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Come la disuguaglianza stia costando miliardi all’economia

27 marzo 2014

venezia_e_il_secolo_della_biennale_largeQuando ci accingiamo a confrontarci sul tema della disuguaglianza, spesse volte ne diamo un’interpretazione di carattere morale, da cui si evince un giudizio di stampo politico. Su questo argomento si polarizzano due concezioni ideologiche contrapposte: l’una che opta per preservare il valore e la dignità della natura umana, “l’essere in sé”; l’altra che sottolinea la tesi secondo cui ad ogni individuo non deve essere negata la propria potenzialità nel fare, “l’essere al di fuori di sé”. L’articolo che segue a questa modesta presentazione affronta la questione avvalendosi di un angolo di lettura completamente diverso. L’autore si chiede: a prescindere dal giudizio morale o politico, una tesi che avvalori il mantenimento di una disuguaglianza strutturale nel consorzio sociale è da ritenersi utile o malefica per il consorzio stesso? In questo modo la vexata quaestio sul tema della disuguaglianza approda sul terreno economico e nello specifico l’autore ulteriormente si domanda se tale squilibrio debba essere considerato o meno una “esternalità negativa” e, qualora la fosse, in che modo essa debba essere presa in esame, ed infine in che misura tale supposto costo sociale incide sulla collettività? L’articolo tratto dal settimanale inglese laburista New Statesman non fa altro che interpretare la storica contrapposizione tra uguaglianza e disuguaglianza nel quadro della teoria politica utilitarista inglese, di cui David Hume fu il primo grande messaggero e da cui si sviluppò il pensiero economico di matrice anglosassone solidamente pragmatico da Smith, Ricardo fino al 900 di Keynes e agli attuali Skidelsky, Stiglitz e Krugman. Fino a che punto la disuguaglianza rappresenta un costo per l’intera collettività? Questa è la vera domanda da farsi, si chiedono gli utilitaristi anglosassoni.

Buona lettura

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How inequality is costing the economy billions, New Statesman, 17 Marzo 2014

Le conseguenze sociali della disuguaglianza, di come essa riduce l’aspettativa di vita e ancor peggio la salute mentale, costano l’equivalente di oltre £ 39bn (circa 47bn di €) ogni anno.

A partire dall’epilogo degli anni 70 il Regno Unito è diventato uno dei paesi più diseguali del mondo sviluppato. Mentre i ricchi sono diventati più ricchi, il resto della popolazione è stata lasciata alle loro spalle. La ricerca pubblicata oggi dalla Oxfam dimostra che ad oggi solo cinque famiglie possiedono tanta ricchezza quanto l’intero 20% più povero della popolazione. E’ una statistica spaventosa a tal punto che per la maggior parte delle persone questi numeri offendono il senso fondamentale della decenza. Può un singolo soggetto “valere” così tanto? Possono così tante persone valere così poco?

Il dato preoccupante sta nel fatto che per alcuni la risposta sembra essere “sì”. [Così appare] per questi individui, un gruppo elitario, sebbene di modeste dimensioni, di “creatori di ricchezza” che stanno distribuendo posti di lavoro e stimolando la crescita economica. Se a cinque di queste persone succede di possedere la stessa ricchezza così come un quinto della popolazione, beh ciò è la giusta ricompensa per il loro duro lavoro e, senza dubbio, sono dotati di un intelletto superiore. Forse ancora più preoccupante è l’argomento che la disuguaglianza non sia solo accettabile, ma auspicabile, poiché essa promuove la competitività in quanto vitale per l’imprenditorialità. Vedere il fatto che qualcuno paghi centinaia o addirittura migliaia di volte più di te agisca come incoraggiamento, oppure che questo si consideri come un doloroso promemoria di quanto poco la società ti apprezzi? La realtà è che le conseguenze di questi straordinariamente elevati livelli di disuguaglianza nel Regno Unito sono di vasta portata e catastrofici. Tra i paesi OCSE sviluppati, il Regno Unito è classificato al 17° posto su 23 per l’aspettativa di vita, al 19° su 22 per quanto concerne l’obesità, al 17° su 21 relativo alle nascite tra adolescenti, e al 17° su 23 in tema di reclusione carceraria. Nel frattempo le società più uguali, sono in cima alla tabella quasi in ogni settore.

La disuguaglianza forma il modo con cui noi vediamo gli altri, misuriamo i nostri livelli di fiducia negli estranei, il nostro senso di comunità. Essa erode i legami tra gli individui. Ma si potrebbe andare anche oltre? Il FMI e altri hanno individuato gli effetti dannosi che l’ineguaglianza può avere sulla crescita economica. Ciò ha perfettamente senso, in quanto se i salari stagnano o cadono per la maggior parte delle persone, una ripresa guidata dei consumi diventa difficile da progettare senza incoraggiare una crescita enorme del debito privato. Inoltre, l’impatto della disuguaglianza sulle nostra salute, sul benessere e sul tasso di criminalità, può anche avere un costo finanziario. La ricerca recentemente condotta dall’Equality Trust ha scoperto che l’impatto sul Regno Unito di alcune delle conseguenze sociali della disuguaglianza, tra cui la riduzione dell’aspettativa di una vita sana, o peggio [il degrado] della salute mentale, i livelli più elevati di carcerazione e omicidio, potrebbe costare l’equivalente di oltre £ 39bn (circa 47 Miliardi di €) ogni anno. Se questa somma fosse ripartita a livello individuale, essa mostrerebbe che l’impatto della disuguaglianza in ogni uomo, donna e bambino nel Regno Unito può essere valutato nella cifra di £ 622 (€. 748)

Eppure queste cifre potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Molti dei costi connessi con la disuguaglianza restano incalcolabili. Ad esempio, come si può valutare un più alto livello di coesione della comunità, di fiducia, e di mobilità sociale associato con i paesi meno diseguali? La nostra stima si basa su un confronto tra il livello di disuguaglianza nel Regno Unito e il livello medio visto nei paesi sviluppati. In altre parole, piccoli cambiamenti al nostro livello di disuguaglianza di reddito avrebbero un effetto enorme.

Nelle ultime settimane, il problema della disuguaglianza ha conseguito una significativa attenzione, cosicché ora è indubbiamente parte della narrazione pubblica e politica. Ma abbiamo bisogno di un’azione che si abbini alla retorica. Un salario di sussistenza, un sistema fiscale più equo, e la creazione di posti di lavoro con autentiche opportunità di avanzamento dovrebbero essere complessivamente parte dei programmi dei partiti politici. Ma tutti i partiti che dimostrano serietà nel ridurre i costosi problemi sociali devono prevedere anche un Inequality test – un obiettivo esplicito attraverso cui l’impatto netto delle loro politiche sia quello d’ammorbidire il divario tra i più ricchi e il resto della popolazione. I benefici della riduzione delle disparità economiche sono chiare: avremo una società più sana e molto probabilmente più felice e più ricca. Ma abbiamo bisogno di una classe politica che abbia il coraggio e la convinzione di dare corso a un reale cambiamento.

Duncan Exley è il direttore di Equality Trust

 

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