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Joschka Fischer: abbiamo la necessità di reinventare l’Europa

6 maggio 2016

Joschka Fischer pic

Da Joschka Fischer, ex ministro degli esteri tedesco del governo rosso-verde un’analisi puntuale sullo stato corrente dell’Europa, da cui non occorre aggiungere alcun commento.

We Need To Reinvent Europe

Social Europe, by Joschka Fischer on 4 May 2016

A partire dal 2009, allorché nel 2008 la crisi finanziaria iniziò negli Stati Uniti, la zona euro fu scossa al suo interno e la gestione della crisi è diventata una nuova normalità per l’Europa. In effetti, nel vecchio continente alla crisi è seguita crisi, da cui è improbabile che ciò cambi presto in qualunque momento.

L’Europa ha subito una crisi finanziaria, una crisi greca, una crisi ucraina, e, dalla tarda estate del 2015, una crisi dei rifugiati.  Ora, il Regno Unito – uno  dei più forti economicamente e militarmente stati membri dell’Unione europea – terrà un referendum il 23 giugno per decidere se lasciare l’UE (il cosiddetto Brexit), la cui risposta  potrebbe presto mettere l’Europa di fronte a una crisi di secessione.

In effetti, una massiccia crisi di fiducia nei confronti dell’Europa e delle sue istituzioni si è sviluppata nella maggior parte degli Stati membri della UE, alimentando una rinascita dei partiti politici nazionalisti con le loro idee e allentando [i vincoli] di solidarietà europea. La rinazionalizzazione dell’Europa si sta accelerando, rendendo questo impasse il più pericoloso di tutti, in quanto minaccia la disgregazione al suo interno.

I leader politici della UE, i capi di Stato e di governo degli Stati membri e i leader del Consiglio europeo e della Commissione Europea presero una decisione fatidica sulla scia delle difficoltà finanziarie. Costoro, confidarono nella tipica modalità di gestione delle crisi, piuttosto che sviluppare una visione per l’Europa e una strategia per realizzarla.

Una gestione strategica avrebbe richiesto il compimento di necessari compromessi, i quali senza dubbio avrebbero comportato rischi politici in tutti gli Stati membri. Invece, i leader della UE scelsero di lasciare che la realtà delle varie crisi facesse il loro gioco, confidando nella forza delle circostanze. Ma questo approccio, frutto di una codardia e di una mal posta astuzia, comportò anche il suo prezzo: un’Europa, che si muove esclusivamente nel solco delle tipiche modalità per affrontare le crisi, [rivela] ai suoi cittadini l’immagine d’incompetenza, indegna della loro fiducia: non più la soluzione dei problemi, ma semplicemente la creazione di un altro.

Dopo quasi sei decenni di riuscita integrazione, l’Europa è ampiamente diventata un dato comune nella vita di tutti noi: una realtà politica, economica, istituzionale e legale. Ma, tutti i richiami verso l’Europa dipendono dalla vitalità della sua idea di fondo, della sua anima. Se questa idea muore tra i cittadini e tra i popoli europei, la UE si spegne, non facendo un botto, ma con un lungo e tortuoso lamento.

Le cose non possono andare avanti così per troppo tempo poiché, in un mondo di rapidi cambiamenti, è in gioco il futuro del nostro continente. Una politica di piccoli passi non è più sufficiente. Senza una rinnovata visione dell’Europa e un approccio efficace per affrontare le crisi, nuove (e vecchie), coloro che perorano la causa nazionalista nel continente continueranno a guadagnare forza e mettere a repentaglio l’intero progetto d’integrazione pacifica sulla base dello stato di diritto.

Il referendum sulla Brexit indicherà la strada, sia per il Regno Unito sia per la UE nel suo complesso. Esso sarà seguito o da sospiri di sollievo (come spero) o da un cataclisma che sconvolgerà la UE al suo interno rivelandosi disastroso per il Regno Unito. Ma, indipendentemente dalle decisioni degli inglesi, le numerose crisi in Europa devono essere affrontate.

La crisi finanziaria è tutt’altro che finita; essa ha preso solo una nuova veste politica. Il Portogallo, la Spagna, e l’Irlanda hanno dimostrato che le maggioranze democratiche non sono più disposte a sopportare il trattamento “curati o muori” insito nella politica di austerità. Per di più, la crisi greca sta arrivando di nuovo ad un punto d’ebollizione.

L’euro potrebbe non sopravvivere. Nonostante i segnali di una moderata ripresa economica nella zona euro, il divario tra la Germania e la maggior parte degli altri paesi della zona euro si sta allargando e approfondendo. Non c’è più alcuno che parli di convergenza dell’unione monetaria, e per giunta non se n’è parlato per lungo tempo.

Eppure, è chiaro che se l’euro fallisce, l’intero progetto europeo fallirà con esso. I leader europei sanno che l’euro è ancora tutt’altro che a prova di crisi, nonostante i miglioramenti tecnici raggiunti durante le precedenti [difficoltà]. A meno che non si raggiunga un nuovo grande compromesso tra la Germania e gli altri paesi della zona euro, [la moneta unica] non sarà mai al sicuro. In pratica, questo significherebbe la riforma della zona euro sulla base di una maggiore integrazione politica e ciò, ovviamente, non è un’impresa da poco.

Lo stesso vale per la sicurezza della UE, la protezione delle frontiere esterne e una riformata politica europea per i rifugiati. Anche in questo caso, da una leadership politica efficace si esige una rinnovata visione per un’Europa unita nel ventunesimo secolo: che cosa questa può e deve provvedere, come dovrebbe essere costituita, e che istituzioni e forze necessiterebbero.

Non vi è alcun motivo per l’Europa di temere le crisi. Queste mettono le cose in movimento e forniscono un’opportunità per l’UE di andare avanti e diventare più forte, a condizione che si affrontino i periodi difficili senza timore dei rischi politici presenti in sé.

Una volta che nel mese di giugno il Regno Unito darà il suo responso, l’Europa deve dare la sua risposta con coraggio e con una visione e soluzioni reali. Il nazionalismo non è la risposta. Solo gli autentici europei possono garantire un futuro di pace prosperità per l’Europa.

https://www.socialeurope.eu/2016/05/need-reinvent-europe/

 

 

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