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Giorgio Abonante: il welfare di comunità sul nostro territorio

20 giugno 2017

Fuori dalla retorica di parte relativa allo IUS SOLI, dentro una campagna elettorale che deve definire azioni e sensibilità per una gestione etica e pratica del tessuto urbano, fuori dal vuoto degli slogan, dentro ai progetti che hanno animato e ancora danno valore alle relazioni e alla prossimità. Per parlare di cose che servono e che stabiliscono legami di fiducia.

A che punto siamo, perché serve puntare e abbiamo deciso di puntare sui progetti Sprar, perché vogliamo riprendere e potenziare HABITAL, LA BOTTEGA DELLA RECIPROCITA’ e LA TRACCIA.

Richiedenti Asilo

  • CAS: gli enti locali non hanno nessun potere per quanto riguarda i numeri maggiori dell’accoglienza, cioè per i progetti denominati CAS (l’accoglienza straordinaria). Questi sono progetti banditi dalle prefetture senza il parere dei Comuni, viene suddivisa la provincia in aree e ad esse vengono destinati dei numeri. Un soggetto in possesso dei requisiti necessari può partecipare alle gare in una o più area geografica, e vincere. Ad oggi si “vince” facilmente perché i numeri sono tanti, superiori all’offerta. In questi progetti vengono inseriti i soggetti più difficili, poiché sono quelli che arrivano direttamente dagli sbarchi e senza documenti.
  • SPRAR: lo Sprar rappresenta il modello di accoglienza migliore, è il circuito nazionale ed ha un servizio centrale che lo gestisce. Vengono richiesti maggiori requisiti per la partecipazione, occorre essere dotati di tutti gli strumenti, profili professionali ecc richiesti perché si viene pagati esclusivamente attraverso una rendicontazione molto molto rigida. Inoltre le persone sono accolte in piccole strutture diffuse sul territorio, arrivano dalla prima accoglienza CAS e sono in possesso dei documenti, nella normalità sono situazioni migliori. La cosa interessante è che lo Sprar rappresenta l’unica scelta che un Comune possa compiere, nel senso che può essere soltanto lui il capofila e deve scegliersi i partner tra il privato sociale. Interessante perché attraverso un meccanismo adottato i numeri acquisiti attraverso lo Sprar vanno a diminuire quelli del CAS, in un determinato territorio.
  • COMUNE DI ALESSANDRIA: il comune ha fatto le uniche scelte possibili, e cioè aderire ad un progetto Sprar e dotarsi di un protocollo per monitorare i progetti CAS.

Il protocollo stenta a partire ma certamente rappresenta un ottimo strumento finalizzato al controllo ed all’erogazione migliore del servizio. Certamente l’adesione è su base volontaria, ma le associazioni hanno più o meno risposto tutte favorevolmente. E’ un documento non comune sul territorio nazionale.

Lo Sprar non ha rappresentato nessuna particolare difficoltà e la scelta corretta compiuta dall’Amministrazione comunale è stata di avviare questa esperienza anche con il fine di arginare i numeri dei CAS.

Territorio

Il Comune di Alessandria negli ultimi anni ha accolto con favore diversi progetti che vanno ad individuare il territorio come un soggetto con cui interagire in modo sistemico e generativo, un vero Attore dotato di risorse e non semplicemente un contenitore. L’idea di fondo è quella di transitare, realmente, dal concetto di comunità, intesa come struttura che ospita, a quello di Comunità, intesa come gruppo di persone che abita e vive un territorio con tutte le sue contraddizioni.

Adottando questa concezione si vanno a modificare ruoli, obiettivi, dinamiche, non si ricorre più soltanto all’intervento dell’esperto (almeno, in misura minore) ma, invece, si cerca di far “crescere” le competenze e le responsabilità di ognuno, si costruiscono reti territoriali in grado di reggere, sostenere. Facendo crescere l’attenzione delle persone alla propria Comunità si va ad implementare il lavoro di cura e sostegno svolto dalle figure preposte, si promuovono percorsi di prevenzione e si cerca di attivare quella parte delle persone capace di farle sentire parte di una vera Comunità, recitando a pieno il proprio ruolo.

Si vuole accogliere l’idea di crisi tradotta secondo le logiche della psicologia di comunità, facendo emergere quindi due aspetti predominanti: possibilità e cambiamento. In questo senso si arriva a chiedere alle persone portatrici di problemi un vero cambio di passo, forti dell’idea che tutti noi possiamo dare un contributo ed a nessuno deve essere vietato l’investimento sui propri talenti anzi, è la Società stessa ad averne bisogno. Si va ad investire sui rapporti e sulla qualità delle relazioni, rendendole solide e capaci di reggere le difficoltà quotidiane, come dovrebbe fare una vera Comunità.

I progetti realizzati hanno avuto obiettivi differenti ma la modalità adottata è rimasta identica, il dialogo con il Territorio e la contaminazione tra soggetti differenti.

Nel progetto HABITAL l’area di intervento era la Collettività. Si è puntato sulla promozione e sullo sviluppo di buone pratiche volte ad aumentare il benessere dei cittadini e l’aumento della sicurezza sociale. Per 3 anni un’équipe di educatori ha presidiato, allestendo un alloggio in via Gandolfi 11, il quartiere di edilizia popolare. Il lavoro di presenza si è articolato in ascolto attivo delle problematiche e delle difficoltà correlate alla convivenza ed all’integrazione sociale. Nello specifico si sono avviate azioni di promozione dell’auto aiuto con la sperimentazione di “facilitatori naturali” impiegati nell’aiuto agli anziani soli, famiglie in difficoltà e pazienti dei Servizi Territoriali di base. Gli Operatori hanno promosso la gestione dei conflitti tra vicinato, avviato un gruppo di parola per donne del quartiere, gestione di riunioni di condominio, banca del tempo e feste di Quartiere.

La BOTTEGA DELLA RECIPROCITA’ ha promosso lo scambio di buone pratiche tra generazioni, sostenendo l’invecchiamento attivo. Per 2 anni un gruppo formato da circa 40 volontari (giovani sotto i 25 e anziani sopra i 55) si è impegnato in azioni di sostegno a minori, famiglie o anziani soli in difficoltà. La sperimentazione ha visto un lungo percorso di implementazione di pratiche di welfare leggero, con aumento della solidarietà e della partecipazione attiva. Il gruppo ha sviluppato vicinanza e comportamenti necessari allo svolgimento di aiuto nelle mansioni quotidiane o nel sostengo allo svolgimento dei compiti. Il progetto ha consentito di sviluppare legami solidi che hanno superato il contesto formale del progetto, ancora oggi gli appartenenti al gruppo si scambiano sostegno e promuovono momenti di incontro generativi.

LA TRACCIA, ovvero l’educazione alla salute. Interventi di sanificazione in situazioni di particolare difficoltà nella gestione della casa. Sperimentazione avviata da alcuni mesi che vede la promozione di un sistema di intervento e aiuto in casi di grave disturbo ed emarginazione, relativo all’accumulo compulsivo di oggetti presso l’abitazione privata. L’équipe multidisciplinare riceve le segnalazioni e avvia la procedura di aiuto e rimozione dello sporco, contemporaneamente si avviano i colloqui per l’affiancamento di volontari e facilitatori capaci di sostenere i beneficiari nel momento di pulizia degli alloggi, avviandoli ad un graduale cambiamento delle abitudini di vita.

In sintesi, tutti i progetti puntano ad un Territorio maturo e capace di azioni di cura verso sé stesso, un vero esempio di Rigenerazione Urbana.

 

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