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L’afflato umanitario di Fräulein Merkel

5 settembre 2015

angelatiamiamo sirianiNel buio di un’Europa sorda al dramma dei rifugiati si staglia la voce imperiosa della Cancelliera Merkel: “I siriani saranno bene accolti in Germania!” Perché ci si chiede “solamente i siriani”? Un afflato umanitario nella cruda indifferenza, per non dire ostilità, europea sarebbe stato ben accompagnato da una generalizzazione, piuttosto che una specificazione inerente la massa dei disperati. Forse gli eritrei che fuggono da un pianificato genocidio domestico non avrebbero gli stessi diritti d’asilo dei siriani? E come la mettiamo con gli afghani, i quali subiscono da decenni le imposizioni tribali dei talebani? E i cosiddetti “migranti economici”? E le donne nigeriane vessate dagli integralisti di Boko Haram? Costoro devono essere un “affare” di pertinenza esclusiva degli Stati mediterranei? Sebbene si sia lontani dal credere che la scelta del capo dell’esecutivo tedesco riguardi la migliore adattabilità culturale nel proprio paese di certe etnie piuttosto che altre, le motivazioni di questo “refolo” di comprensione travalica in larga misura lo spirito umanitario. E’ assai lapalissiano che una comunità ricca, in cui il tasso di disoccupazione è inferiore al 5%, sia più predisposta ad accollarsi le “miserie del mondo” rispetto a quelle dove la popolazione senza lavoro è più del doppio e dalle quali una buona parte del PIL si origina mediante l’attività d’accoglienza turistica (Italia, Spagna e Grecia). Salvo aver notato che proprio quei tedeschi, tanto commossi dalle sofferenze altrui quanto amanti del bel sole del Sud Europa, si tengono ben lontani nei loro tour estivi da luoghi eccessivamente “inquinati” da campi profughi o centri di raccolta in cui soggiornano “temporaneamente” folle di extracomunitari.

C’è forse il sospetto che dietro questa repentina presunta virtù umanitaria teutonica si nasconda un interesse nazionale di carattere economico? Rileggiamo alcune pagine pubblicate recentemente dal The Economist: “Il declino [della popolazione in Europa] è probabile che sia particolarmente pronunciato in Germania, dove il pool di potenziali lavoratori si ridurrà del 13%. Il calo in Francia, invece, sarà solo dell’1% e la Gran Bretagna subirà un piccolo aumento del 2%……Il cambiamento demografico sarà particolarmente intenso nella Repubblica Tedesca, dove il numero dei pensionati aumenterà di 5 ml (un incremento del 30%), mentre la popolazione in età lavorativa scenderà di oltre 6 ml. Ciò farà scattare il suo rapporto di dipendenza [pensionistica] dal 34% al 52% nel 2030, il più alto in Europa, a parte il piccolo stato baltico della Lettonia. ……….In linea di massima la più elevata crescita della produttività potrebbe compensare il calo del numero di lavoratori, che dalla metà degli anni 2020 farà scendere la crescita del PIL della Germania di circa 0,7 punti percentuali l’anno, secondo le proiezioni della Commissione. Il fatto che l’invecchiamento sarà particolarmente pronunciato in Germania conta a causa del suo peso nell’unione monetaria. Nonostante la resilienza della sua economia sostenuta nell’area dell’euro durante la crisi, la demografia indebolirà più grande economia della zona”.[1]

Qualcuno obietterà che sono i siriani che anelano la Germania, quindi se la domanda incontra l’offerta ciò sarebbe razionalmente lecito. Sennonché, in questo caso, l’invito da parte di Fräulein Merkel ai soli ex compatrioti di Assad occulterebbe un proprio pragmatico vantaggioso negozio economico, il quale avrebbe ben poco a che fare con i principi umanitari da ella stessa in modo pomposo ultimamente sbandierati. Ciò porta a congetturare che la tanto evocata decisione sulla “ripartizione” europea del carico dei rifugiati asseconderà una “pentita” Germania che coglierà l’occasione di “appropriarsi” delle popolazioni con un più elevato tasso d’istruzione scolastica (la media-piccola borghesia siriana) accollandosi nel contempo costi di mediazione culturale e di formazione relativamente bassi. Il resto degli immigrati – quello meno confacente agli interessi tedeschi – non troverà altra soluzione che accamparsi nei paesi meridionali “satelliti” con  le  conseguenze di cui tutti noi siamo già stati ampiamente edotti.

Un “modello” di realpolitik non dissimile da quello che sta accadendo con la moneta unica.

[1]http://www.economist.com/news/finance-and-economics/21653660-europes-ageing-population-poses-long-term-threat-monetary-union-force

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