Skip to content

I “paradisi” fiscali non necessitano di essere riformati, dovrebbero essere banditi. The Guardian (UK)

8 aprile 2016

Sunset in hammock on tropical island beach

Accanto ad attività illecite come il familismo, il clientelismo e la corruzione, nonché la miserevole incompetenza venata da sordo provincialismo di una gran parte della classe dirigente italiana pubblica e privata, viene alla luce in questi giorni la prova che affluenti nostri connazionali sono coinvolti in una colossale evasione fiscale che, se sarà propriamente documentata, farà tremare i polsi a coloro che nel corso di questo ultimo ventennio hanno brandito l’ascia del taglio indiscriminato al nostro sistema di garanzie sociali. A parte l’idiotismo adulatorio di chi, o per limitatezza mentale o per semplice piaggeria, si allinea a diffondere il mantra secondo il quale “si rende non più differibile ‘razionalizzare’ la spesa pubblica – un eufemismo che in uno stile prosaico significherebbe ridurre la spesa per pensioni e sanità – adducendo la causa alla “fisiologia della senescenza” o altro ciarpame liberista, ciò di cui dobbiamo preoccuparci è che l’estlablishment economico e politico corrente ha mentito sapendo di mentire. Da sempre i potenti che governano il mondo sono a conoscenza del meccanismo che alimenta il flusso d’evasione verso i paradisi fiscali, proprio perché, sebbene non totalmente, essi stessi ne sono la clientela privilegiata in combutta con distinte e per certi versi prestigiose istituzione finanziarie. Tuttavia, fino a ora nulla è stato fatto per contrastare questo cancro che, generando una consistente evasione fiscale, condanna un lavoratore siderurgico a rimanere attivo benché sia prossimo alla vecchiaia; allunga a tempo indefinito le liste d’attesa per un esame clinico; relega nella categoria degli incapienti più del 12%  degli italiani e pone gli USA tra i paesi industrializzati con il più alto tasso di povertà infantile (the highest rate of childhood poverty), nonché esclude 35 Ml di americani dall’assicurazione contro le malattie[1].  A partire dagli 80, in concomitanza con il processo di globalizzazione, come menziona correttamente Richard Brooks nel The Guardian, tale ladrocinio tuttora ha assunto delle dimensioni scandalose: enormi capitali fluttuanti si riversano nei centri off-shore delle ex colonie della corona britannica, laddove l’imposizione fiscale è insignificante se non nulla. Malgrado ciò, viene quotidianamente propalata la tesi, da quasi la totalità dei mass-media internazionali, secondo cui se chiedi che venga istituito un minimo reddito di cittadinanza per lenire le sofferenze di un giovane inoccupato o quelle di un ultra cinquantenne licenziato in tronco, vieni prontamente additato come un ignominioso scansafatiche “comunista”. Se ti azzardi, come suggerisce Yanis Varoufakis, di proporre il varo di un nuovo piano Marshall in Europa atto a finanziare investimenti per generare lavoro in una prospettiva a medio-lungo termine, ti considerano alla stregua di un reprobo rivoluzionario “marxista” indegno di rappresentare il tuo paese. La parola “justice” risuona più volte nei comizi di Bernie Sanders, così come il neologismo “macro-media” tuona nei dibattiti in cui è presente Paul Krugman. Il Premio Nobel di Albany asserisce da tempo che quando s’incolpano le collettività di essere troppo dormienti, ossia poco inclini al rischio (risk-adversion), o istituzioni pubbliche, verso le quali si obbietta la prevalente cultura dell’immobilismo anziché della “fair competition”, si affermano alcune verità, ma contemporaneamente si omette di dire che l’invadenza della finanza e la corruttela di quella nascosta agendo sull’economia reale causano danni dieci volte maggiori. Con l’appellativo di macro-media, egli intende sottolineare la semplificazione mass-mediatica attraverso cui vengono capovolte chiare evidenze empiriche di tipo macroeconomico orientate a sostenere la tesi liberiste del Washington consensus per distruggere il civilissimo welfare. 

titlepiece (1) 

Tax havens don’t need to be reformed. They should be outlawed

Richard Brooks

The Panama Papers demonstrate that for all the fine words about transparency on tax, the world’s kleptocrats are still getting away with it
 ‘Territories such as the British Virgin Islands were encouraged to develop financial services as a way of sustaining precarious economies.’

Monday 4 April 2016 15.36

La vicenda dei cosiddetti Panama Papers non sono qualcosa che ha a che fare con uno stato dell’America centrale. Si tratta [invece] di uno sguardo attraverso il buco della serratura panamense di un’orgia di evasione fiscale, di riciclaggio di denaro e di cleptocrazia – in mezzo alla attività finanziaria legittima – ospitata  dai paradisi fiscali di tutto il mondo. Sette anni dopo che i leader mondiali si sono riuniti in un vertice del G20 a Londra a seguito della crisi post-finanziaria, ove s’impegnarono a porre fine agli abusi dei paradisi fiscali, è chiaro che da questi documenti [si rileva] che nulla di quanto discusso è ancora alla loro portata.

Le buone intenzioni si sono tradotti in un vortice di accordi internazionali in materia di condivisione delle informazioni, di condoni attraverso i quali gli evasori fiscali si possono “ripulire”, nonché di azioni penali di qualità variabile per inchiodare truffatori. Tutti ciò si è mostrato chiaramente inadeguato. Le informazioni non saranno, e non possono, essere scambiate in qualsiasi misura significativa da parte di paesi e di territori la cui “offerta” non è soggetta a controllo o chiude un occhio per essere ingannata. Le amnistie insegnano che i ricchi evasori fiscali, anche se sono catturati, saranno penalizzati in modo molto più leggero di qualsiasi altro che pretende qualche sterlina in più del dovuto per le prestazioni di sicurezza sociale. Il perseguimento penale per autori di reati, certamente nel Regno Unito, è poco più di uno scherzo. Un solo procedimento penale sui 1.000 in tema d’evasione fiscale con conti svizzeri della HSBC è [stato attuato] ed è ormai tristemente [diventato] una barzelletta insignificante.

Qui, la vicenda Panama Papers mette a nudo un’altra vergogna nazionale: il ruolo di lunga data della Gran Bretagna al centro della rete off-shore. Più della metà delle 200.000 società segrete create dallo studio legale panamense Mossack Fonseca sono state registrate nelle Isole Vergini Britanniche, dove le specificità riguardo alle proprietà delle imprese non devono essere depositate presso le autorità e non importa che esse debbano essere rese pubbliche. Mentre il trafugamento  delle notizie di questa settimana si rapporta a una scala senza precedenti, esso mette in luce tanto lo storico difetto quanto il corrente [stato delle cose]. [Ci si riferisce] a quando l’impero britannico si spense dopo la seconda guerra mondiale, i cui territori come le Isole Vergini Britanniche – alla deriva nel limbo costituzionale di semi-indipendenza – sono stati incoraggiati a sviluppare servizi finanziari per sostenere le loro precarie economie. I successivi governi britannici pensarono che il far pagare un po’ meno tasse ad alcune delle persone più ricche del mondo, questo era il prezzo da onorare per non dover sostenere quei territori.

La liberalizzazione finanziaria del tardo 20° secolo, ha trasformato questo calcolo già compiacente in qualcosa di più letale. Con le fortune che si sono rovesciare liberamente attraverso i confini, i paradisi fiscali sono diventati dei parassiti voraci sull’economia mondiale, succhiando con maggior forza la vita su alcune delle sue parti più povere. Tutti i grandi ladri nazionali degli ultimi decenni, come ad esempio il nigeriano Sani Abacha, hanno usato le aziende presenti nei paradisi fiscali, comprese quelle delle Isole Vergini Britanniche, come si usa un auto per fuggire. Nonostante questa lunga scia di prove, le principali economie si rifiutano di affrontare il problema alla fonte. Il Regno Unito ha una grande influenza su i suoi 17 territori d’oltremare e le dipendenze della corona, i quali pur dipendendo dalla madre patria per la sicurezza fanno felicemente affari nel quadro di un ordinamento legale. Per esempio, in un sol colpo il nostro governo potrebbe far cessare il sistema affaristico delle Isole Vergini britanniche. Ma sotto l’influenza di un sistema bancario che prospera sui benefici di legge nei centri off-shore come le Isole Vergini Britanniche e le Isole Cayman, si attua una visione più “rilassata”. Alla recente domanda sul fatto che territori d’oltremare della Gran Bretagna dovrebbero pubblicare i registri inerenti i proprietari effettivi delle loro aziende, il ministro del Foreign Office James Duddridge ha risposto che si trattava di una “direzione, piuttosto che una destinazione finale“. La vicenda dei Papers Panama dovrebbe metter in luce questa indifferenza in relazione al grande scandalo che è esploso.

Senza fughe di notizie come quella di questa settimana, nulla sarebbe pubblicamente noto in merito alle società presenti nel paradiso fiscale e che ora è cosa manifesta.  E quasi nulla sarebbe venuto a conoscenza dalle autorità dei paesi colpiti. Eppure, accanto a decine di altri paradisi fiscali, le Isole Vergini Britanniche possono accampare di appartenere nell’organizzazione della cooperazione economica (OECD) e quindi parte della “lista bianca” di sviluppo delle giurisdizioni approvate, avendo queste acconsentito alle condizioni imposte per lo scambio d’informazioni. Proprio così: un importante centro di criminalità finanziaria internazionale, che ospita le società di comodo degli associati di Vladimir Putin e un numero indefinito di altri riciclatori di denaro sporco e “aggiratori” di sanzioni, è approvato dal club delle nazioni ricche.

Con circa un 1 trilione all’anno di dollari che ancora scorre fuori dai paesi in via di sviluppo per i paradisi fiscali, è chiaro che persuadere questi territori verso una maggiore trasparenza si possono ottenere guadagni solo marginali. La recente serie di fughe di notizie rappresenta una minaccia più potente: chiunque che prenda in considerazione l’aver nascosto il proprio reddito in territori off-shore deve ora mettere in conto il rischio che molti anni più in là le specifiche bancarie potrebbero prendere il cammino da un ufficio come il Mossack Fonseca verso il resto del mondo. Sarebbe meglio, anche per i più ingordi, semplicemente pagare le tasse e andare avanti con la vita. Ma per gli altri, soprattutto quelli che saccheggiano soldi in gran quantità, le attrazioni off-shore rimarranno. Ci saranno ulteriori barriere di segretezza: basi fasulle e falsi proprietari effettivi senza nomi citati anche nelle e-mail interne. Una piccola percentuale di truffe sarà scoperta a mezzo stampa e attraverso documentari con palme telegeniche e con yacht che continueranno a colpire i nostri schermi televisivi. Ma i paradisi fiscali manterranno il loro posto nel mondo.

Per affrontare il cancro della corruzione al cuore del sistema finanziario globale, i paradisi fiscali non necessitano di essere riformati, ma finire d’esistere. Alle aziende, ai trust e alle altre strutture costituite in questo mondo delle ombre devono essere negate l’accesso a quello reale, in modo che non possono più rubare i soldi e lavarli nuovamente. Nessun conto bancario, nessuna proprietà, nessun accesso a sistemi legali. Il vertice anti-corruzione che sarà ospitato da David Cameron in maggio è l’occasione che richiederebbe per avviare il lavoro di squadra internazionale. Il mondo è stato preda dai paradisi fiscali abbastanza a lungo.

http://www.theguardian.com/news/commentisfree/2016/apr/04/tax-havens-reformed-outlawed-panama-papers?CMP=share_btn_fb

[1] https://www.youtube.com/watch?v=VePpQBCbKBw

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: