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Joseph E Stiglitz – L’Euro e la sua minaccia al futuro dell’Europa

24 settembre 2016

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Traduco e riporto nel successivo corsivo un compendioso passaggio tratto dall’ultimo libro di Joseph E Stiglitz sopracitato nel titolo di questo breve post. Ci sarebbero molte questioni da porre sul tavolo, ma non intendo essere prolisso, poiché il testo del laureato Nobel si commenta da sé. Tuttavia, mi preme aggiungere due note a corollario:

la prima concerne il fatto che l’idea “Europa” declinata secondo la corrente logica della teoria economica neoliberista non rappresenta più quel simbolo d’unità e fratellanza attraverso cui due generazioni (in particolare quella orientata a sinistra) dagli anni 60 fino al decennio scorso concorsero per renderla applicabile. In riferimento a ciò, qualsiasi riproposizione di quei valori che appassionarono milioni di giovani (me compreso), essendo oggidì avulsi e distonici dall’attuale contesto reale, mi appaiono stucchevoli e privi di ogni significato;

la seconda, correlata con la precedente, riguarda la superficialità con la quale esperti, analisti economici, politici di ogni calibro, fino a semplici commentatori diano per scontato la futura inossidabile tenuta di un’area valutaria a cambi fissi (euro). Posso capire coloro che non possiedono conoscenze in materia di macroeconomia internazionale e di storia economica. Sennonché inorridisco al pensare che i più preparati (mi riferisco in particolare alla pletora socialdemocratica) non sappiamo che un simile assetto valutario in passato – assai meno vincolante dell’attuale (parità aurea) – allorché sottoposto a stress generò gli stessi “sintomi” che oggi rileviamo all’interno del consorzio euro (deflazione, disparità di saldi bilancio senza un condiviso meccanismo di compensazione, acrimonia tra Stati, nazionalismi ecc.). Conseguenze che non allentarono le tensioni attraverso cui si profilò lo scontro bellico. Deduco che la lezione di Lord Keynes non ci è ancora bastata.

The Euro and its threat to the future of Europe, Joseph  E Stiglitz, Penguin Book, UK, pagg. 143 – 144

“….armeggiare un sistema economico può essere pericoloso, a meno che non si conosca come questo funzioni veramente. E poiché i sistemi economici sono in costante evoluzione, sapere in che modo questi operino è molto difficile. I fondatori dell’euro cambiarono le regole del gioco. Costoro fissarono il tasso di cambio e centralizzarono la determinazione del tasso d’interesse. Crearono nuove regole sia per il governo del deficit sia per quello del sistema bancario. L’hubris l’indusse a credere d’aver capito come un sistema economico funzioni e che potessero tentare di aggiustarlo in modo grossolano e farlo funzionare meglio di prima.

L’Europa pensò d’avere una migliore conoscenza dei mercati [sapendo] che questi erano sempre più sofisticati – ne sono la testimonianza il progresso e l’innovazione dei mercati finanziari – e che combinando le due cose ne sarebbe scaturito come conseguenza un miglior funzionamento del sistema economico. Un mercato più ampio, con più vantaggiose regole e una moneta unica avrebbe portato perfino un miglioramento del sistema economico. Non ha funzionato in quel modo. Ho già spiegato – con le migliori intenzioni – come l’Europa abbia creato un sistema economico più instabile e divergente in cui i paesi maggiormente ricchi diventano sempre più ricchi, mentre i più poveri s’impoveriscono e nel quale c’è una sempre maggiore disuguaglianza all’interno di ogni singolo paese.

I dettagli contano. Non si può semplicemente dire che libera circolazione dei capitali apporti un incremento d’efficienza. Si deve sapere cosa accada quando una banca fallisce. Chi ne paga il conto? Non si può semplicemente dire che la libera circolazione del lavoro apporti un incremento d’efficienza. Si deve sapere qualcosa riguardo alla struttura del sistema fiscale e chi debba pagare per i passati debiti contratti da un paese.

Soprattutto si ha il dovere di conoscere il funzionamento della politica monetaria e del sistema bancario centralizzato.  Le Banche Centrali ben funzionanti possono generare un aumento della stabilità e un migliore rendimento dell’economia. Diversamente, una Banca Centrale progettata male può condurre a più alti livelli di disoccupazione e a minori livelli di crescita…….[1]”       

[1] The Euro and its threat to the future of Europe, Joseph Stiglitz, Penguin Book, UK, pagg. 143 – 144

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