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Buona scuola. Investimenti e valutazione sono le gambe della riforma.

15 marzo 2015

La riforma della scuola sta cominciando a concretizzarsi con la predisposizione del ddl del governo. Difficile non intervenire nel dibattito che non può non appassionare soprattutto se si guarda la linea politica strategica che muove questa riforma. Linea, ben espressa nel titolo stesso delle slides: << la buona scuola – facciamo crescere il paese>>. La relazione tra formazione e crescita, si pone alla base di un ragionamento, che non ha bisogno di dimostrazione perché ampiamente dimostrato da economisti, filosofi e studiosi della crescita di qualsiasi orientamento di pensiero. Due questioni rendono forte questa relazione.

La prima questione è che investire nella scuola è una priorità cui il paese, se vuol accrescere lo sviluppo, deve farvi fronte . E gli investimenti, se devono essere tanti, in un paese che dispone di risorse limitate, piaccia o no, difficilmente possono avere solo natura pubblica. Quindi in considerazione del fatto che un ruolo dei privati nella scuola, esiste già ( scuola paritaria) meglio non deprimerlo, ma porsi il problema di governarlo perchè sia di aiuto a fornire una più completa offerta formativa anche attraverso investimenti privati. Dare alle famiglie la possibilità di scegliere nei casi in cui ciò sarà possibile, dovrà rappresentare per la stessa scuola pubblica, nella sua autonomia, uno stimolo per migliorare la propria offerta formativa. La scuola non può essere solo il luogo dove si apprendono le nozioni fondamentali e, se su questo siamo d’accordo, allora va dato anche un occhio al “mercato del lavoro” dove si sviluppano e trovano applicazione le conoscenze formative. In ultimo fino a che, come risulta dai dati del ministero, la scuola paritaria costa meno dell’1% di quella statale, ma serve il 10% degli alunni sarà difficile se non impossibile liquidarla con motivazioni ideologiche.

La seconda questione è il tema della valutazione. Stiamo attenti perchè già ora accade che quando si manda un bambino alla prima elementare, i genitori si trasformano in veri 007 per capire in quali mani finirà il loro figliolo. Già oggi sappiamo che ci sono insegnati di serie A ai quali lo si vorrebbe affidare, non ci vogliono squadre di valutatori per saperlo. Questo ci fa capire che un nodo rilevante della riforma sarà il tema del merito. Non dovrà riguardare solo lo stipendio ma anche l’organizzazione didattica. I genitori che sanno che in un istituto ci sono insegnanti bravi e meno bravi con gli stessi ruoli funzionali, non accetterebbero mai che il proprio figlio venga assegnato a quelli riconosciutamente meno meritevoli. Dalla riforma dell’autonomia scolastica, già introdotta dal ministro Berlinguer nel 1996, ad oggi non è stato possibile valutare i presidi ( dirigenti scolastici) per la semplice ragione che sarebbe stato assai difficile giudicare l’operato di un preside-manager nell’attuazione del piano di offerta formativa del suo istituto se non è lui a scegliere il personale docente. La valutazione del Preside è il passo più importante del sistema di valutazione della scuola, persino più di quello dei docenti perchè se non dovesse funzionare si potrebbe correre il rischio che il nuovo potere riconosciuto ai dirigenti si trasformi in arbitrio e clientelismo. Accanto alla valutazione del preside c’è quella degli insegnanti, che dovrà essere adeguata sin da subito perchè gli Albi saranno costituiti solo di qui in avanti, giacché da quel che ho capito, non valgono per il personale già assunto a tempo indeterminato.

Ho focalizzato la riflessione solo su questi due aspetti da cui discende la concreta possibilità di attuare la riforma con successo anche sugli altri punti che la caratterizzano. E se vogliamo che la riforma corrisponda alla linea politica strategica fissata nel suo titolo occorre che almeno su queste due questioni ci sia ampia condivisione.

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2 commenti leave one →
  1. marilevo permalink
    15 marzo 2015 22:00

    Molti gli aspetti da chiarire. Non so come un preside possa scegliere realmente i docenti trattandosi di personale assunto a tempo indeterminato. Chi non viene scelto cosa farà? E chi sarà invece conteso perchè bravissimo chi se lo accaparra? Temo che, avendo delle cattedre da coprire, dopo quelli super, il dirigente chiamerà i normali e infine quelli così così. Non molto diverso da oggi, con seguito di ricorsi se non denunce. Percorso a mio parere accidentato.

    • Graziano permalink
      16 marzo 2015 10:17

      Esatto questo è un problema ancora ben da chiarire giacchè, da quel che mi è dato di conoscere, gli Albi saranno costituiti solo di qui in avanti e non valgono per il personale già assunto a tempo indeterminato. Si purtroppo contrariamente alle tante preoccupazioni non sarà molto diverso da oggi. L’unica differenza è che il Preside e la sua proposta di offerta formativa verranno cque valutati e se non funziona dovrebbe vedersi dapprima ridotto lo stipendio poi……..staremo a vedere.

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