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Trasparenza: siamo proprio gli ultimi?

8 maggio 2014

anti-corruzione-cover_2919152_312408L’Europa ci incalza continuamente affermando che l’esercizio delle nostre istituzioni non presenta elevati livelli di trasparenza. Forse sarà pur vero, dobbiamo senz’altro migliorare. Ma solo noi? Questo articolo parrebbe di firma grillina o leghista. Invece no! The Economist 26 Aprile 2014, Charlemagne.

Buona lettura

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The dragon in the room (Il drago in camera)

La paura inspiegabile dell’Unione Europea di esporre la corruzione 26 aprile 2014 |

Quanto è pulita l’Unione Europea? Per i suoi critici, Bruxelles è un pozzo nero di rifiuti e di frode. Per i suoi sostenitori, è spesso un rapace controllore sui governi nel proprio territorio. Non c’è carenza di scandali. Nel 1999 la Commissione Santer si dimise per frode, cattiva gestione e nepotismo. Nel 2011 alcuni deputati sono stati colti a negoziare pagamenti al fine di proporre modifiche legislative per conto di giornalisti nella posizione di lobbisti. Nel 2012 una vicenda ancora oscura sulla regolamentazione del tabacco fece saltare il Commissario per la salute, John Dalli da Malta. Eppure, come uno dei lobbisti di Bruxelles dice, “Non abbiamo un Jack Abramoff,” l’influente “piazzista” americano incarcerato nel 2006 per frode, corruzione ed evasione fiscale in uno scandalo di vasta portata, che coinvolse i casinò indio-americani. L’Ufficio Europeo per lotta antifrode (OLAF) apre centinaia di casi ogni anno, ma non dice quanti di questi abbiano attinenza con la corruzione all’interno dell’UE. La Corte dei Conti si preoccupa del “tasso di errore” nei conti dell’Unione Europea, che nel 2012 si attestò a un enorme 4,8 % della spesa totale. Eppure, la Corte è la prima a far notare che le irregolarità non sono un metro per verificare gli sprechi o le frodi, ma fondi indebitamente assegnati (forse causati da errori o da incompetenza). Considerato che l’80% del denaro viene speso dai governi degli Stati membri, la corruzione è più probabile che si annidi a livello nazionale. La Commissione Europea calcola che circa 120 miliardi di € (165 miliardi dollari) sono persi per corruzione ogni anno in tutta l’UE, anche se ciò è solo una supposizione.

 

Eppure la corruzione, come l’evasione fiscale, è diventata politicamente rilevante, non ultimo a causa del peggiore subbuglio nella zona euro che ha colpito la Grecia, per altro ampiamente percepita come un suo membro più corrotto. La dottrina che la politica fiscale di un paese sia una preoccupazione per i suoi vicini si sta espandendo grazie al concetto che un’adesione di tale politica alle regole legislative sia anche un affare per l’UE. Questo è un grande cambiamento per un club che ha generalmente trattato tutti come membri onorabili (benché Romania e Bulgaria siano sottoposti a monitoraggio speciale). Nel mese di febbraio la Commissione ha pubblicato la sua prima relazione dettagliata sulla corruzione in ciascuno dei 28 Stati membri dell’UE. Si trattava di un documento prudente, che nel descrivere molti elogi esprimeva critiche nella veste di raccomandazioni finalizzate al miglioramento. Non sono stati forniti dati o classifiche comparative imbarazzanti. Inoltre, c’era una lacuna clamorosa: il rapporto afferma nulla sulla corruzione all’interno delle istituzioni europee. Il cosiddetto “capitolo 29” è stato misteriosamente accantonato. L’Unione Europea può avere un modesto budget di appena l’1% del PIL, ma spende ancora di più di molti paesi, più o meno quanto la Svezia.

 I funzionari della Commissione sostengono che non potevano esprimere un giudizio su se stessi; meglio aspettare che l’UE aderisca alla convenzione anti-corruzione del Consiglio d’Europa, un organismo paneuropeo separato. Eppure la Commissione avrebbe potuto dotarsi di un watchdog (controllore) interno. Si dice che l’OLAF ha scritto un progetto che fu poi sepolto. E il 24 aprile la Transparency International (TI), un gruppo di lobby anticorruzione, ha pubblicato la propria versione del capitolo 29. Anch’esso è stato scritto con attenzione, con spirito di collaborazione anziché quello di scontro. Il testo conclude che “nonostante i miglioramenti del quadro generale, i rischi di corruzione persistono a livello europeo”. Ciononostante, il Parlamento europeo ha rifiutato di cooperare. I funzionari parlamentari mormorano in privato che la TI ha agito in maniera “prepotente”, chiedendo l’accesso senza limiti ai funzionari e ai documenti. Tale giudizio provenendo da un gruppo di supponenti che si proclama un campione di trasparenza, la loro ostinazione è preoccupante. La relazione TI risparmia nessuna delle istituzioni. La Commissione (funzionari pubblici dell’UE), è accusata di aver mancato nell’usare correttamente il suo potere per mettere all’indice le aziende in odore di corruzione dal fare offerte per gli appalti comunitari. L’attività del Consiglio dei ministri (che rappresenta i governi) è stata considerati opaca. Il sito web dell’OLAF esorta i funzionari a segnalare le frodi, con la promessa di proteggere i delatori, ma i suoi collaboratori non hanno un canale esterno per segnalare comportamenti scorretti. Attraverso il sistema, le dichiarazioni di interesse delle figure di alto livello dell’UE non sono regolarmente controllate.

Il Parlamento è un altra grande preoccupazione. Le spese dei deputati non sono adeguatamente controllate. Questa è una delle ragioni per cui l’UK Independence Party di Nigel Farage è sotto tiro in Gran Bretagna con l’accusa di averne abusato (e per aver impiegato sua moglie come sua segretaria). I deputati sono tenuti a segnalare viaggi spesati, ma non i loro contatti con i lobbisti, anche quando sono presentati con emendamenti copia e incolla redatti da soggetti esterni. I guadagni esterni inferiori a € 5.000 non devono essere dichiarati. Inoltre, a differenza di altre istituzioni, il Parlamento non impone alcun periodo di riflessione prima che i deputati possano prendere la “porta girevole”, quindi lavorare con società di lobbying. I lobbisti, sono scarsamente regolamentati. Essi sono invitati a firmare un “volontario” registro, ma l’esercito crescente di studi legali a Bruxelles, molti dei quali americani, per la maggior parte si rifiutano di farlo con la scusa di voler preservare la riservatezza del cliente.

 Con quale standard ?

Il Parlamento europeo ama confrontarsi con il Congresso degli Stati Uniti. Il “grande” denaro gioca un ruolo minore nella politica europea. Ma norme etiche su l’azione di lobbying a Bruxelles sono spesso meno rigorose rispetto a quelle di Washington. Nel suo senso più ampio, il fare lobbying è una legittima, anzi necessaria parte del processo democratico così da bilanciare gli interessi concorrenti. In un organismo complesso come l’Unione Europea, dove il potere è diffuso e le decisioni sono il risultato di trattative con più istituzioni, brillanti lobbisti che conoscono il modo per aggirare la Commissione, il Consiglio e il Parlamento possono essere preziosi. Tuttavia, il patrocinio deve avvenire in modo trasparente e non al buio. Dai sondaggi eseguiti dalla Commissione stessa si scopre che la fiducia nell’Unione Europea sia in declino, con un ampia maggioranza la quale crede che la corruzione sia molto diffusa. Tale disillusione alimenterà l’euroscetticismo nelle elezioni europee di maggio. Ma se l’UE teme che la divulgazione delle pratiche dubbie può rafforzare i partiti anti-europei, i tentativi di nasconderle può solo far peggiorare le cose. Proprio perché l’UE è più distante dalla politica nazionale, essa dovrebbe elevare per sé i più alti standard.

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