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Quale edilizia scolastica?

2 aprile 2014

Non posso che esprimere apprezzamento circa la decisione del governo Renzi di intervenire con un importante piano di interventi strutturali per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole nel nostro paese. Gli edifici scolastici sono da considerare beni pubblici, ovvero la prospettiva primaria deve essere orientata ad usi didattici, con aule idonee,ampie, luminose, spazi per il personale, in modo che vi siano tutte le condizioni necessarie ad un insegnamento proficuo ed a una vita sociale confortevole per adulti e ragazzi. E’ importante pensare a spazi atti ad accogliere gli studenti per il libero studio e le attività di laboratorio, per valorizzare la didattica attiva, attraverso laboratori funzionanti e con personale competente. A mio avviso la scuola è un punto fondamentale di promozione culturale per il territorio a cui fornisce il servizio, pertanto è opportuno che vi siano spazi aperti da offrire ad associazioni, enti ed istituzioni in orario extrascolastico.

Bisogna pensare a spazi comuni più grandi, biblioteche. laboratori, palestre, progettati come spazi flessibili, superando la concezione tradizionale del progetto dell’edificio scolastico come “caserma” o mero contenitore di classi. Occorre promuovere l’immagine di una scuola innovativa, centro di proposte ed attività culturali, non solo per gli studenti, ma per tutti i cittadini.La maggior parte degli edifici scolastici è stata progettata tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso, immaginando una capienza massima per aula di 25, 26 alunni, senonchè negli anni successivi ci si è ritrovati con classi fino a 30 ragazzi, anche in presenza di disabilità, senza rispettare le norme di sicurezza. Si tratta di una situazione inaccettabile e sarebbe opportuno che questo governo provvedesse a nuovi parametri normativi per garantire spazi vivibili e sufficienti a chi ne fruisce. Non si può continuare con la logica della spogliazione degli organici, in palese contrasto con le norme di sicurezza e che fa a pugni con qualsiasi tentativo di utilizzare una didattica nuova, al di fuori dei parametri ultra tradizionali della lezione frontale.

Marina Levo

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