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Giorgio Abonante: la vicenda di Amag Mob e la sentenza di reintegro di due suoi lavoratori

17 luglio 2017

 

Il compito principale della politica economica affidato a una sinistra moderna è quello di trovare un equilibrato rapporto tra profitto e salario (capitale/lavoro) senza distorcere la relazione di reciproco vantaggio che dovrebbe sussistere tra consumatore e lavoratore. Il compito è assai arduo e nel caso specifico, ossia quando prevale un sentimento d’indifferenza generale, risulta poco percepito da chi deve esprimere un giudizio. Tuttavia, non bisogna desistere da questa linea di condotta e conseguentemente attrezzarsi meglio per capire quali siano state le ragioni della mancata risposta da parte della cittadinanza.

I toni tronfi di una parte del centrodestra riguardo alla sentenza di reintegro dei due lavoratori in Amag Mobilità sono fuori luogo: – è vero che sono stati reintegrati, cosa positiva dal punto di vista umano, ma è anche vero che non sono stati riconosciuti ai due lavoratori i ratei di tredicesima ai quali avevano a suo tempo rinunciato tutti i lavoratori, che poi era il motivo per cui non avevano accettato l’accordo;

– ancor più importante: se non fosse stata costituita Amag Mobilità adesso dove sarebbero stati reintegrati?? Nella ATM fallita??? E, quindi, quale sarebbe stato il destino di tutti i lavoratori?

La sentenza del giudice ha di fatto riconosciuto le ragioni di Amag Mob perché non ha disposto il pagamento dei ratei di 13ª. Quindi se i lavoratori avessero accettato fin dall’inizio questa rinuncia il problema non si sarebbe posto, evidentemente è stato fatto in modo strumentale per cercare di far saltare l’accordo. Qualcuno avrebbe preferito vedere 200 persone senza lavoro? Quell’accordo ha un valore enorme sia per il futuro di quelle persone che per il rilancio del Tpl e del sistema alessandrino della mobilità urbana. Non riconoscerlo significa essere ancora immersi nella propaganda elettorale.

 

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