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Claudio Lombardi: in risposta ad una interpellanza presentata dal M5S sulla Concessione Cava Clara&Buona per lo smarino, Terzo valico

19 aprile 2017

Sintesi dell’attività svolta dall’Assessorato e Servizio Ambiente del Comune di Alessandria

Nel corso del 2015 la Regione Piemonte incluse la Clara &Buona nel “Piano Cave” destinate allo smaltimento delle terre da scavo del Terzo Valico, il cosiddetto smarino.

Alla conferenza dei Servizi che si aprì nello stesso anno inviammo parere contrario – basato su criteri precauzionali – per i seguenti motivi:

  • I pozzi Aulara dell’acquedotto alessandrino si trovano a valle della cava ed attingono dalla falda superficiale con la quale comunica il lago di cava
  • La cava ospitò una discarica che raccolse parte dei rifiuti dell’alluvione del 1994. Inoltre il sito – non essendo sorvegliato – fu oggetto di scarico abusivo di rifiuti.
  • La cava si trova in un meandro del fiume Bormida in fascia A golenale ed è interessata frequentemente da esondazioni
  • I sito è – o meglio era – costituito da un grande lago e da zone boscose di interesse naturalistico ed era frequentato da cittadini alessandrini. E’ incluso per tali motivi nella costituenda Zona Naturale di Salvaguardia delle confluenze dei fiumi Tanaro-Bormida-Orba.

Gli Enti preposti dal legislatore ad assumere decisioni in merito espressero però – per certi versi sorprendentemente – parere positivo all’utilizzo del sito. Detti enti sono: A.T.O.6, AMAG, AIPO e SOVRAINTENDENZA AI BENI CULTURALI NATURALI ed ARTISTICI.

Non potemmo che accettare la decisione, l’amministrazione si muove ovviamente nel rispetto delle leggi vigenti e delle deleghe di potere che detiene. A questo proposito giova ricordare che le decisioni in merito all’utilizzo dei siti per le opere del Terzo valico sono a carico della Regione Piemonte e che le prescrizioni che condizionano la concessione dei siti stessi sono fatte rispettare da ARPA e ASL.

La conferenza dei servizi passò ad analizzare il progetto presentato da COCIV per l’utilizzo delle cave e alla definizione di vincoli e prescrizioni di varia natura .

Lo smarino del Terzo valico proviene da zone dell’Appennino Ligure-Piemontese ricche di rocce amiantifere, la probabilità che gli scavi interessino tali zone supera in certi casi il 70%.

L’inquinamento da fibre da amianto è tristemente noto nella nostra provincia sede del dramma dell’Eternit di Casale: elevata è quindi la sensibilità della popolazione nei riguardi del pericolo amianto e parimenti elevata l’attenzione degli enti pubblici alessandrini in materia. Approfondimmo quindi con ARPA la materia e scoprimmo alcuni rilevanti fatti:

  • la procedura atta a determinare il contenuto di amianto nello smarino era ritenuta imprecisa dagli esperti in misura superiore al 90%. Sembrava messa a punto per non scoprire la presenza di amianto!
  • Il limite ammesso di presenza di amianto nello smarino è di 1000 mg/Kg. La comunità scientifica lo giudica eccessivo e propone di ridurlo ad almeno 100 mg/Kg.

Su richiesta nostra e di altri Comuni liguri il Ministero dell’Ambiente adottò, con determina del settembre 2015, una nuova ragionevole e corretta procedura detta “Determinazione dell’amianto totale”.

Il COCIV fece immediatamente ricorso al TAR contro tale nuova procedura. Sorprendentemente il Ministero dell’Ambiente sospese l’applicazione della nuova procedura e la mandò alla rivalutazione dell’Osservatorio Ambientale in attesa della sentenza del TAR che ad oggi non è stata presa.

Ritenemmo di proporre alla Giunta di emettere una delibera di sospensione della possibilità di conferimenti di smarino alle cave alessandrine. La delibera – emessa nel novembre 2015 – fu ritenuta illegale e quindi priva di valore operativo dalla Regione Piemonte: ci fu spiegato che la “Legge Obiettivo” prevede infatti che le decisioni dei Ministeri (Trasporti e Ambiente in particolare) – anche in materia di salute pubblica – prevalgano su quelle degli enti locali.I conferimenti iniziarono ed erano in corso nel periodo dell’esondazione di fine novembre 2016 allorché le acque della Bormida sommersero la zona dilagando nelle   aree golenali.

La Sindaca di Alessandria emise altra ordinanza sindacale di sospensione dei conferimenti richiedendo ad ARPA ed ASL controlli accurati per valutare se il trasporto di materiale operato dalle acque avesse provocato inquinamenti nel territorio e nelle acque potabili.

ARPA inviò relazione delle attività di controllo svolte il 6 febbraio 2017. Questi i risultati:

  • con riferimento al parametro amianto nei campioni di suolo e nelle acque del lago non è stata riscontrata la presenza di fibre
  • per quanto riguarda le acque di falda “nei piezometri è stata riscontrata una presenza di fibre di amianto che raggiunge il valore massimo di 300.000 fb/l “.
  • nell’acqua potabile del pozzo Aulara il valore massimo dell’analisi più accurata è di 340 fb/l

ARPA dopo aver fatto notare che non esiste norma europea che regolamenti il contenuto di fibre di amianto nell’acqua e che solo l’ente EPA degli USA indica quale livello da non superare i 7 milioni fb/l conclude “L’esito dei diversi sopralluoghi sul campo, per quanto di competenza della presente agenzia in termini di protezione ambientale, non ha messo in luce la presenza di particolari criticità o problematiche legate a situazioni di contaminazione puntuale o diffusa”.

ARPA allega inoltre il parere dell’Istituto Superiore di Sanità in merito alle conoscenze legate al rischio delle fibre d’amianto nelle acque potabili basato sugli studi condotti dagli  organismi internazionali di riferimento (WHO,IARC,EPA.). Sulla base di tali studi l’Istituto:

  • ritiene “che la situazione non deve essere percepita come un rischio incombente per la salute pubblica, né per quanto riguarda l’eventuale dose di fibre ingerita, né per la concentrazione eventualmente trasferita dalla matrice acqua alla matrice aria”;
  • non ritiene che allo stato sussistano requisiti di necessità per indicare un valore di parametro per l’amianto nelle acque destinate a consumo diverso da quello già indicato dall’EPA in 7 ml fibre/l.

La Giunta Comunale di Alessandria, valutate le risultanze delle indagini condotte da ARPA ha preso le seguenti decisioni:

  • non formulare delibera di Giunta di sospensione dei conferimenti alla cava in quanto-consultata l’avvocatura comunale – tale delibera sarebbe nuovamente ritenuta “illegale”.
  • inviare lettera ufficiale a Commissario Straordinario di Governo per il Terzo Valico, al Presidente Chiamparino, alla Prefettura di Alessandria, ad ARPA e ASL richiedendo l’applicazione della procedura di determinazione dell’Amianto Totale in sostituzione di quella attualmente adottata (imprecisa a più del 90%, come affermato dal direttore di ARPA Piemonte ancora ultimamente in occasione dell’incontro pubblico sul rischio amianto tenutosi in Alessandria il 6 aprile 2017).
  • Evidenziare la necessità di urgente riesame della procedura da parte dell’Osservatorio Ambientale “riservandosi di assumere, se del caso, le iniziative più idonee a tutelare gli aspetti sanitari connessi ai suddetti conferimenti”. In altre parole, qualora l’Osservatorio Ambientale dilazionasse la discussione della nuova procedura ci sarebbero gli estremi legali per sospendere i conferimenti.
  • Esprimere con “Atto di indirizzo di Giunta” la preoccupazione dell’Amministrazione dei contenuti dell’indagine condotte dalle procure di Genova sui reati attribuiti non solo al vertice aziendale ma anche a più bassi livelli dell’organigramma del COCIV a indicare una corruzione diffusa a tutto il Consorzio. Particolarmente odiosi e preoccupanti sono le imputazioni relative al traffico illecito di rifiuti per l’impatto che potrebbero avere sulle attività di conferimento dello smarino nelle cave di Alessandria.

Le azioni illustrate sono state eseguite a margine della seduta di Giunta comunale del 12 aprile 2017.

Claudio Lombardi

Assessore Ambiente, Comune di Alessandria

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