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The Guardian (UK): La caduta del mercato azionario americano è distante, ma questo boom si trasformerà in un crack

24 febbraio 2017

borsa

Non sorprende che da circa un mese anche i più diffusi quotidiani d’opinione inglesi e americani parlino apertamente del rischio di “bolla” finanziaria a Wall Street. Finora gli operatori, gli specialisti e i vari media di settore si sono sempre trincerati dietro quelle solite espressioni eufemistiche del tipo: “prezzi in linea con le aspettative di mercato”. In verità, costoro da tempo tergiversano sulla reale valutazione dei titoli azionari americani pronunciando somme di parole che dicono poco se non nulla. Oppure s’inventano analogie storiche asserendo che l’effetto Trump non è dissimile da ciò che avvenne subito la vittoria di Ronald Reagan: un normale riflesso fisiologico dopo la nomina di un Presidente repubblicano con forti tonalità neo-liberiste. Ma è proprio così? Se si scende nei dettagli pare che sia il contrario. Per l’appunto, si scopre  che utilizzando due “misure”: la prima di tipo macroeconomico (il cosiddetto effetto Reagan), la seconda ricavata attraverso l’indagine finanziaria, la narrazione del “as usual” non convince.

L’eccellente Ned Davis Research[1] ha delineato alcune differenze sorprendenti tra le due epoche. Reagan diminuì l’aliquota massima di imposta sul reddito dal 70% al 28%. Oggi, quello stesso potenziale non è fattibile con un un’aliquota del 39,6%. L’inflazione fu a due cifre quando Reagan assunse l’incarico, per poi cominciare la ripida discesa a una sola nel corso della sua presidenza. Trump, al contrario, eredita una bassa inflazione, più o meno al 2%, che la Fed e tutte le banche centrali principali del mondo stanno cercando di spingere più in alto, nonostante aver invaso le loro rispettive economie con denaro fresco. I tassi d’interesse scesero nel corso della maggior parte degli anni di Reagan. Al contrario, Trump dovrà fare i conti con tassi in salita. Infatti, è previsto un triplice aumento da parte della Fed nel corso del 2017. Il debito pubblico era al di sotto di 1 trilione di $ quando Reagan varcò la Casa Bianca. In questo istante, lo stesso è di 21 volte maggiore. Con il debito a un livello così estremo, l’aumento dei tassi di interesse potrebbe avere un effetto devastante sulle finanze della nazione provocando conseguentemente uno sconquasso finanziario. Agli inizi degli anni 80, Reagan ereditò un debole mercato azionario scambiato a livelli estremamente bassi di valutazione con un rapporto P/E (prezzo/guadagno) di una sola cifra. Diversamente, Trump entra in carica dopo un rally di otto anni alimentato dalla FED, che ha spinto i titoli azionari al secondo livello più alto in assoluto di tutti i tempi, dietro solo a quello raggiunto nella bolla delle dot.com alla fine del secolo. Pensate che l’indice S&P 500 ha superato la scorsa settimana i 2.369 punti. Questo significa che la capitalizzazione di mercato delle prime 500 aziende americane supera i 20 trilioni di $, nientemeno che 106% del PIL statunitense. Alla fine del 2011 il valore dell’indice S&P era 1,257: in circa 6 anni è cresciuto dell’87%, mentre l’economia reale è salita a un livello di ben 8 volte inferiore. Tale sproporzione prima o poi dovrà trovare un punto d’equilibrio.

Per quanto concerne gli indicatori finanziari Larry Elliott, il noto editorialista finanziario inglese, nell’articolo che segue sulle pagine del Guardian prenderà come esempio il CAPE per giustificare i suoi timori di un probabile, ma a parer suo, non imminente crack. Alcuni sono ancora più pessimisti basando la loro tesi sul CCT[2] che è un indicatore più complesso, il quale misura il grado partecipazione “energetica” degli investitori istituzionali all’acquisto di titoli azionari. Da circa un mese questo livello è sceso a picco, così come avvenne nel semestre precedente della crisi del 2008.

Infine, se pensate che un eventuale crack della Borsa di New York non incida negativamente sul vostro salario reale o sul vostro, seppur modesto patrimonio, vi sbagliate di grosso, ma molto di grosso.

titlepiece (1)

 A stock market crash is a way off, but this boom will turn to bust

Larry Elliott

Markets are at record highs, but optimism breeds recklessness. The question is how big the bubble will get before it bursts

Thursday 16 February 2017 15.53 GMT

Tutte i tre principali indicatori che misurano il grado di salute del mercato azionario sono a livelli record. Donald Trump si vantava della spinta che ha dato ai prezzi delle azioni. Le borse di tutto il mondo stanno adeguandosi alla guida di Wall Street e puntano verso l’alto. Ciò cosa significa? Significa che il mercato azionario sta per crollare perché prima o poi l’ottimismo genera incoscienza e il boom si trasformerà in crack. Ciò di cui si argomenta è [stimare] quanto grande la bolla diventerà prima che scoppi e quando quel momento arriverà.

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 Donald J. Trump

✔ @ realDonaldTrump

La borsa raggiunge un nuovo massimo con una più lunga striscia vincente degli ultimi decenni. Grande è livello di fiducia e di ottimismo – ancor prima che il regime fiscale sia annunciato !

12:34 – 16 Feb 2017

Cerchiamo di essere chiari, quel momento è ancora distante. I mercati sono in quella parte del ciclo in cui ogni notizia è un motivo per comprare azioni. L’aumento dell’inflazione? [E’ visto come] un segno che l’economia globale sta riprendendosi velocemente, il che è positivo per i profitti aziendali. Un accenno da parte della Federal Reserve che sta contemplando un altro aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti? [E’ interpretato come] un’espressione di fiducia da parte della Banca centrale degli Stati Uniti riguardo alla salute della più grande economia del mondo. Wall Street sta anche sbavando di fronte alla prospettiva di corposi tagli fiscali di Trump. La Casa Bianca annuncerà a breve i dettagli dei suoi piani, ma si dà per assodato una pesante riduzione d’imposta sulle società. Un altro motivo per accumulare nel mercato azionario.

L’altra indicazione rispetto alla quale ci stiamo accomodando in una “mentalità” di bolla è che tutte le cattive notizie sono ignorate o minimizzate. Quindi, gli investitori sembrano beatamente indifferenti che Trump potrebbe innescare una nuova guerra commerciale globale o che avvii una caotica politica estera. I rischi imminenti di una vittoria per l’estrema destra nelle elezioni olandesi e francesi vengono spazzolati sotto il tappeto.

Keynes fornì la migliore spiegazione per questo tipo di comportamento da pecoroni, notando che i mercati possono rimanere irrazionali più a lungo di quanto gli investitori possono rimanere solventi. Un gestore di fondi potrebbe pensare che le azioni sono già riccamente valutate, ma se tutti gli altri stanno comprando incappa nella tentazione di mettere da parte qualsiasi dubbio e fare altrettanto. Tradizionalmente, uno dei migliori parametri di valutazione per [verificare] se le azioni sono sopravvalutati o sottovalutati è stato il CAPE (il rapporto prezzo-utili al netto d’inflazione) costruito dall’economista Robert Shiller[3]. Questo rapporto è attualmente giunto a circa 29 e solo due volte è stato più elevato: nel 1929 prima del crollo di Wall Street, e negli ultimi mesi frenetici della bolla delle dotcom di fine anni 1990.

Già adesso, si stanno proponendo motivazioni secondo cui le metriche di Shiller non sono applicabili alle condizioni di mercato di oggi. Ogni volta che vengono pronunciate le parole “questa volta è diverso” si profilano di sicuro guai in vista. Per il momento, Wall Street è sostenuta da tassi di interesse reali negativi e dalla prospettiva di futuri tagli fiscali. Ciò significa che il record del mercato azionario continuerà a essere superato nel corso dei prossimi mesi.

Finché arriverà il momento in cui gli operatori verranno spaventati dall’aumento dei tassi d’interesse, dal crescente deficit di bilancio, dal protezionismo o una combinazione di tutti e tre i fattori. Wall Street si sta intossicando di esuberanza irrazionale. Ma ricordate: più sfrenato è il party, più grande è la sbornia.

https://www.theguardian.com/business/2017/feb/16/stock-market-crash-optimism-recklessness-boom-bust

[1] http://www.ndr.com/

[2] http://www.greattradingsystems.com/CCT+Keltner-ninjatraderindicator

[3] http://intermarketandmore.finanza.com/quanto-valgono-shiller-pe-ratio-e-tobin-q-ratio-26397.html

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