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Giorgio Abonante: il peso del Dissesto

21 maggio 2016

Abonante Giorgio

A bilancio approvato, e con la soddisfazione di aver fatto tutto il nostro dovere, ieri sera in Consiglio si è discusso di numeri che hanno un significato. Al di là della conferma dell’equilibrio corrente, con la spesa stabilmente sotto controllo, abbiamo provato a ragionare sull’impatto del Dissesto sul bilancio e nelle tasche dei cittadini con esiti che possono sembrare sorprendenti per chi non ha avuto modo e tempo di seguire la storia degli ultimi anni del nostro Comune.

L’indebitamento ammonta a 202 mln di euro(al 1 gennaio 2016) di cui 49 mln per il mutuo acceso con lo Stato per avere le risorse da girare ai Commissari. Il vero peso di questo debito si misura sul costo che il Comune deve sostenere annualmente per aver avuto queste risorse a prestito: 14 mln di euro, rata totale derivante dalla somma fra quota capitale e quota interessi. La rata di restituzione del prestito girato ai Commissari (per pagare i fornitori che hanno accettato la transazione proposta) costa poco meno di 3mln.

Dei 202 mln di indebitamento circa 130 derivano da mutui accesi non dall’attuale amministrazione, con un peso sul bilancio intorno ai 10mln di rata totale.

In altre parole, il debito deriva in gran parte dal passato e il peso del debito che dobbiamo sostenere per pagare il dissesto è meno del 25% sul costo annuale del totale dei mutui accesi. Detto questo, nessuno ci ha ancora spiegato cosa il Comune avrebbe fatto per uscire dalla montagna di debiti con i fornitori e soc. del Comune(accertata dai Commissari) senza la procedura di dissesto. Mistero.

Qualcun’altro sostiene invece che il peso del Dissesto l’hanno pagato e lo pagano i cittadini con tasse al massimo. Vero. Per noi è vero soprattutto perché i cittadini pagano troppo in relazione alla qualità dei servizi offerti, ancora da migliorare. Tuttavia, se rimaniamo alle evidenze numeriche si conferma il dato emerso in tutta Italia con Comuni che hanno portato al massimo le aliquote pur non essendo in dissesto, dato peraltro confermato dalle ultime relazioni della Corte dei Conti dalle quali si evince il netto aumento della pressione fiscale in tutta Italia. Il numero interessante l’ha recentemente offerto il MEF pubblicando i dati sulla pressione fiscale standard calcolato su ogni città per stabilire quanto girare ai Comuni come fondo di solidarietà. La pressione fiscale standard (TARI esclusa) è la pressione fiscale depurata dalle aliquote fissate dai vari Comuni, una sorta di pressione media presunta. Ebbene, per il 2016 il MEF dice che su Alessandria vale 585 euro per abitante. Il nostro valore reale di pressione fiscale è di 539,74 (calcolato sul rendiconto 2015, ricordo TARI esclusa). Siamo sotto il dato previsto dal MEF. Questo significa che le agevolazioni che abbiamo mantenuto, nonostante il dissesto, hanno avuto un impatto apprezzabile sulla pressione complessiva. E che le tasse sono sicuramente alte, ma come ovunque, purtroppo.

Il peso del Dissesto è questo, in termini di indebitamento e di impatto marginale sulla pressione fiscale. Poi ognuno è libero di pensarla come vuole, ci mancherebbe. Tre anni fa i Commissari ricevevano richieste dai creditori oltre i 200mln di euro, poi ridotte a 120 circa perché molte mancavano di titoli giuridici certi. Senza la procedura di Dissesto, imposta dai fatti e poi dal Prefetto con una lettera che nessuno di noi addetti ai lavori dimentica, non saremmo mai usciti da questa situazione. Non solo ne stiamo uscendo ma lo stiamo facendo con oneri sostenibili.

Il peso ancora da scaricare è nella testa e nelle gambe e su questo aspetto noi stessi dobbiamo ancora lavorare. Il Documento Unico di Programmazione aiuta a trovare qualche spunto di riflessione, la fiducia accordataci dal MIBAC sulla Cittadella ancor di più. Abbiamo buttato qualche seme che dobbiamo far fruttare in modo non autoreferenziale, con una narrazione onesta, coraggiosa e condivisa di quel che siamo e vorremmo essere. Di quel che la città pensa e vuole essere. Più che il bilancio su questo sforzo necessario ci può aiutare la consapevolezza di quel che abbiamo fatto in questi quattro anni, cittadini inclusi, che questo orgoglio ci dia la carica per aprirci maggiormente a quegli obiettivi strategici di lungo periodo che abbiamo fatto fatica a tracciare.

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