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Il prof della vita.

5 settembre 2014

Marco Lodoli.
Gli insegnanti, il loro ruolo e la loro vita nella scuola, sono al centro dell’attenzione a pochi giorni dall’inizio delle lezioni. Abbiamo chiesto allo scrittore Marco Lodoli – lui stesso docente -una suggestione sul professore che gli ha cambiato la vita. Chiediamo ai lettori di Repubblica.it di raccontare la loro

A SCUOLA andavo bene, ma in fondo non mi importava un fico secco di quello che mi spiegavano e che ripetevo diligentemente. Tutto era monotono, prevedibile, così lontano dai sogni e dai tumulti dell’adolescenza, dalle paure, dai desideri, da quella strana smania d’assoluto che prende a sedici anni. Tutto era così mediocre e io mi nascondevo dietro la barricata gentile dell’indifferenza. Poi un giorno arrivò in classe Walter Mauro, il professore di lettere, e la mia vita è cambiata, diventando ciò che doveva essere.
Mauro era alto, dinoccolato, elegante, aveva una Porsche verde e volava alto: non pensava per niente a semplificare le suo spiegazioni, ad abbassare Dante e Petrarca a un livello facilmente comprensibile dagli studenti, pretendeva che fossimo noi a crescere, a salire verso quelle vette, a partecipare a quella sublime intelligenza poetica. Ci trattava da adulti, perché era convinto che noi potessimo capire tutta la ricca complessità dei grandi artisti. Mi diede da leggere Beckett e Ionesco, Pasternak e Majakovski: e io d’improvviso ho intuito la straordinaria avventura dell’arte, quel rischio totale, quella sfida affascinante. Non si trattava più di ripetere la solita lezioncina, ma di penetrare in mondi sconosciuti, come pionieri alla ricerca dell’oro.

Walter Mauro era anche un grande esperto di jazz – ma più che esperto: innamorato – e mi consigliò di ascoltare Charlie Parker, Thelonius Monk, John Coltrane. “A love supreme” fu una rivelazione, era esattamente ciò che una parte della mia anima attendeva per cominciare a viaggiare verso la bellezza. Un giorno Mauro mi disse: “Tu scrivi bene, devi continuare.” Se non avesse aperto davanti ai miei occhi quella finestra azzurra, forse sarei ancora appoggiato a un muro grigio.

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