Vai al contenuto

Giorgio Abonante: maggioranze, minoranze e una generazione

21 febbraio 2017

Giorgiorottura

Nei moderni partiti che raccolgono il consenso da vasti strati della popolazione – in particolari quelli d’ispirazione progressista – si formano maggioranze e minoranze sulla base di differenti opinioni e strategie politiche. A volte le differenze sono sfumature, altre sono solo contrapposizioni leaderistiche. Capita non di rado che le minoranze siano anticipatrici di tendenze e che le maggioranze rifiutino di assecondarle. Tuttavia, in un consesso democratico vale la regola generale che le minoranze per scalare la vetta debbano agire in modo da conquistare il consenso dei militanti e successivamente farsi legittimare dagli elettori. Sono le proposte che contano, non i giochi di palazzo o la minaccia di rottura. Per converso, le maggioranze devono garantire la praticabilità del terreno. Se si dà per scontato che nel campo progressista l’obiettivo comune sia quello di ridurre le disuguaglianze, di aggiornare i diritti individuali e collettivi, le eventuali alternanze alla guida del partito non possono essere altro che benefiche per entrambi gli schieramenti. D’altronde è fuori dubbio che non si possono accettare né dottrine acritiche né teologie calate dall’alto spacciate come salvifiche. In fondo, il giudizio finale spetterà sempre all’elettorato.

Le brucianti sconfitte subite in questi ultimi tempi dalle maggioranze in cui sono presenti accentuate tonalità di liberalismo (e liberismo) nelle formazioni politiche di sinistra – la Clinton in USA, Miliband in Gran Bretagna, Valls in Francia – e infine la “suggerita” rinuncia di Gabriel in Germania, induce le minoranze socialdemocratiche a organizzare le loro forze e promuovere le loro alternative argomentazioni con maggior impegno affinché queste possano trovare il gradimento da parte di quell’elettorato, lo stesso che ha rifiutato i precedenti programmi di governo. Non è solo un problema di “ritorno al proporzionale” poiché dove vige tale sistema (Germania) il mal di pancia nella base della SPD verso i tre candidati centristi Steinmeier, Steinbruck e non ultimo Gabriel, ridicolizzati in sequenza dalla Merkel, è assai palese[1]. Oggi c’è qualcosa di più profondo che separa quelle due anime storicamente presenti nei partiti di centro-sinistra occidentali. Tuttavia, il non voler condividere il progetto d’insieme è un grave errore, così come è altrettanto incomprensibile la posizione di un leader che per due volte sconfitto dal popolo sovrano e ridimensionato dalla Corte Costituzionale  (amministrative, referendum, legge elettorale)  non decida autonomamente di fare un passo indietro. Ma ancora peggiore è la manifesta quanto puerile intenzione da parte della minoranza di andarsene per “ricostruire”. Che, e che cosa, e con chi, non si sa. Non è stato così per Sanders, la Warren e Reich nel Democratic Party USA, che con il loro 40% incalzano quotidianamente il National Committee, ancora sottoposto al tallone clintoniano; per Hamon che ha recentemente vinto le primarie del PS francese; non fu così per Corbyn nel Labour Party che vinse due contest consecutivi con quasi il 60% delle preferenze; infine non sarà così in Germania per Schulz nella SPD.

Ad Alessandria, sabato scorso, si è discusso di alcune tematiche assai care alla minoranza DEM (la progressiva accentuazione delle differenze di reddito e di patrimonio nelle società occidentali; la crescita delle povertà relative e assolute; le distorsioni provocate dalla deregolamentazione liberista e da una globalizzazione mal governata). Ragionamenti quotidiani, nella sfera politica e non, eppure ignorati fino ad oggi dalle alte sfere. Autori come Thomas Picketty, Joseph Stiglitz, Dani Rodrik, Yanis Varoufakis, Emiliano Brancaccio, Robert Reich, Barry Eichengreen, Amartya Sen, Paul Krugman, non sono degli sconosciuti. Ebbene, facciamo sì che le attuali maggioranze se ne accorgano. Usiamo questi pensieri come sostrato su cui discutere politiche alternative di governo.  Non lasciamo ad altri il compito di farlo per noi come nel caso di un tycoon come Bill Gates[2], il quale sarebbe favorevole a imporre una tassazione sull’automazione per attenuare la conclamata forte disuguaglianza. Che sia giusta o meno tale ricetta.

Facciamo sì che questa resa dei conti non diventi il fallimento di una generazione politica che sembra non avere padri.

Sia la nostra generazione a usare la ragione, gli argomenti, la politica.

Giorgio Abonante

 

[1]http://www.spiegel.de/international/germany/martin-schulz-could-present-serious-challenge-to-angela-merkel-in-german-election-a-1132362.html

[2]http://www.marketwatch.com/story/bill-gates-says-robots-should-pay-taxes-if-they-take-your-job-2017-02-17?link=sfmw_fb

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: