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La fallacia e l’asimmetria informativa, The Guardian UK

15 novembre 2014

festa-della-pera1Capita spesse volte di leggere commenti sui social network d’improvvisati sapienti che stigmatizzano come “vecchie” e “arrugginite” tesi volte a difendere alcuni diritti che tutelano i lavoratori conseguiti con aspre lotte nel corso degli 70. Il parallelismo che costoro adottano è assai intuitivo e quindi facilmente convincente: così come il progresso economico s’invera in una globalizzazione concorrenziale dei capitali e delle merci, allo stesso modo la forza lavoro dovrebbe adeguarsi e conseguentemente incernierarsi sulle logiche della flessibilità competitiva. C’è del vero nel secondo termine, ma ciò non toglie che certi principi debbano essere salvaguardati, poiché un passo indietro nel progresso umano determinerebbe a lungo termine una involuzione anche in quello economico. Preoccupante a riguardo è il subdolo o talvolta l’ingenuo utilizzo del dogma neo-liberista che taluni, autorevoli o meno, – ahimè  anche nel campo dei cosiddetti progressisti – propalano attraverso i molteplici canali d’informazione. In una società frammentata e liquida che ha sostituito la “brevità” alla riflessione, riesce facile al capitale mistificare la sua vera natura e occultare ciò che non desidera mostrare come vero. Tra le tante, due sono le armi che vengono usate per costruire questo schema ideologico: la fallacia e l’asimmetria informativa.

In logica definiamo la fallacia ogni forma di argomento che apparentemente sembra corretta ma, nel caso in cui fosse sottoposta a un attento esame, si dimostrerebbe non essere tale. 

Vi sono tanti esempi di fallacia nell’analisi economica. Uno di questi è diventato un mantra insopportabile che ha ormai pervaso l’inconscio collettivo: il debito pubblico è un onere per le generazioni future.  L’argomento si basa sull’asserzione che, se l’attuale generazione spende più di quanto guadagna, la prossima generazione sarà costretta a guadagnare più di quanto spende per ripagare il debito. Ma questo non tiene conto del fatto che i possessori di quello stesso debito saranno i membri delle presunte gravate generazioni future. Supponiamo che i figli di una famiglia indebitata debbano rimborsare il debito verso un’omologa prestatrice che l’ha contratto. I primi staranno peggio. Ma i secondi staranno meglio. Questo può essere un male per la distribuzione della ricchezza e del reddito, perché si arricchirà il creditore a discapito del debitore, ma non ci sarà alcun onere netto sulle generazioni future. Questa fallacia incarna perfettamente la temperie post-modernista, ove le raffinate tecniche di comunicazione politica fanno sembrare apparentemente logico e ineludibile ciò che non lo è affatto.

Il secondo strumento che utilizza il capitale è l’asimmetria informativa – argomento a seguito del quale Joseph Stiglitz conseguì il premio Nobel nel 2001 – secondo cui la verità per i molti è inaccessibile in quanto costoro non potranno mai disporre di quelle informazioni attendibili che sono solo riservate all’élite dominante. Si può parlare altresì di “distorsione informativa”, ovvero quando certe verità non vengono esplicitate o peggio sono artatamente nascoste, tali da far credere che certe responsabilità o colpe siano d’attribuire a una frazione sociale piuttosto che a un’altra. Un classico esempio lo si può desumere dal discorso che tenne Janet Yellen, l’attuale Chairman della FED il 7 novembre scorso[1] (i governi avrebbero dovuto fare di più per preparare la sfida di lungo termine riguardo all’invecchiamento della popolazione che farà esplodere l’ammontare dei trasferimenti pensionistici e le spese di tutela sanitaria negli anni successivi). Si omette colpevolmente di dire che centinaia di miliardi di dollari e sterline sono stati prelevati dalle tasse degli ignari contribuenti per salvare i bilanci delle banche e delle assicurazioni (too big to fall), le quali furono le principali responsabili della crisi finanziaria del 2008, a discapito di quei programmi di welfare e di assistenza sociale che avrebbero garantito le protezione sociali ai cittadini “proprio” in quel lungo termine. Inoltre, si afferma con sicumera che certi diritti acquisiti dai lavoratori non potranno essere più concessi (dignitose pensioni), poiché i bilanci pubblici non possono più sostenere il costo di tali garanzie. Però, si nasconde il fatto che le più note multinazionali, all’interno dei confini della UE, hanno ottenuto salvaguardie fiscali ignobili (dal 4 al 5% del fatturato)[2] per ben nove volte inferiori alla media dell’estrazione fiscale a cui è sottoposto ogni cittadino comunitario e con una perdita del gettito complessivo che è stimata intorno a 1 trilione di € (1.250 miliardi dollari) l’anno [2/3 dell’intero PIL italiano].

Recentemente la stampa britannica, in particolare il The Guardian e il The Economist, ha dato molto risalto a argomenti di questo tipo, sebbene con modalità e finalità diverse: l’uno a difesa delle problematiche sociali, l’altro criticando gli effetti di una concorrenza distorsiva (unfair competition). Non si può certo dire che sia accaduto anche nel nostro paese, la cui quasi totalità dell’informazione è preda del solito episodico incantamento verso il potente di turno. Ciò fa riflettere sulla differenza di tonalità riguardo alla sensibilità sociale e alla libertà d’espressione presenti nelle due comunità nazionali. Sono entrambi valori democratici fondamentali che fungono come presupposto per accomunare una similarità d’intenti tra una politica socialdemocratica e una teoria economica d’ispirazione liberale.

Mentre la settimana scorsa abbiamo pubblicato un articolo su questi temi tratto dal The Economist, oggi tocca dare voce alla graffiante posizione del The Guardian.

Buona lettura

fg

The EU needs to crack down on the real scroungers – tax avoiders (L’Unione europea necessita di un giro di vite sui veri scrocconi e gli  elusori fiscali)

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è accusato di presiedere un vertice sul regime fiscale in Lussemburgo, mentre giornalmente le ricche società la fanno franca rapinando alla luce del giorno

Owen Jones

theguardian.com, Mercoledì 12 Novembre 2014 12.11 GMT

titlepiece (1)L’evasione fiscale è un furto, indipendentemente da quello che ogni battistrada imbonitore del mondo aziendale afferma. Le aziende dipendono dal lavoro dei loro dipendenti che creano ricchezza: da una costosa manodopera qualificata da un sistema d’istruzione statale, [i dipendenti] sono mantenuti in salute dall’assistenza sanitaria pubblica, le cui basse retribuzioni sono sovvenzionato dallo Stato.

[Gli imprenditori] del settore privato sono dipendenti da un sistema di salvataggio finanziario, dalle infrastrutture finanziate dallo Stato, dagli aiuti di Stato alla ricerca e allo sviluppo, e da un sistema giuridico e ordinativo che ha la funzione di proteggerli insieme alle loro proprietà.

Le aziende che dipendono dalla generosità dello Stato e ancora si rifiutano di contribuire sono degli scrocconi. Essi privano lo Stato delle entrate, mentre i politici giustificano i maggiori tagli per le generazioni sulla base del fatto che non ci sono abbastanza soldi. Esse guadagnano una posizione di svantaggio competitivo nei confronti delle imprese, soprattutto verso quelle piccole che non possono permettersi frotte di consulenti per sfruttare le scappatoie. Sicché tutti noi paghiamo più tasse. Come ho detto in precedenza: rapina.

Ecco perché le accuse a carico di Jean-Claude Juncker sono così gravi, infatti gli si addebita di essere immerso fino al collo in uno dei grandi scandali del nostro tempo. Egli è l’ex primo ministro del Lussemburgo, uno Stato che è – senza mancare di rispetto ai suoi abitanti – un mascherato paradiso fiscale. La Labourista Margaret Hodge, responsabile della crociata contro l’elusione fiscale, ha ragione di chiedere se lui ha personalmente approvato tali sistemi. In qualità di Presidente della Commissione Europea, ha ora il compito di negoziare le misure di repressione dell’evasione fiscale al vertice del G20.  Quando un Commissario europeo, Pierre Moscovici, dice che “non dovrebbe essere giudicato sul passato”, ci sta prendendo in giro. La potenziale complicità del più elevato burocrate europeo per quanto concerne l’evasione fiscale su scala industriale è così irrilevante per il suo ruolo attuale?

L’intero episodio sottolinea il motivo per cui qualsiasi critica all’UE non può essere consegnata alla xenofoba, o alla destra isolazionista. Nella sua forma attuale, l’Unione Europea è troppo volutamente sbilanciata a favore dei ricchi interessi aziendali, come sottolinea la minaccia per la [firma] del Trasantlantic Trade e dell’Investement Partnership. I suoi trattati contribuiscono a promuovere sia politiche di privatizzazione, sia a quelle relative al dogma del laissez-faire.  A meno che non si proceda a una riforma, sarà impossibile vincere la fiducia delle persone in Gran Bretagna o altrove. Se un Presidente, che non è stato mai votato, è un fantoccio per una sfacciata auto-referenziale élite aziendale, gli europei sono mal serviti.

Ovviamente, Juncker non è l’unico che deve rispondere a domande sull’evasione fiscale. Oggi, il Guardian rivela che il Labour ha ricevuto più di £ 600.000 dalla PricewaterhouseCoopers come contributo alla ricerca per elaborare la politica fiscale. Ma la PwC e le altre quattro grandi imprese di revisione non solo facilitano l’evasione fiscale legale aiutando a consigliare gli esponenti politici in materia di legislazione fiscale, ma potenzialmente assistono le imprese, per poi orientare i loro clienti su come sfruttare queste leggi. La concessione di consulenza gratuita per i politici aiuta solo a cementare una posizione di controllo che il mondo delle imprese ha su quelli che sono – almeno in teoria – dovrebbero essere i rappresentanti del popolo.

Entrambi i casi sottolineano quanto sia sovvertita la democrazia dagli interessi corporativi. L’evasione fiscale è stata condotta come programma a causa di attivisti coraggiosi come il UK Uncut, che ha occupato negozi e imprese di evasori fiscali. In quel caso c’è una lezione. Se la democrazia deve essere salvata da una élite che si arricchisce sempre più diventando nel tempo sempre meno responsabile, ci vorrà una spinta determinata dalla base.

[1]http://www.federalreserve.gov/newsevents/speech/yellen20141107a.htm

…..governments probably should have been doing more to prepare for the long-term challenge of aging populations, which will boost pension obligations and health-care expenditures in coming years.

[2] https://democraticieriformisti.wordpress.com/2013/05/27/il-carosello-dellelusione-fiscale-delle-grandi-conglomerate-internazionali/

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