal Governo ad Alessandria per la riqualificazione dell’asse est della città. Ora, chi all’epoca ironizzava non avrà tanto tempo da perdere nel ricredersi, dovrà piuttosto correre per rispettare i tempi. Strettissimi.

La crisi economica, la contrazione della spesa pubblica aggravata dal dissesto finanziario che ha colpito il capoluogo di provincia, e il progressivo invecchiamento della popolazione, particolarmente evidente nel territorio cittadino e provinciale, pongono sfide inedite e complesse ad amministratori e alla classe dirigente del territorio. Sfide analoghe a quelle presenti in altre aree del Paese ma che qui da noi si declinano in forme e modalità proprie e specifiche.

Sebbene Alessandria rimanga nel suo complesso un territorio ricco di infrastrutture materiali e immateriali, segnato dalla presenza di significativi insediamenti industriali, da un ricco tessuto di organizzazioni del Terzo e Quarto Settore, e da due Fondazioni di erogazione, nonché un’istituzione di alta formazione come l’Università del Piemonte Orientale, da una sede del Politecnico di Torino e da un Conservatorio, grava sulla comunità un pericoloso senso di sfiducia appesantito dalla cronaca incapacità di fare sistema degli attori pubblici e privati.

In questo senso il bando di riqualificazione delle periferie, unito alla seppur flebile ripresa economica che investe il territorio e al possibile utilizzo dei Fondi strutturali di origine Regionale (più quelle del CIPE per la Cittadella), rappresenta un’opportunità per invertire la rotta.

La filosofia che ha ispirato il progetto, e che adesso deve prendere forma, è quella di un rafforzamento della consapevolezza dei cittadini attraverso l’attivazione di percorsi partecipati che stimolino la (ri)costruzione di capitale sociale e che favoriscano l’emergere di opportunità di natura sociale ed economica. L’idea di fondo è che la rigenerazione urbana sia il combinato disposto di un’azione strutturale, concentrata cioè sul recupero e ripristino di determinate aree urbane (il parco di Marengo, la ludoteca Bianconiglio e la zona della Scuola Caretta) e di un’azione che valorizzi il protagonismo, le competenze formali e informali dei cittadini che abitano Spinetta Marengo, sia come singoli sia come comunità (sono le cosiddette comunità creative di cui parla Ezio Manzini, cittadini cioè che mettono a sistema le loro risorse per dare una risposta a bisogni sociali e collettivi).

Con un evidente e cruciale sottotesto: le prime saranno tanto più efficaci e funzionali quanto più saranno in grado di essere al servizio delle seconde, ovvero dei bisogni e dei desiderata dei cittadini. In quest’ottica il risultato di lungo periodo del progetto si può riassumere nella (ri)costituzione nel territorio di riferimento di una comunità capace di innovare, includere e creare coesione sociale- Una comunità che sappia valorizzare il capitale umano a propria disposizione e che guardi all’innovazione non come un fine in sé, ma come una modalità per lo sviluppo di pratiche inclusive capaci di creare ben-essere nel lungo periodo.

Innovazione che parta dalle condizioni di contesto in particolare dalle inefficienze come occasione di sviluppo e di prosperità (pensiamo al grande tema della bonifica dei terreni sul quale si potrebbero sviluppare proficue sinergie tra l’Università e le grandi aziende che insistono sul territorio come Solvay). Innovazione che sappia anche sfruttare gli agenti dell’internazionalizzazione che operano nei contesti privati che caratterizzano le presenze industriali nella Fraschetta.

Al fine di realizzare quanto sopra descritto si dovrebbero articolare tre step (fasi) distinti ma logicamente connessi:

CONOSCERE: la consapevolezza del contesto è cruciale. Chi abita in un territorio? Quali sono i suoi asset (cespiti, patrimoni) materiali e immateriali? Quali sono i bisogni di chi lo abita? Qual è il nostro target? Chi sono i potenziali portatori di interesse pubblici e privati? Azione: acquisizione di informazioni dei principali indicatori socio-economici, individuazione degli interessati (organizzazioni profit e no profit, gruppi informali), profilazione del target, censimento delle buone pratiche collaborative in territori analoghi o simili. In questa fase sarebbe fondamentale il coinvolgimento dell’Università del Piemonte Orientale nel rilevamento e nell’analisi quantitativa e qualitativa dei dati, nonché l’utilizzo di alcune delle informazioni contenute nel Piano Strategico di Alessandria 2018.

INFORMARE: offrire ai cittadini e ai gruppi formali e informali del territorio momenti di condivisione delle informazioni e delle opportunità connesse. Azione: Individuazione degli strumenti online e offline, definizione di una strategia di comunicazione, attività di animazione del territorio, monitoraggio dei risultati.

COINVOLGERE: il dato del coinvolgimento è cruciale. Coinvolgere vuol dire accettare l’altro, costruire le condizioni perché una comunità si auto-riconosca. Definire una governance aperta di una costituenda comunità.

Sono passaggi fondamentali, lo sa bene chi ha vissuto la fase realizzativa del PISU senza avere la possibilità di modificarne premesse e metodo.  

Marengo Hub

Sulla base dei risultati prodotti, delle esperienze sviluppate in altri contesti, anche non troppo dissimili da Alessandria, e recuperando progettualità sviluppate negli scorsi anni, si attiverebbe nel contesto territoriale di riferimento un hub d’innovazione capace di promuovere relazioni e azioni, di spingere attività di natura anche imprenditoriale in grado di dare risposte ai bisogni sociali di riferimento. Uno spazio, anzi un luogo per la contaminazione, la formazione, il dialogo tra i differenti portatori d’interesse (imprese, terzo settore, PA, Università), sede per la nascita di nuovi servizi che incorporino nella loro proposta di valore il binomio digitale – innovazione sociale. Uno spazio ibrido, incubatore, spazio culturale, sfruttando le sinergie con l’adiacente museo napoleonico, che stabilisce la propria vocazione non a priori ma alla luce degli attori singoli o collettivi che lo animano e lo vivono e che costruisce la propria mission su 3 (principali) tipologie di attività:

  • Formazione
  • Lavoro di rete attraverso l’attivazione di connessioni formali e informali
  • Accompagnamento a nuove idee e proposte progettuali

Esempi in tal senso si possono rinvenire in FabriQ, l’incubatore di innovazione sociale promosso dal Comune di Milano, Open Incet, lo spazio di open innovation del Comune di Torino, o il Collaboratorio di Reggio Emilia. Luoghi aperti, inevitabilmente differenti ma nondimeno accomunati da due elementi: la tensione verso lo sviluppo locale e verso nuove modalità di ingaggio e coinvolgimento sul territorio. Luoghi e organizzazioni con cui costruire partnership virtuose anche attraverso il coinvolgimento di player attivi sul territorio nazionale ed internazionali come la Fondazione Brodolini o la rete di Espresso Coworking con cui negli anni è stato costruito un clima di fiducia costruttiva, senza dimenticare il format Abilitando. Esperienze alessandrine e non da far dialogare per il futuro di Alessandria. Anche per evitare gli errori commessi sul PISU.

Un programma di lavoro per molti versi replicabile per i POR FESR, ma su questo punto si attendono aggiornamenti.

Giorgio Abonante (Partito Democratico)

Fabio Camillo (MdP Liberi e Uguali)

Beppe Carniglia (MdP Liberi e Uguali)

M. Rita Rossa (Partito Democratico)

Link rilevanti:

http://www.fabriq.eu/

http://openincet.it/

http://www.fondazionebrodolini.it/

http://www.co-reggioemilia.it/call-collaboratorio-reggio/

 

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