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Basta idraulici….

27 luglio 2014

Meglio investire tempo e danaro per prendere una laurea, oppure imparare un mestiere? La crisi ha acuito un dibattito cominciato tanto tempo fa, da quando le università si sono aperte alle classi popolari e la laurea ha permesso il riscatto sociale ed economico di intere generazioni. Ora però si parla di università come parcheggio di disoccupati. Un paio di anni fa l’allora ministro del Lavoro Elsa Fornero suscitò un certo dibattito sostenendo che “non è detto che tutti debbano avere una laurea magari prendendola malavoglia e utilizzandola anche peggio per la sua scarsa spendibilità sul mercato. Invece saper fare dei mestieri oggi è importante”. L’anno scorso ebbero ancora più risonanza le parole dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg: “Per le persone di medie capacità, in verità fare l’idraulico probabilmente sarebbe un affare migliore che andare ad Harvard”.

Nessuno su questa questione si è premurato di chiedere la loro opinione agli idraulici. Che hanno sofferto la crisi quanto e più delle altre categorie di lavoratori: i dati Istat sugli ultimi cinque anni, rielaborati dalla Cgia di Mestre, ne sono un’ampia dimostrazione. La crisi ha decimato idraulici, elettricisti, artigiani ed operai specializzati del legno, del tessile e dell’abbigliamento, muratori, carpentieri, posatori, serramentisti. Le percentuali dei cali cumulati degli ultimi cinque anni sono tutte a due cifre, i numeri assoluti imponenti, oltre 109.000 artigiani in meno, oltre 177.000 muratori, oltre 100.000 idraulici ed elettricisti. I dati non lo dicono, ma sicuramente sono scesi anche i guadagni di chi ha continuato a lavorare. Il che non significa naturalmente che chi ama queste professioni non debba sceglierle, magari cercando però una robusta qualifica professionale, perché la concorrenza è molta e il mercato offre sempre meno.

Certo, dal momento che negli ultimi cinque anni si sono persi 1,2 milioni di posti di lavoro, perché idraulici e artigiani non dovrebbero averne risentito? Però i dati mostrano anche corposi aumenti per altre professioni, a cominciare da quelle di estetista e parrucchiere. Sembrerebbe che con la crisi sia cambiata la mappa dei bisogni: meglio una bella tintura per capelli o una perfetta depilazione laser piuttosto che il bagno nuovo. Chissà. O forse da domani tutti i “saggi” prenderanno atto del cambiamento, e ai giovani di famiglie di estrazione medio-bassa o con difficoltà economiche (perché a uno ricco nessuno suggerisce di lasciar perdere l’università e di puntare su un solido mestiere) consiglieranno di fare i parrucchieri o gli estetisti.

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