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Fabio Camillo: Qualche considerazione sull’anno che verrà (2017)

6 gennaio 2017

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Esordirei col dire che ci lasciamo alle spalle un anno travagliato se non fosse che, in fondo, è difficile ricordare anni che non si possano definire tali. L’anno passato però presenta alcuni tratti originali non trascurabili, in primo luogo la successione di eventi imprevisti forse più lunga se non nella storia recente, almeno negli ultimi due decenni. Per brevità mi limiterò a citare il referendum britannico sull’uscita dall’Unione Europea, l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, il referendum italiano sulla riforma costituzionale, il nuovo ruolo in Medio Oriente e sulla scena politica mondiale di una Russia tutt’altro che ridimensionata da anni di sanzioni e chiusure comminate a partire dal referendum in Crimea nel ’14.

Si tratta di eventi geograficamente ed ontologicamente diversi gli uni dagli altri, ma nei quali gli osservatori individuano alcuni tratti comuni, che credo sia utile approfondire in vista dei principali snodi politici del ’17, a partire dalle prossime consultazioni elettorali in Germania, Francia e, probabilmente, Italia. Il primo dato che colpisce osservando gli esiti delle consultazioni avvenute (in quelle citate in apertura ma anche in altre che, per ragioni di numeri, possiamo definire “minori” come quelle bulgare o moldave) è l’apparente distanza tra la narrazione diffusa dalle élite al potere e il sentire della maggioranza dell’elettorato, sorprendentemente imprevista da chi è istituzionalmente deputato a cogliere tendenze e mutamenti nell’opinione pubblica.

A giudicare dall’alto tasso di partecipazione al voto rispetto alle medie delle consultazioni precedenti non secondaria è stata probabilmente la partecipazione al voto da parte di soggetti solitamente “silenti”, riconducibili all’area dell’astensione cronica, e credo che non soltanto l’esito delle consultazioni ma le stesse ragioni che hanno mobilitato persone solitamente escluse, o meglio autoescluse, meriti un’indagine approfondita.

Un altro dato discusso, che credo meriti un supplemento di riflessione da parte della sinistra nazionale ed internazionale, è il peso rivestito ovunque dai negativi stati d’animo del cosiddetto “ceto medio impoverito”, ossia di quella parte di “middle class” (unica espressione superstite a sinistra in cui compaia la parola “classe”) che guarda al futuro con crescente timore per se e per i propri figli, a fronte dello smantellamento delle vecchie garanzie socialdemocratiche (spesso ridimensionate dalle stesse forze socialdemocratiche al potere), della contrazione della propria forza economica e dell’esclusione delle proprie preoccupazioni dall’agenda politica corrente. Un senso di precarietà e crescente esclusione accompagnato alla solitudine conseguita allo sgretolamento delle vecchie appartenenze a corpi intermedi e identità collettive, sostituite nell’epoca del liberismo da una nuova prospettiva individuale che prometteva disimpegno e consumi e che oggi, frustrate le aspirazioni di realizzazione individuale ci trova privi del guscio protettivo fatto da partiti di sinistra o centrosinistra, sindacati, reti di solidarietà laiche e religiose.

Restringendo l’analisi al contesto europeo il quadro sembra aggravato dalla debolezza di un’Unione politicamente incompiuta, sempre più chiusa ed arcigna (l’ultima incredibile risoluzione, non votata da quasi nessun europarlamentare italiano, che equipara Russia ed Isis ne è un esempio) ed economicamente insostenibile: un contenitore che racchiude in un’unica moneta Stati le cui partite correnti sono positive (area germanica) e Stati in deficit (area mediterranea) e che, lungi dal superare ricette inefficaci a generare crescita nella gran parte dei Paesi membri, non appare nemmeno in grado di interrompere il paradossale circolo vizioso del debito di un piccolo Paese come la Grecia, cui le banche tedesche (che in patria da tempo fanno raccolta a tassi prossimi allo zero stanti i rendimenti negativi dei titoli del debito pubblico sovrano) hanno prestato per anni denaro in cambio di elevati tassi di interesse, generando di fatto un trasferimento di ricchezza dal Paese più povero al più ricco del continente, con il primo sempre più indebitato (parliamo oggi di oltre 300 miliardi di Euro per un Paese il cui Pil non supera i 250 miliardi) per pagare gli interessi al secondo, meccanismo questo non interrotto ed anzi proseguito con l’intervento dei nuovi finanziatori internazionali.

L’augurio per il ’17 è che si possa giungere alla comune consapevolezza che occorre cambiare, mettendo in discussione laddove necessario i dogmi ideologici che hanno improntato le scelte economiche e sociali degli ultimi decenni.

Chiudo con qualche breve accenno alle principali novità alessandrine del ’16 e alle sfide che ci attendono nel ’17.

Premesso che per il terzo anno consecutivo i conti di Palazzo Rosso rispetteranno i vincoli di finanza pubblica, nell’anno passato credo si sia assistito ad un interessante fiorire di nuove iniziative in città, in parte favorite da nuove sinergie e dall’impegno di nuovi protagonisti della vita cittadina. A livello amministrativo sono state reperite le risorse necessarie per procedere al ripristino di porzioni di patrimonio comunale, asfaltare strade e marciapiedi (attività che proseguirà nei prossimi mesi), rinnovare gli affidamenti per la cura del verde, progettare ed eseguire interventi come il rifacimento di Piazza Santa Maria di Castello, del laghetto dei giardini della stazione, di via XX settembre, la creazione di una nuova utile rotonda all’intersezione tra Corso Borsalino e il cavalcavia del Cristo e molto altro. Si sono reperite risorse esterne (34 milioni per la Cittadella) e private (nuova rete di teleriscaldamento, compartecipazione al progetto di riqualificazione del sobborgo di Spinetta Marengo). Non mancano le sfide per l’anno nuovo, da quelle puntuali come la creazione di un polo culturale intorno al teatro bonificato dall’amianto e riaperto nelle prime due sale e la definizione delle prospettive per il trasporto pubblico locale (migliorando il servizio e salvaguardando le professionalità dell’ex ATM) a quelle più generali focalizzate, in particolare, sulla creazione delle condizioni per attirare investimenti e generare sviluppo. Pensando ad un augurio per il ’17 il pensiero va in primo luogo a chi entra nell’anno nuovo da licenziato o disoccupato, a chi lotta per difendere il proprio posto, ai lavoratori della Borsalino, della Almaviva, della Mabro. Che il ’17 possa portare a loro certezza del futuro e a tutti quanti meno affanni, e più fiducia…

Fabio Camillo

Capogruppo Pd – Consiglio Comunale di Alessandria

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