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Il Ritorno dei Foreign Fighters: il prossimo problema – Der Spiegel (DE)

20 dicembre 2015

FILE - This undated file image posted on a militant website Jan. 14, 2014 shows fighters from the al-Qaida linked Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL) marching through Raqqa, Syria. For months, Islamic State militants rampaged across Syria and Iraq, seizing cities, taking hostages and terrorizing all who dared to confront them. The tide began to turn in mid-August, when U.S. airstrikes pushed them from key Iraqi battlegrounds. Then, on Aug. 19, the group released a video that showed the beheading of American freelance journalist James Foley. The pattern has continued. Within days of a military defeat, the group would release videos of more beheadings. (AP Photo/Militant Website, File)

E’ assai probabile che il cosiddetto Stato Islamico, a causa dell’azione bellica  congiunta – aria, terra – costituita dai sempre più pressanti bombardamenti della coalizione russo-occidentale e dalle operazioni sul terreno, condotte a tenaglia dall’esercito Irakeno a sud, dai guerriglieri curdi Peshmerga a nord e infine dalle formazioni “volontarie” sciite iraniane ad est, nel corso del prossimo anno si dissolverà.  A partire da quel momento cominceranno i veri pericoli per alcune nazioni europee, in particolare per Francia, Germania e Inghilterra. Perché questo? Sembrerebbe una contraddizione! Invece, l’eventuale scomparsa dell’IS, inteso come pseudo stato territoriale, significherà la smobilitazione di un esercito, con la conseguente fuga di molti reduci, di cui più di 5.000 europei: i cosiddetti “foreign fighters”. Nel caso accadesse ciò, gli analisti dell’Intelligence europea stimano che le conseguenze potrebbero dare luogo a due scenari completamente opposti: il primo, per nulla allarmante, l’inizio di una rotta disperata; il secondo, assai pericoloso, la messa in opera di un piano ben studiato per trasferire migliaia di combattenti ben addestrati, avvezzati a una quotidiana violenza, istruiti per continuare una guerra in paesi non più abituati a confrontarsi con crudi scenari di tipo bellico. Questo è un interrogativo che rode nel cervello dell’élite politica dominante nei tre paesi più esposti, così come il tarlo lo fa all’interno di un legno pregiato. Come fare per impedire che l’eventuale riflusso “organizzato” comporti un epilogo di sangue? Quali misure bisogna necessariamente adottare per la sicurezza dei cittadini europei, tenendo conto del costante e collaterale fenomeno immigratorio? Come riuscire a distinguere il profugo dallo spietato assassino? I paesi di frontiera Italia, Grecia, Spagna saranno in grado di mettere in pratica tutte quelle misure di prevenzione e di accertamento, tali da impedire che quella temibile “distribuzione” s’insinui tra le pieghe di quei disperati reclamanti il diritto d’asilo? Da circa un mese, queste sono le domande che i tre leader più preoccupati argomentano in seno al Consiglio Europeo. Hot spot – ovvero la versione moderna dei campi di reclusione adottati dagli inglesi nel conflitto boero-sudafricano del fine 800 – nuova tecnologia per le impronte digitali, scanner per le fattezze facciali, sono considerati un forte deterrente per bloccare ed arrestare il rimpatrio di pericolosi assassini, Tuttavia, un incrocio tra la tecnica avanzata e i metodi tradizionali potranno funzionare qualora vi sia un unico centro collegamento raccolta dati, in grado di accertare all’istante il nemico. Ammesso che si trovi una condivisione operativa tra i vari Servizi: c’è da fidarsi – si chiedono i tedeschi – della furbizia levantina dei greci e degli italiani? Di fatto costoro sono posizionati nelle aree più critiche, ma è altrettanto vero, che per il loro esiguo numero di connazionali, sono meno esposti al pericolo di ritorni indesiderati. Il timore dei franco-tedeschi è ampiamente giustificato, poiché un altro “Bataclan” significherebbe la vittoria del FN nelle prossime presidenziali in Francia e il tramonto politico di una Merkel “versione Mutti accogliente” in Germania. Ora, a conclusione di ciò appare evidente che la pressione verso Italia e Grecia aumenti di giorno in giorno. Nel contempo si cerca di far capire ai “mediterranei” che, sebbene lo sbandierato spirito umanitario europeo non sia per nulla in discussione, sarebbe d’uopo nelle future occasioni non esagerare, anzi, ancor meglio, non lasciarsi attrarre da facili tentazioni a riguardo.

La Germania in cuor suo si sta già preparando.

spiegelonline_logoBack from the ‘Caliphate’: Returnee Says IS Recruiting for Terror Attacks in Germany

By Hubert Gude and Wolf Wiedmann-Schmidt

L’estremista islamista Harry S. non era più in Siria da molto tempo. Ma durante la sua permanenza in quell’area, egli sostiene, che i capi dello Stato islamici hanno ripetutamente cercato di reclutarlo per commettere attentati terroristici in Germania. I funzionari della sicurezza credono che potrebbe dire la verità. Era un mattino d’estate nel deserto siriano, senza una nuvola in cielo, quando Mohamed Mahmoud chiese a quelli radunati intorno a lui: “Ecco alcuni prigionieri, chi di voi vuole buttarli nella spazzatura?

Non molto tempo prima, lo Stato islamico (IS) conquistò la città di Palmira, e al tempo i jihadisti provenienti dalla Germania e dall’Austria si apprestavano a partecipare alle esecuzioni di alcuni prigionieri catturati nell’operazione. Andarono al sito delle esecuzioni con i Toyota pick-up, portando con sé una squadra composta da operatori cinematografici per documentare le atrocità nella città dalle antiche rovine. Anche allora, Mohamed Mahmoud era noto ai funzionari della sicurezza tedeschi per i suoi ripetuti appelli mediante [la diffusione] di video propaganda per unirsi alla jihad. Però, all’alba di quel giorno estivo a Palmyra egli non aizzò gli altri. Afferrò un Kalashnikov per sé e cominciò a sparare. Si suppone che quel giorno, Mahmoud e il suo gruppo di carnefici abbia ucciso sei o sette prigionieri. La storia è descritta da qualcuno che era a Palmyra in quel giorno: Harry S., un ventisettenne proveniente da Brema, afferma: “vidi tutto“.

Harry S. è tornato in Germania dalla Siria. Ora, sottoposto al regime di custodia cautelare, ha illustrato ai funzionari della sicurezza tutto ciò che riguarda il suo breve tempo trascorso nello Stato islamico e ha anche dimostrato la sua disponibilità a fornire un’ampia testimonianza ai pubblici ministeri tedeschi. Egli è accusato di appartenere a un gruppo terroristico. Il suo avvocato Udo Würtz, quando contattato, ha rifiutato di fornire risposte dettagliate sul caso specifico, ma ha aggiunto, in riferimento al  suo cliente, che: ” lui vuole uscire pulito“. Gli investigatori tedeschi sono estremamente interessati alla testimonianza del supposto pentito rimpatriato, anche se essi sono probabilmente turbati riguardo a ciò che ha da dire.

Un testimone di vitale importanza

Harry S., dopo tutto, non è solo un testimone di plotoni di esecuzione e di decapitazioni. Dice anche che in diverse occasioni, i membri dello Stato Islamico cercarono di reclutare volontari per gli attacchi terroristici in Germania. In primavera, subito dopo il suo arrivo in Siria, afferma che a lui e a un altro islamista di Brema fu chiesto se potevano prendere in considerazione di perpetrare attacchi in Germania. Più tardi, quando abitava non lontano da Raqqa, l’autoproclamata capitale dello Stato Islamico, alcuni uomini mascherati arrivarono con una jeep. Gli chiesero se fosse interessato a portare la jihad in patria. Harry S. dice di aver detto loro che non era disposto a farlo.

Harry S. rimase solo tre mesi nel territorio controllato dallo Stato islamico. Nonostante ciò, potrebbe tuttavia diventare un testimone vitale per i funzionari della sicurezza tedeschi. Dal 13 Novembre, il giorno degli attentati a Parigi, la paura del terrorismo è aumentata in tutta Europa ed anche in Germania, rispetto alla quale la sicurezza è stata rafforzata nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti. Sulla base della testimonianza del rimpatriato di Brema, ciò sembrerebbe indicare che la paura sia giustificata. Harry S. racconta che, durante la sua permanenza nella zona di guerra siriana, spesso sentì  persone che parlavano di attacchi in Occidente e afferma che ad ogni jihadista europeo, venuto in contatto con i membri dell’IS, fu rivolta la stessa domanda che a lui era stata precedentemente formulata. “Vogliono che accada qualcosa in tutto il mondo, nello stesso tempo“, dice Harry S..

Il percorso di Harry S. dal quartiere di Brema Osterholz-Tenever ai jihadisti dello Stato islamico non fu particolarmente interessante. La sua radicalizzazione non fu diversa rispetto a molti altri giovani, uomini spaesati residenti nelle periferie europee, dal quartiere Molenbeek di Bruxelles a  Lohberg in Dinslaken. [Pensate] che a Tenever, alcune delle torri residenziali sono alte fino a 20 piani.

Dal fascicolo depositato in tribunale si ricava che Harry S. è figlio di genitori provenienti da Ghana, cresciuto in “condizioni difficili”. Suo padre lasciò la famiglia proprio mentre stava entrando in pubertà. Sebbene, inizialmente Harry S. fosse solo riuscito a conseguire un diploma frequentando il più basso livello di scuola superiore in Germania, egli sognava di tornare in patria dei suoi genitori e lavorare come ingegnere edile. Ci fu anche un breve momento in cui pareva che stesse per prendere la retta via. Ma poi, all’inizio del 2010, lui e alcuni amici derubarono un supermercato allontanandosi con € 23.500, per poi fuggire in vacanza nell’isola di Gran Canaria. Non passò molto tempo prima che le autorità li catturassero e Harry S. venne condannato a due anni e finì dietro le sbarre per furto aggravato.

Un pericoloso radicale

In carcere, incontrò un salafita di nome René Marc S., “l’emiro di Gröpelingen“, un uomo che i funzionari Brema considerano un pericoloso radicale. Non ci volle molto tempo che le guardie carcerarie  si accorgessero di un suo “cambiamento del carattere“. Secondo gli archivi della prigione, si convertì all’Islam esprimendo “sentimenti radicali” sugli eventi mondiali. Dopo il suo rilascio, il nuovo convertito visitò la Moschea Furqan (che da quel momento venne chiusa) nel quartiere Gröpelingen di Brema. Frequentando la moschea, entra a far parte di una cricca salafita che ha inviato almeno 16 adulti e 11 bambini in Siria nel 2014.

Harry S. cercò anche di andare [in Siria].  Nell’aprile del 2014 volò da Istanbul a Gaziantep, una grande città turca vicino al confine con la Siria, ma il suo viaggio ebbe una fine prematura. Le autorità turche lo arrestarono e lo rimandarono a Brema, dove disse alla polizia che aveva voluto dare una mano nei campi profughi siriani. Le autorità non gli credettero e gli ritirarono il passaporto, nel tentativo di impedirgli di fare un altro viaggio. Gli fu imposto l’obbligo di segnalare la sua presenza il martedì e il sabato presso la stazione di polizia locale.

Ma le autorità non furono ancora in grado di impedirgli di recarsi in Siria per unirsi alla guerra. Harry S. semplicemente s’impossessò del passaporto di un conoscente e, con un altro islamista di Brema, viaggiò via terra lungo la direttrice Vienna-Budapest. Questa volta, non ci furono poliziotti che lo aspettassero al confine con la Siria. Al contrario, venne a contatto con dei contrabbandieri che lo condussero oltre il confine in un sito sicuro dello Stato islamico, appositamente istituito per i nuovi arrivati ​​da tutto il mondo.

Harry S., un grande uomo con le spalle larghe, è stato addestrato come un combattente in Siria. Egli sostiene che si è esercitato nei campi di addestramento insieme ad altri 50 uomini: esercizi ginnici, ore in piedi sotto il sole e marce forzate che duravano l’intera giornata. Coloro che diedero forfait venivano rinchiusi o picchiati. Fu persuaso con la forza che dovesse tenere il suo Kalashnikov con sé, doveva diventare come il suo “terzo braccio” e inoltre gli fu detto di tenere l’arma nel letto con lui durante il sonno.

Una volta che ebbe finito la formazione, egli racconta che sarebbe diventato una parte di un’unità speciale, una sorta di squadra suicida per il combattimento casa per casa. Harry S. sostiene che, durante il suo breve periodo in Siria, non è mai stato mandato in battaglia, ma dice di conoscere molti giovani, tra cui tedeschi, che sono morti combattendo. “Fortunatamente, sono riuscito ad andare via“.

Famigerati jihadisti di lingua tedesca

Le conoscenze relative allo Stato Islamico del convertito di Brema sono di notevole interesse per i funzionari della sicurezza. Harry S. è il primo rimpatriato in grado d’offrire elementi di comprensione sui ruoli svolti da due noti jihadisti di lingua tedesca che aderirono allo Stato islamico: Mohamed Mahmoud, un islamista austriaco, e l’ex rapper berlinese Denis Cuspert (aka Deso Dogg). Le voci che costoro siano stati recentemente uccisi in Siria non sono state finora confermate dai funzionari tedeschi.

Mahmoud inizialmente attirò l’attenzione a Vienna per i suoi messaggi radicali su internet e per questo trascorse quattro anni in prigione in Austria. Si è poi trasferito in Germania, dove fondò un gruppo salafita chiamato “Millatu Ibrahim” insieme a Cuspert. Tre anni fa, l’associazione fu vietata dal ministero tedesco dell’Interno, dopo di che diversi membri si sono dileguati, per riapparire come membri dello Stato islamico in Siria e in Iraq.

Harry S. incontrò sia Cuspert sia Mahmoud a Raqqa. Si sedette insieme a Cuspert in una moschea, il quale gli disse che era appena tornato dal fronte. Harry S. sostiene di aver avuto l’impressione che Cuspert fosse più importante per lo Stato islamico come “eroe” del video di propaganda utilizzati per attrarre reclute occidentali piuttosto che come combattente. Mahmoud – afferma [il pentito] – aveva più influenza e avrebbe tenuto sessioni di formazione ideologia il venerdì a Raqqa. Mahmoud, a sentire Harry S., è “veramente pericoloso“, aggiungendo che non aveva mai incontrato in vita sua una persona così disturbata., Harry S. racconta che dopo le esecuzioni a Palmyra,  Mahmoud era orgoglioso di quello che aveva fatto.

Lo SPIEGEL non è stato in grado di confermare tutto quello che Harry S. riferisce alle autorità. Ma molti dei dettagli che ha citato sono coerenti sia con le prove acquisite dai funzionari della sicurezza sia con la testimonianza di altri sospetti terroristi.

‘Ho camminato e camminato’

Inoltre, vi è la prova delle esecuzioni a Palmyra, che sono proprio quei macabri ammazzamenti che Harry S. sostiene d’aver visto. In estate, lo Stato islamico pubblicò un video di cinque minuti e mezzo che fu  prodotto in alcune parti come se fosse stato un film dell’orrore. Si tratta del primo video-esecuzione in lingua tedesca rilasciato dall’IS e raffigura due uomini inginocchiati tra le colonne antiche con Mahmoud e un altro islamista tedesco in piedi dietro di loro e con le armi in mano. “Merkel, tu sporca cagna,” Mahmoud urla nella fotocamera. “Ci prenderemo la vendetta.” Poi spara ai prigionieri nella testa; un inno della jihad si sente in sottofondo. Harry S. fa anche una breve apparizione nel video. Vestito in mimetica, porta una bandiera dello Stato islamico [sventolandola] attraverso l’immagine. Il suo avvocato difensore Udo Würtz dice che il suo cliente non ha partecipato direttamente alle esecuzioni. “E’ uno scagnozzo che si è lasciato fuorviare dalla propaganda dell’IS  che l’ha condotto in errore.”

Poco dopo le esecuzioni a Palmyra, Harry S. iniziò il suo viaggio dalla Siria verso la Germania. Egli racconta che non poteva più sopportare tutte quelle violenze. Nonostante la sua grande paura che lo Stato islamico potesse perseguirlo e ucciderlo come un traditore, fuggì in segreto una sera dirigendosi verso la Turchia. “Ho camminato e camminato,” afferma.

Quando Harry S. atterrò a Brema il 20 luglio, la polizia lo stava aspettando con un mandato d’arresto.

http://www.spiegel.de/international/world/german-jihadist-returns-from-syria-and-gives-testimony-a-1067764.html

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