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Come è potuto accadere un Donald Trump in corsa per la presidenza?

22 ottobre 2016

trump

Secondo gran parte della stampa americana Donald Trump è null’altro che un pagliaccio lascivo, non solo inadatto a governare la più ricca potenza del mondo, bensì perfino un personaggio spregevole da bandire da ogni autorevole consorzio sociale. Allora, se ciò corrisponde a verità, si domandino alcuni dei più noti opinionisti liberal come mai costui, oltre aver sbaragliato tutti i sedici computi candidati alle primarie repubblicane, oggi lotta serratamente per conquistare la Casa Bianca contro Hillary Rodham Clinton? A questo quesito l’intellighenzia democratica americana, ma non solo, preferisce non rispondere. Forse perché la Clinton nella sua carriera politica ha fatto più giravolte che una ballerina di valzer? O forse perché il celebrato Obama ha sì salvato l’economia americana, ma ha fatto ben poco perché la maggioranza degli americani si sentisse salvata? Del resto, è accaduto anche da noi: il Prof. Monti (e company) ha salvato l’euro e contemporaneamente le banche del nord creditrici nei nostri confronti a causa del fallimento del capitale privato d’oltreoceano (non quello pubblico europeo) dimenticatosi però di salvare una gran parte d’italiani.

Noto con amarezza che per taluni l’ideologia, intesa come pensiero acritico, non è affatto scomparsa ha solo “cambiato verso”.

Nel breve articolo che segue, il premio Nobel Joseph Stiglitz cerca di dare una risposta al quesito Donald Trump.

How Trump Happened

joseph_stiglitz_140x140NEW YORK – Dato che ho viaggiato in lungo e in largo nel mondo nelle ultime settimane mi sono state chieste ripetutamente due domande: è concepibile che Donald Trump possa vincere la presidenza degli Stati Uniti? E come è riuscito con la sua candidatura ad arrivare primo?

Per quanto riguarda la prima domanda, anche se prevedere in politica è ancora più difficile che in economia, le probabilità sono fortemente a favore di Hillary Clinton. Per altro, una corsa così serrata (almeno fino a poco tempo fa) rimane ancora un mistero. La Clinton è uno dei candidati alla presidenza più qualificati e ben preparati che gli Stati Uniti abbia avuto, mentre Trump è uno dei meno qualificati e peggior preparati. Inoltre, la campagna di Trump è sopravvissuta al suo modo d’agire, che in passato avrebbe troncato le probabilità di qualsiasi candidato. Quindi, perché gli americani giocano alla roulette russa (il che significherebbe perfino una possibilità su sei che la vittoria arrida a Trump)? Quelli [che vivono] al di fuori degli Stati Uniti vogliono sapere la risposta, perché il risultato li sorprende, anche se non ne hanno alcuna influenza.

E questo ci porta alla seconda domanda: perché il Partito Repubblicano degli Stati Uniti ha nominato un candidato che è perfino rifiutato dai suoi leaders?

Ovviamente, molti fattori hanno contribuito, in quanto Trump ha battuto 16 sfidanti alle primarie repubblicane per arrivare così lontano. Le personalità contano, e alcune individui sembrano accalorarsi per un soggetto da reality-TV come Trump. Ma diversi fattori sottostanti sembrano anche aver concorso per rendere la corsa molto serrata. Tanto per cominciare, molti americani sono in condizione economiche peggiori rispetto a quanto fossero un quarto di secolo fa. Il reddito mediano dei dipendenti di sesso maschile a tempo pieno è più basso di quanto non fosse 42 anni fa, ed è sempre più difficile per le persone con istruzione limitata ottenere lavori a tempo pieno pagati con salari dignitosi.

In effetti, i salari reali (corretti dall’inflazione) nella parte inferiore della distribuzione del reddito sono più o meno dove erano 60 anni fa. Quindi, non è una sorpresa che Trump trovi un vasto pubblico ricettivo quando dice lo stato dell’economia è marcio. Ma Trump è in errore sia per quanto riguarda la diagnosi sia per la ricetta. L’economia degli Stati Uniti nel suo complesso ha fatto bene negli ultimi sei decenni: il PIL è aumentato quasi sei volte. Ma i frutti di quella crescita sono andati ai relativamente pochi posizionati nelle alte sfere: sono persone come Trump, che sono state beneficiate in parte da massicci tagli fiscali e che egli vorrebbe estendere e rendere più consistenti.

Allo stesso tempo, le riforme che i leader politici promettevano assicurando la prosperità per tutti – ad esempio come quella sul commercio e sulla liberalizzazione finanziaria – non hanno portato frutti. Anzi, coloro il cui tenore di vita è rimasto stagnante o diminuito sono giunti a una semplice conclusione: i leaders politici americani o non sapevano di cosa stavano parlando o mentivano (o entrambe le cose).

Trump incolpa il commercio e l’immigrazione come se fossero i problemi dell’America. Si sbaglia. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto affrontare i processi di deindustrializzazione, anche senza una maggior liberalizzazione del commercio: l’occupazione globale nel settore manifatturiero sta calando, con aumenti di produttività superiori alla crescita della domanda.

Dove gli accordi commerciali fallirono, non fu perché gli Stati Uniti vennero superati in astuzia dai suoi partner commerciali; ma perché l’agenda commerciale degli Stati Uniti fu plasmata dagli interessi delle società private. Le aziende statunitensi hanno fatto bene, sono stati i repubblicani che hanno bloccato gli sforzi per garantire che gli americani, impoveriti dagli accordi commerciali, avrebbero condiviso

Così, molti americani si sentono schiaffeggiati da forze al di fuori del loro controllo, le quali si dirigono verso esiti che sono decisamente ingiusti. I presupposti di lunga data – secondo cui l’America sia una terra delle opportunità e che ogni generazione sarà più benestante di quella precedente – sono stati messi in discussione. La crisi finanziaria globale potrebbe aver rappresentato un punto di svolta per molti elettori: il loro governo salvò i ricchi banchieri che avevano portato gli Stati Uniti sull’orlo della rovina, mentre apparentemente ha fatto quasi nulla per i milioni di comuni americani che persero il lavoro e le loro case. Il sistema non solo ha prodotto risultati ingiusti, ma pareva manipolato per raggiungere tale scopo.

Il supporto per Trump si basa, almeno in parte, sulla rabbia diffusa che deriva da quella perdita di fiducia nel governo. Ma le politiche proposte da Trump renderebbero questa brutta situazione assai peggiore. Sicuramente, egli promette un’altra dose del tipo trickle-down, con tagli fiscali finalizzati quasi interamente a ricchi americani e alle società, che produrrebbero risultati non certo migliori rispetto all’ultima volta che sono stati messi in cantiere.

Infatti, lanciare una guerra commerciale contro la Cina, il Messico, e altri partner commerciali degli Stati Uniti, come Trump promise, farebbe più poveri tutti gli americani e creerebbe nuovi ostacoli a quella cooperazione globale necessaria per affrontare i critici problemi globali come lo Stato islamico, il terrorismo internazionale, e il cambiamento climatico. Utilizzando quel denaro, che potrebbe essere investito in tecnologia, educazione, infrastrutture, per costruire un muro tra Stati Uniti e Messico è un doppio scacco in termini di spreco e di risorse.

Ci sono due messaggi per gli Stati Uniti a cui le élite politiche dovrebbero prestare attenzione. Le semplicistiche teorie inerenti al fondamentalismo di mercato e a quella di marca neoliberista, che hanno modellato così tanto la politica economica nel corso degli ultimi quattro decenni, sono gravemente fuorvianti, con una crescita del PIL pagata al prezzo di un’impennata della disuguaglianza. La politica economica del trickle-down, non ha e non funzionerà. I mercati non possono esistere in un vuoto. La “rivoluzione” Thatcher-Reagan, che ha riscritto le regole e ristrutturato i mercati a beneficio di quelli che stanno in alto, è riuscita fin troppo bene ad aumentare le disuguaglianze, ma non è assolutamente riuscita nella sua missione d’incrementare la crescita.

Questo ci conduce al secondo messaggio: abbiamo bisogno di riscrivere le regole dell’economia, ancora una volta, e in questo caso per garantire che i cittadini comuni ne traggano beneficio. I politici negli Stati Uniti e altrove che ignorano questa lezione saranno ritenuti responsabili. Cambiare comporta rischi. Ma il fenomeno Trump – e più di un paio di sviluppi politici simili in Europa – ha rivelato di gran lunga i più grandi rischi derivanti da non riuscire a prestare attenzione a questo messaggio: società divise, le democrazie minate e le economie indebolite. http://prosyn.org/uyIyN3B

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