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L’uomo di Motta Visconti.

17 giugno 2014

Sull’Huffington Post la scrittrice Marida Lombardo Pijola.

L’uomo di Motta Visconti ha confessato di averli uccisi prima della partita della Nazionale, sua moglie e i suoi bambini, ma questo non è del tutto vero. Li ha uccisi quando li ha uccisi, ma anche dopo. Mentre si infilava in doccia per rinfrescarsi e togliersi di dosso il sangue di tre esseri umani sgozzati col coltello da cucina, e poi correva al pub con un amico, e poi beveva una cosa assieme agli altri, e poi si emozionava e si agitava a ogni azione come ogni altro italiano, e poi esultava per le due formidabili imprese di Marchisio e Ballotelli, gol!!

L’uomo di Motta Visconti li ha uccisi quando li ha uccisi, sua moglie e i suoi bambini, ma anche prima. Li ha uccisi ogni volta che li ha considerati una zavorra; e poi ogni volta che ha vagheggiato quel suo “divorzio breve” senza responsabilità e senza grane e senza alimenti da pagare; e poi ogni volta che ha maltrattato Cristina facendola soffrire; e poi quando ha voluto far l’amore sul divano un attimo prima di brandire il suo coltello; e poi quando lei l’ha implorato e lui non si è fermato… e mille altre volte prima, prima ancora. Tutte quelle in cui ha lasciato lievitare come pasta molle, fino a indurirla come pietra, la causa principale del delitto. La solita causa. Il solito movente: il disamore.

Delitto di famiglia per disamore, per riflessi condizionati imbarbariti, per scadimento delle relazioni personali, per gelo del cuore. Per maschilismo primordiale di ritorno, movente che tiene assieme tutti gli altri. Duro, spietato, integralista. Corazza di una questione di genere irrisolta, di una rabbia profonda, di una incommensurabile fragilità mascherata da machismo. Ecco perché almeno due volte a settimana, in Italia, va così.

Uccidere la propria donna, se occorre col suo prolungamento fisico, affettivo, e chissenefrega se sono figli tuoi. Ucciderla perché si aderisce inconsapevolmente al braccio armato di un movimento di pensiero contrario all’emancipazione femminile.

L’uomo di Motta Visconti forse è pazzo, o forse, invece, no. Speriamo che lo sia. Speriamo non sia uno di quei sette assassini su dieci che invece non lo sono. Speriamo non sia “solo” uno dei tanti che odiano le donne. Che vogliono fermarle a ogni costo. Che ogni giorno, da qualche parte, al Sud o al Nord, nelle classi agiate come in quelle svantaggiate, tagliano loro la strada verso l’armonia con le armi, o con le botte, o con le parole, o con la solitudine, o con la negazione dell’affetto…

Fermarle per liberarsi di loro, o per impedire loro di liberarsi di te. Ogni motivo è buono, esattamente come il suo motivo capovolto. Fermarle per impedire loro, in generale, di essere libere e felici. Fermarle per sentirsi uomini veri. Per impedire un abbandono. Per non specchiarsi mai nei loro occhi. Per non sentirsi inferiori. Oppure per fare quel che ti pare senza rotture, lagne, pretese, rivendicazioni. Chessò, provarci tranquillamente con una collega. Correre al pub. Bere a piacimento. Godersi la partita. Gol!!!!

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