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La Buona Scuola.

13 marzo 2015

Ecco le proposte del gruppo di lavoro alessandrino “I 1000 per la Buona Scuola”.

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Questo documento nasce dalla collaborazione di un gruppo di professionisti della scuola della provincia di Alessandria, che hanno dato il loro contributo in merito ad alcuni punti nodali inerenti alla Buona Scuola.

Riteniamo che un documento provinciale possa avere maggiore incisività rispetto alle singole riflessioni.
Nella molteplicità delle tematiche affrontate nella Buona Scuola, si è scelto di procedere con i seguenti punti:

1) Regolarizzazione del precariato
Concordiamo sulla necessità di stabilizzare il precariato con l’assunzione dei docenti presenti nelle graduatorie per arrivare, in tempi brevi, ad un reclutamento solo tramite concorso. Coloro che hanno affrontato un TFA e temono di dover sostenere un concorso, dovrebbero, a nostro avviso, poter accedere ad un concorso riservato che tenga conto dell’impegno e dei costi già affrontati. Valutiamo positivamente l’organico funzionale, anche se temiamo che possa venire assorbito dalle supplenze, mentre ci sarebbe bisogno di risorse da utilizzare sulla disabilità e l’inclusione delle categorie più disagiate (DSA, BES, stranieri di recente immigrazione.)

2) Formazione del personale
La stabilizzazione di un grande numero di precari, che non passa necessariamente attraverso un concorso, richiede un piano straordinario di formazione. Particolare attenzione alla preparazione per il sostegno onde creare specifiche competenze in un campo tanto delicato. E’ auspicabile una formazione obbligatoria in servizio a cui segua un reale utilizzo delle competenze acquisite, poiché per anni molti docenti hanno seguito percorsi di formazione, anche impegnativi, con una ricaduta quasi nulla sui colleghi. Si ricorda che per formare dei docenti si spendono molte risorse pubbliche, quindi la formazione dovrebbe inquadrarsi in un piano generale ben organizzato.

3) Finanziamento alle scuole paritarie e sgravi fiscali alle famiglie. 

Quando la scuola privata ha assunto il titolo di paritaria, si è creata nel Paese un’anomalia, per cui la scuola pubblica di fatto è formata da quella statale e da quella paritaria, soggetta ad aiuti economici da parte dello Stato. Dalla discussione emerge una profonda e condivisa preoccupazione: si auspica una valutazione per questi istituti e controlli di standard pedagogici, educativi, delle prestazioni e sulle modalità di reclutamento del personale, oltre che una vigile attenzione alla gestione economica ed amministrativa. In merito alla proposta di sgravi fiscali per le famiglie, la posizione è unanime: in un momento in cui ci sono poche risorse per gli stipendi degli insegnanti, bloccati da anni, in cui l’organico dell’autonomia sarà probabilmente assorbito dalle supplenze, in cui le famiglie rinunciano all’asilo nido, alla mensa, a pagare il contributo volontario nei nostri istituti, riteniamo non opportuno investire risorse per agevolare chi iscrive il proprio figlio ad una scuola paritaria.

4) Valutazione dei docenti e dei dirigenti
Siamo sostanzialmente favorevoli ad una valutazione di dirigenti ed insegnanti, possibilmente una forma mista in cui più figure, interne ed esterne alla scuola, compiano la valutazione. Quindi il dirigente non dovrebbe essere l’unico soggetto valutante. Il merito, l’aggiornamento, la professionalità dei docenti debbono avere un riconoscimento economico adeguato, se si ritiene l’insegnante il motore della scuola.

5) Scuola 0-6 anni
Sottolineiamo l’importanza del processo educativo in questa fascia d’età. Gli asili nido non vanno ritenuti un parcheggio, ma un momento di crescita per i bambini, che acquisiscono una prima forma di autonomia. E’ auspicabile la presa in carico da parte dello Stato degli asili nido e il potenziamento degli aiuti ai bassi redditi.

6) Didattica digitale
Nella didattica digitale il ragazzo assume un ruolo attivo: di ricerca di informazioni nella rete e di programmazione. Nella scuola secondaria di secondo grado spesso utilizza computer e tablet e questo rende spesso superflui i libri di testo. Riteniamo utile una revisione della normativa che attualmente obbliga all’adozione del libro di testo.
Abbiamo l’impressione che la Buona scuola intenda incidere principalmente sulla scuola secondaria di secondo grado, basti pensare alla prevista alternanza scuola-lavoro, che dovrebbe favorire l’inserimento lavorativo.
L’autonomia, su cui punta molto la riforma, non dovrebbe essere un fine ma un mezzo per migliorare la scuola, attraverso un’organizzazione efficiente, senza dispersione di risorse, mirate ad ottenere il miglior risultato possibile.

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