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Scuole sicure?

18 settembre 2014

La Repubblica. Sapevasi.

Scuole italiane sempre più insicure. “E non basta un Piano per uscire dall’emergenza”, ammoniscono da Cittadinanzattiva che questa mattina ha presentato il XII Rapporto su sicurezza, qualità e accessibilità delle scuole. “Lo stato di sicurezza di tante scuole nel nostro Paese è grave”, esordisce il Rapporto. “Quattro edifici su dieci hanno una manutenzione carente, oltre il 70 per cento presenta lesioni strutturali, in un caso su tre gli interventi strutturali non vengono effettuati, più della metà delle scuole si trova in zona a rischio sismico e una su quattro in zona a rischio idrogeologico”, sintetizzano dalla onlus che tutela i cittadini italiani.
E l’impegno assunto dal premier Renzi, pur apprezzato, non viene giudicato sufficiente per rimettere in sesto l’enorme patrimonio edilizio che ospita i 41mila plessi scolastici italiani. “Pur apprezzando il notevole sforzo dell’attuale governo di mettere in campo risorse economiche per le scuole, riteniamo, però, che affidarsi esclusivamente a quanto segnalato dai sindaci, significa non aver agito secondo criteri oggettivi e misurabili di urgenza e gravità” Ecco un esempio che viene definito “lampante”. “L’Istituto Giovanni Caso di Piedimonte Matese, monitorato nel nostro Rapporto, è in condizioni pessime dal punto di vista della sicurezza e non ha ricevuto un euro di finanziamento”, afferma Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della Scuola di Cittadinanzattiva.

A dimostrare che la situazione è davvero grave sono i tanti incidenti – 36 nell’ultimo anno – che solo per puro caso non si trasformano in tragedia. Per mettere in sicurezza tutte le scuole italiane occorrono, secondo gli esperti dell’organizzazione senza fine di lucro, altri finanziamenti provenienti anche dal settore privato. I tre miliardi “promessi” dal Renzi rappresentano soltanto una parte del fabbisogno, stimati dalla Protezione civile nel 2009 in 13 miliardi. Cittadinanzattiva non manca di sottolineare che il nostro Paese attende da ben 18 anni l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, mai completata. Il Rapporto si basa sulle osservazioni di 213 edifici in 14 regioni.

Il 54 per cento degli edifici scolastici italiani si trova in zone ad elevato rischio simico. E non mancano quelle situate in zone a rischio idrogeologico, industriale, vulcanico, in zone ad elevato inquinamento acustico o in presenza di amianto e radon. Quanto basta per non fare stare tranquilli milioni di genitori, alunni e insegnanti che frequentano giornalmente le scuole nostrane. Quattro scuole su dieci presenta uno stato di manutenzione mediocre o pessimo con distacchi di intonaco, lesioni alle pareti, finestre non integre o cavi elettrici volanti. E nei bagni mancano spesso carta igienica, saponi e asciugamani.

La sicurezza è carente. In tre aule su quattro mancano le porte antipanico. Quello delle certificazioni è poi un tasto dolente. Gli edifici provvisti di certificato di agibilità statica e prevenzione incendi sono una minoranza. A dimostrare che gli enti locali sono responsabili di decenni di incuria verso i propri edifici scolastici. Mentre le procedure e i documenti a carico del personale scolastico – prove di evacuazione, documento di valutazione dei rischi e nomina del responsabile della sicurezza – sono quasi sempre rispettate. Scuole ancora in ritardo, invece, sul versante dell’eliminazione delle barriere architettoniche.

“Barriere architettoniche sono presenti – spiega il rapporto – nel 29% delle aule, nel 28% dei laboratori, nel 21% degli ingressi, nel 20% delle palestre, nel 18% delle biblioteche, nell’11% delle mense e dei cortili”. Ma una parte del degrado delle scuole è da attribuire ad atti di vandalismo. Ma non tutto è negativo. Crescono le scuole green che utilizzano fonti “di illuminazione a basso consumo (32 per cento), o pannelli solari e altre fonti rinnovali (9 per cento), e che fa raccolta differenziata (65 per cento)”. Mentre l’idea di rendere le scuole aperte anche nel pomeriggio è già realtà in un grosso numero di scuole. “Nell’87 per cento delle scuole – concludono da Cittadinanzattiva – monitorate è possibile utilizzare i locali anche al di fuori dell’attività scolastica: nell’80 per cento dei casi si svolgono comunque attività didattiche”. E nella metà attività culturali, sportive, ricreative.

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