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Pas en mon nom.

11 gennaio 2015

L’economista francese Olfa Alouini, su Liberation scrive un articolo che mi trova d’accordo. Io credo che la G6-Alouini_Olfacomunità islamica moderata mondiale debba trovare al suo interno la forza e la chiarezza per estromettere senza tentennamenti gli elementi fanatici che agiscono in nome della religione mussulmana.Mi cimento in una traduzione dell’articolo, chiedendo scusa per le imperfezioni, convinta che l’essenziale sia quello che ci possa interessare.

La laicità procura a ciascuno il conforto sereno di fare ciò che vuole della sua religiosità,nel proprio angolino. Nessun bisogno di riempire caselle di un formulario amministrativo, di dettagliare e precisare fede personale e pratica religiosa.

Vi è quindi una maggioranza di mussulmani francesi, europei, silenziosa e meno visibile di quanto si creda, che vive, oppure no, la propria spiritualità religiosa. A ogni atto barbaro perpetrato nel nome di Allah, le si domanda di non amalgamarsi con una minoranza di pazzi criminali, che non rispettano le leggi che regolano il nostro paese, dal semplice rispetto della vita umana. Vi è una maggioranza di cittadini anonimi che vota, che paga le tasse, che conduce tranquillamente la propria esistenza. Oggi è questa maggioranza silenziosa che deve dire NO alla minoranza impazzita: niente amalgama, non nel mio nome, nè in quello della mia religione! Molti lo pensano già fortemente, ma dialogare con la barbarie non è possibile. Rivendicare a sè delle convinzioni opposte a quelle dei fanatici, è un rischio talvolta mortale. Esprimere delle opinioni differenti è sufficiente a giustificare l’uso di una violenza senza limiti, per annichilire chi pensa e agisce diversamente. Si è visto, si vede, spesso a poche ore di aereo da noi, oggi nel cuore di Parigi: rapimenti, torture, assassini selvaggi. Questa prospettiva spaventosa basta a far passare la voglia ad un mussulmano moderato di opporsi al fondamentalismo. Piuttosto che andare a scontrarsi, di avere un dialogo con un sordo e rischiare anche la vita, si preferisce cambiare strada. Domandate ad una persona di famiglia mussulmana, essa conosce certamente persone di tale tempra, o ne ha sentito parlare. Di una una persona così allucinata da credersi il cantore di Dio sulla terra, capace di negare o validare la fede di una persona e quindi il valore della sua vita e questo secondo criteri strettissimi. I mussulmani, purtroppo, hanno già visto questa violenza assoluta, prima che sia resa mediatica, sia analizzata e criticata. Oggi questa maggioranza silenziosa, di cui faccio parte, non può più permettersi il lusso del silenzio. Tutti insieme noi possiamo dire NO più forte e fare tacere gli urli dei forsennati. Mio padre, mussulmano praticante, teneva sempre in casa una ventina di numeri di CANARD ENCHAINE’, a 10 anni i disegni di Cabu ( morto nell’assalto a Charlie Ebdo), mi facevano ridere senza che li capissi veramente, a 15 anni aspettavo impazientemente le uscite settimanali, a 20 anni la studentessa di economia che ero, si dilettava della uscite keynesiane di Bernard Maris. Quelli che oggi sono morti, hanno segnato lo sviluppo delle mie idee, del mio spirito critico, mi hanno dato il gusto della discussione. Non si tratta di ricreare una comunità, ma di unirci, il tempo di un lutto, nel nostro denominatore comune: l’appartenenza ad una religione, nel nome della quale i crimini più insopportabili sono perpetrati; il rigetto del fascismo religioso e l’attaccamento alla libertà che ci offre lo stato di diritto. Per questo combatto, vinceremo tutti o non vincerà nessuno, io rinuncio a dire NON NEL MIO NOME, per gridare: NON NEL NOSTRO NOME!

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