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Sul piano di assunzioni straordinario nella scuola.

20 novembre 2015

insegnanteDa settembre ad oggi sono quasi centomila i precari stabilizzati nella scuola dopo l’entrata in vigore della legge 107. Sono in arrivo le risorse, per il fondo di funzionamento, per gli ambienti digitali, gli arredi scolastici, che si aggiungono  a quelli per l’edilizia scolastica. Sono arrivati in busta paga i 500 euro per la formazione individuale ed altre risorse saranno stanziate per la formazione in servizio. E’ appena iniziata una delicata fase costituente per la scrittura delle deleghe, uno spazio politico per costruire o ricostruire un buon rapporto con la riforma. Mi sembra opportuno ricordare che di per sè una legge non è una riforma, ma deve inserirsi in una cornice emozionale e di comprensione sia di chi lavora nella scuola, che di chi ne è utente.” Una riforma della scuola deve diventare una ballata popolare”, dice l’onorevole Cerini, occorre un ascolto reciproco tra chi fa funzionare la scuola e chi è chiamato a modificarne le regole, un obiettivo comune: la scuola deve essere al centro delle preoccupazioni e speranze del nostro paese.

Una delle priorità di questi mesi è senza dubbio la formazione in entrata dei neo assunti, che entreranno a far parte dell’organico potenziato richiesto dai singoli istituti, in base alle specifiche priorià espresse dai collegi docenti e dai consigli  di istituto. Nel progetto di rinnovamento della scuola italiana si auspica un ampio respiro disciplinare nell’individuare le peculiarià di questo organico, potenziando discipline talvolta trascurate come arte, scienze motorie, musica, lingue straniere. In realtà i primi dati raccolti dal Ministero parlano invece di una “fame” di insegnanti di lettere e matematica, quasi si volesse esaurire la spinta innovativa del progetto con meri corsi di recupero. Ma è ancora presto per fare osservazioni nel merito, mentre sembra saldo il principio di tenere strettamente connessi reclutamento e formazione, dimenticando il triste periodo dell’ingrossamento delle file nel precariato, ora destinato a ridursi se non a scomparire. Ma quale percorso iniziale aspetta i nuovi assunti? Tutto è ancora in via di discussione, la proposta del governo, ancorchè da integrare attraverso diversi passaggi consultativi, è quella di una formazione in contesto didattico : dopo aver superato il concorso, il docente verrebbe assunto con un contratto a tempo determinato per un periodo probabilmente di tre anni. Avverrebbe un progressivo inserimento nella funzione docente ed una progressiva assunzione delle responsabilità connesse all’insegnamento, mediante una azione sinergica tra scuola ed università. Questo percorso è stato studiato per evitare che il docente si formi esclusivamente sul campo, talvolta non ancora in grado di gestire la complessità del proprio ruolo educativo. Lo stato in questa maniera investe su coloro che ha selezionato, pagandone non solo il lavoro, ma anche la formazione, evitando che per tutto questo periodo ci sia una responsabilità piena del neo assunto. Per realizzare questo percorso occorre pensare ad un contratto ad hoc che attualmente non è in essere nel nostro paese. Nasce a questo punto uno scontro tra coloro che trovano necessaria una valutazione delle attitudini del docente alla fine del percorso, e coloro che invece ritengono palese un passaggio ad un contratto a tempo indeterminato, in virtù del concorso superato per merito. L’obiettivo è sicuramente una occupazione qualificata, che nel tempo trova il modo di ri qualificarsi con uno studio permanente per tutta la carriera lavorativa del docente.

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