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L’esame di maturità.

17 settembre 2014

Flavia Amabile su La Stampa.
Negli ultimi venti anni soltanto Maria Chiara Carrozza, Tullio De Mauro e Giancarlo Lombardi non hanno messo il proprio sigillo sull’esame di maturità. Tre ministri su dieci, un’evidente minoranza. E Maria Chiara Carrozza non l’ha fatto solo perché non ne ha avuto il tempo, aveva annunciato una riforma in preparazione ma è arrivato prima il ciclone Renzi a spazzare via Letta e tutto il suo governo.

Non c’è nulla da fare, una volta arrivati a viale Trastevere, sbrigate le procedure d’insediamento, il primo pensiero dei nuovi ministri dell’Istruzione è la Maturità. Sembra un antico rito di potere, il nemico degli anni dell’adolescenza viene sottomesso e plasmato secondo il proprio volere. Di riforma in riforma, si va avanti così da oltre novant’anni, con un’accelerazione notevole soprattutto in questi ultimi venti anni, in parte dovuta alla velocità del turn-over dei ministri (e dei loro governi) in parte alla spettacolarizzazione della politica che impone ai ministri di lasciare il segno comunque. E ad un ministro dell’Istruzione in questi tempi di vacche magre quale altra arma resta per entrare nella storia del ministero se non cambiare l’esame incubo di tutti?

La ministra Stefania Giannini ha messo un gruppo di collaboratori a lavorare intorno ad una nuova Maturità poco dopo il suo arrivo a viale Trastevere. Il risultato si vedrà – se si vedrà – il prossimo anno.
Chissà se immaginava tutto questo Giovanni Gentile, l’inventore dell’esame di Maturità, che allora si chiamava proprio così perché superarlo era davvero un rito di iniziazione alla vita adulta: quattro prove scritte più l’orale sul programma degli ultimi tre anni. La commissione era composta interamente da docenti esterni nominati dal ministro e venivano assegnati tanti voti quante erano le materie affrontate. Per fortuna erano previsti anche esami di riparazione. Nella prima sessione il 75% dei candidati furono falcidiati subito.
Si va avanti così per quasi quindici anni, ma l’avvicinarsi della guerra rese necessario un impianto diverso, più semplice. Nel 1937 Cesare Maria De Vecchi ridusse il programma d’esame a quello dell’ultimo anno e nel 1940 Giuseppe Bottai eliminò la commissione esterna: gli spostamenti iniziavano ad essere complicati e costosi.

Finita la guerra, con l’Italia che si sta ricostruendo, viene ricostruita anche la Maturità. Nel 1947 Guido Gonnella torna all’esame severo di Gentile con due piccole concessioni: i commissari interni accanto agli esterni e la limitazione dei programmi di studio agli ultimi due anni.
Nessuno pensa più a toccare l’esame per oltre venti anni. L’onda del Sessantotto però non fa sconti. Fiorentino Sullo nel 1969 propone una Maturità decisamente più semplice: due prove scritte, due materie per l’orale (di cui una a scelta del candidato). Per compensare abolisce gli esami di riparazione e prevede un giudizio di ammissione del consiglio di classe. Il punteggio finale diventa un unico voto espresso in sessantesimi. In realtà sarebbe un esperimento ma la Maturità «facile» resta in vigore per trent’anni con una lieve modifica da parte di Francesco D’Onofrio nel 1994: per ridurre i costi, pone dei limiti territoriali nella scelta di presidente e commissari.
Nel 1997 Luigi Berlinguer cambia tutto, anche il nome: gli esami di Maturità si trasformano in «Esame di Stato» anche se tutti continuiamo a usare ancora oggi entrambi i nomi. L’esame diventa un sistema di matematico calcolo di punteggi, il massimo è 100/100, il minimo 60/100. Quello che si è svolto durante gli anni dà al massimo 20 punti, le prove scritte aumentano a tre e al massimo danno 45 punti. Il colloquio vale al massimo 35 punti e si svolge su tutte le discipline dell’ultimo anno. La commissione è mista: per metà interni e per metà esterni.
Anno 2001: il ministro Letizia Moratti preferisce una commissione costituita da membri interni, solo il presidente è esterno. Cinque anni dopo Giuseppe Fioroni torna ai membri esterni e interni e modifica anche il punteggio: il credito scolastico passa da 20 a 25 punti, il colloquio scende da 35 a 30. Nel 2008 anche Mariastella Gelmini lascia il suo segno: gli studenti vengono ammessi solo se lo studente ha la sufficienza in tutte le materie, e i privatisti devono superare un esame per accedere alla Maturità.
Sei anni dopo Stefania Giannini annuncia di voler cambiare ancora: membri interni, addio alle tesine finali, presidente di garanzia. E i ragazzi a questo punto hanno una sola certezza: più che di esame di stato bisognerebbe parlare di lotteria.

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