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Hic Sunt Leones

11 luglio 2017

‘St. Brendan and his monks celebrate Easter mass on the back of the giant whale Jasconius’; map by Honorius Philoponus, 1621

Qui abitano i leoni, è una legenda che si trova nelle antiche carte geografiche, per indicare le regioni ignote dell’Africa ed oggi utilizzata per indicare zone che sfuggono alla conoscenza o al controllo. Ci pare di immaginare la vita in questa landa dell’impero romano, quando il sud del Piemonte era abitato dai Liguri Statielli ed aveva in Acquae Statiellae un nodo cruciale nel passaggio dal mare ad Augusta Taurinorum.  Dal mare arrivavano sale e pesci sotto sale, l’unico sistema di conservazione del cibo allora conosciuto, le Pievi sorgevano a testimoniare vita civile e religiosa anche nelle terre valbormidesi protese verso il mare stesso. Terra di passaggio, terra di conquista, terra di divisioni, con castelli arroccati attorno alla città più grande, sede della Chiesa di San Guido, vescovo nato a Melazzo che a cavallo dell’anno Mille costruiva la Diocesi di Acqui. Ancora oggi è una Diocesi molto estesa che non tiene conto delle regioni, Piemonte e Liguria, delle province, Alessandria, Asti, Cuneo, Savona e persino Genova, presidio di una difficile unità religiosa nella innegabile complessità territoriale. Chiesa, territorio, asperità ligure-piemontese, una popolazione da sempre abituata alle orde di passaggio, tanto da rifugiarsi nei castelli in altura e costruire borghi arroccati intorno alle torri di avvistamento. Questo è il territorio acquese nella notte medioevale, notte che forse non fu tale perché qui si toccarono punte di civilizzazione di tutto rispetto sotto la spinta ecclesiastica e politica.

Ancora oggi, discutendo sulla situazione politico-amministrativa attuale con un amico dotato di cultura e conoscenza politica, ci siamo ritrovati a citare questo “hic sunt leones” qui siamo ai confini della provincia, della regione, del nostro paese. Qui abbiamo assistito negli ultimi anni al tentativo di suicidio di una classe politica su tematiche ambientali (la discarica) e sanitarie (il depotenziamento dei servizi ospedalieri). Sono certa che la Provincia e la Regione abbiano tenuto posizioni razionali ed ogni decisione sia stata vagliata attentamente, ma questo non è riuscito a evitare che l’emotività abbia avuto la meglio e questa onda emotiva ha dato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Hic sunt leones, qui sfuggiamo al controllo razionale, qui sono state scelte vie che non si sa dove porteranno e solo il tempo ci dirà se il momento attuale è la notte o il mattino della politica e dell’economia acquese. Certo è che ognuno di noi avrà la sua parte di responsabilità in questo processo, come l’ha avuta nella fase precedente, ma di sicuro inizierà una epoca inedita nei rapporti e nei ragionamenti, con interlocutori che speriamo siano all’altezza della situazione. Ma attenzione, perché se qui ci sono i leoni, altrove possono esserci i “dracones”, i draghi. Il drago è una altra figura allegorica bellissima che rimanda a San Giorgio ( che uccise un drago) e pure su di lui la Chiesa fece discussioni annose perché, si sa, il miracolo del drago non regge se la scienza dimostra che i draghi non esistono. Una bella e suggestiva leggenda ma nulla che giustifichi la venerazione di un Santo di sacra romana Chiesa.

Leoni e draghi sono in grado di turbare il sonno non solo ai bambini, ma anche a noi adulti che se non riusciremo a combatterli, dovremo irrimediabilmente arrenderci alle ombre della notte della politica.

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