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Angelo Marinoni: il razionale utilizzo dei nodi ferroviari per lo sviluppo del territorio Alessandrino e Piemontese

2 giugno 2017

Credere nel presente e scommettere sul futuro non è un semplice manifesto elettorale, è un preciso intento che una classe dirigente dovrebbe porsi. Il territorio alessandrino ha vinto alcune importanti battaglie e ora deve lottare per il suo futuro: una battaglia che parte da un consapevole e intelligente utilizzo delle infrastrutture di cui dispone, le nostre ferrovie per prime. Si tratta di consentire o meno a un territorio di crescere e evolversi in maniera sostenibile, è una scelta di Politica, nel suo senso più alto che super le eventuali obiezioni di breve respiro.

Angelo Marinoni

Come forse saprete sono da tempo impegnato con Associazione Ferrovie Piemontesi nella battaglia per un sistema ferroviario adeguato nella nostra regione, sistema ferroviario che poteva vivere il necessario rilancio nel 2010 con le gare della giunta Bresso e che è stato demolito con l’appiattimento della Giunta Cota ai desiderata dell’allora gruppo dirigente del vettore di riferimento Trenitalia.

Evitando di ripercorrere l’iter che portò alle maldestre scelte di quella amministrazione regionale mi limito a perorare una delle cause che mi vede protagonista insieme all’Amministrazione casalese e a realtà del territorio. Stiamo sostenendo la riapertura del nodo ferroviario casalese e in questa battaglia il ruolo di Alessandria è centrale per due motivi principali:

1) l’opportunità e necessità (UPO, ospedali, tribunali, plessi scolastici, aree produttive, aree commerciali) che ha il capoluogo di legarsi e inserirsi nell’area metropolitana dell’asse Alessandria-Valenza-Casale-Vercelli

figura 1

2) lo scalo di Alessandria Centrale diventa una base Trenord, rendendo ancora più interessante sfruttare le economie di scala del vettore lombardo per massimizzare i vantaggi sul territorio e non stravolgere un piano dei trasporti regionali che, comunque, ha bisogno di una profonda revisione.

figura 2

E’ del tutto evidente che le potenzialità del nodo alessandrino hanno possibilità di estrinsecarsi senza nemmeno l’investimento, ovvero semplicemente gestendo bene quanto abbiamo e non usiamo, la relazione Casale – Vercelli.

In una prima fase possiamo pensare di non convertire su ferro tutto il servizio Casale-Vercelli e non rimodulare l’attuale offerta Alessandria-Chivasso pensando a portare su ferro le cinque coppie di autocorse finanziate da provincia di Alessandria e Vercelli fra i due capoluoghi, di cui tre non fermano a Casale.

Istituendo almeno 4 coppie di corse Alessandria-Casale-Vercelli dirette in luogo del fragile autoservizio (la fermata a Valenza è opinabile visto che la città gode di 43 corse ferroviarie giornaliere e di una autolinea provinciale che la unisce al capoluogo) restituiamo al territorio un servizio veloce e appetibile mettendo in relazione i territori ora violentemente divisi dall’offerta dei servizi sociali e economici e uniti forzatamente dalla rimodulazione dell’offerta sanitaria e amministrativa.

L’obiezione è nella non elettrificazione del tratto Casale-Vercelli che imporrebbe il transito dei treni a trazione termica su tratte elettrificate, problema inesistente visto che sarebbe impossibile fare il contrario, ma è del tutto normale (fuor che i Piemonte) che un treno proveniente da un percorso parzialmente non elettrificato finisca la sua corsa nei nodi elettrificati.

Nel caso transitorio dei diretti la coesistenza degli Alessandria-Chivasso e dei diretti renderebbe la linea elettrica del tratto Valenza-Casale normalmente fruita.

La proposta di prospettiva di medio termine che ho fatto è attestamento SFM6 Torino Stura-Asti ad Alessandria con soppressione dei regionali (poco servibili) Alessandria-Asti, istituzione linea R Vercelli-Alessandria che essendo nodo relazione con Lombardia e Liguria), istituzione SFM8 Casale-Chivasso-Torino Lingotto (passante) e in prospettiva Orbassano.

Come noto nell’ambiente non sono un sostenitore delle elettrificazioni aprioristiche e non in questa sede ne spiego i motivi, ma l’unica che andava fatta in Piemonte prima di ogni altra era quella della Casale-Vercelli, infatti era caldeggiata da RFI e in primis era realizzazione indispensabile del piano generale dei trasporti realizzato dalla Regione Piemonte nel 2010 sotto l’egida e il coordinamento dell’attuale senatore Borioli.

Quell’opera è rimasto l’unico vero piano dei trasporti essendo quello attuale una rivisitazione scientifica del pianto trasporti che la giunta Cota aveva prodotto sotto le pulsioni dei territori amici (Alba e Novara) e i desiderata di Trenitalia che intendeva riunificare le linee di produzione e eliminare le linee in termica del Piemonte.

Ora, in quel piano il ruolo logistico e viaggiatori della relazione Alessandria – Vercelli è imprescindibile, dobbiamo credere che sia stato accantonato? Dobbiamo pensare che il ruolo del territorio alessandrino e casalese sia quello di periferia un po’ sfortunata che sputando sangue riesce a tirarsi fuori dai guai sopravvivendo?

Senza la connessione ferroviaria delle linee complementari il meraviglioso lavoro fatto in questi anni rischia di limitarsi alla sopravvivenza, molto, ma non abbastanza né per chi lo ha realizzato né per chi sul territorio vive e vorrebbe restare. E basta veramente poco. Riaccendere i segnali di 18 km di linea ferroviaria tra Casale e Vercelli.

Il piano regionale del 2010 prevedeva l’elettrificazione della tratta Casale Popolo – Vercelli, erano stati finanziati i lavori e varata la delibera. L’assessore Bonino, giunta Cota, con drg6666/2012, fra gli altri provvedimenti discutibili, ha stralciato la delibera di elettrificazione della tratta e sospeso all’esercizio il traffico viaggiatori. Quei fondi sono finiti per elettrificare la Alba-Bra, un danno che posso spiegare in diverso contesto.

Anni dopo in atmosfera diversa si parla di elettrificazione Santhià-Biella e si nega la riapertura del servizio della Casale-Vercelli che, ripeto, sarebbe un momento fondamentale dello sviluppo alessandrino. Elettrificare il solo tratto Santhià – Biella non ha alcun senso, anche qui disposto a parlarne. Se ci sono delle risorse regionali per contribuire al potenziamento infrastrutturale della rete queste prima devono essere restituite a noi. Vi ricordo che noi siamo anche privati della Alessandria-Ovada di cui si parla e non si fa e della Alessandria-Castagnole Lanze, linea UNESCO, parco letterario, paesaggio vitivinicolo, relazione con la Langa da Alessandria porta di Lombardia.

Stiamo parlando di negare il piano trasporti 2010, consentire che al danno dell”abbandono infrastrutturale si aggiunga non solo lo stralcio e la deviazione delle risorse del nostro territorio, ma ulteriori investimenti costosi e inutili in zone già ben servite. La mia risposta all’obiezione circa la non elettrificazione del tratto Casale-Vercelli è di elettrificarla visto che era stato deciso e finanziato. Aggiungo  che nel frattempo l’uso del materiale termico fra Valenza e  Casale non sarebbe alcun danno, Trenitalia ha turni macchina in cui materiale termico opera continuativamente su linee elettrificate, al limite si seziona il tratto in attesa dell’elettrificazione completa.

In una prima fase, comunque, potrebbero, come suggerito con i diretti, coesistere materiali elettrici e in termica.

In ultimo sono in corso trattative per verificare l’uso dell’infrastruttura da parte di compagnie operanti nella logistica e non sarebbe sicuramente negativo se fra Casale e Alessandria si cercasse di riportare anche il traffico merci.

Sono disponibile a chiarire ulteriormente la proposta.

Buona giornata

Angelo Marinoni

www.studioinitinere.com

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