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Sì della Camera sugli scatti agli insegnanti.

19 marzo 2014

Salvo Intravaia, La Repubblica.

– Doccia scozzese per la scuola italiana. La Camera approva definitivamente il decreto-legge sugli scatti di anzianità del personale scolastico, presentato dal governo lo scorso 23 gennaio, mentre la Ragioneria generale dello Stato comunica che per i cosiddetti quota 96 non c’è la copertura finanziaria e i 4mila docenti che due anni fa pregustavano la pensione saranno costretti a rimanere in servizio fino a 67 anni di età. Intanto, dopo il blocco varato dal governo Berlusconi e rilanciato dall’esecutivo Monti, dal 2014 gli stipendi del personale docente e non docente potranno nuovamente godere degli scatti automatici – ogni sei anni per gli insegnanti – previsti dal contratto del personale scolastico. 

La legge appena approvata scongiura anche la restituzione di somme già percepite dai docenti – gli ormai famigerati 150 euro che avrebbero dovuto ridare gli insegnanti a gennaio, su cui si è scatenato il web – e dal personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) per mansioni aggiuntive già svolte, ma che rientravano nel blocco degli scatti. “Dal 2014, finalmente, le retribuzioni del personale scolastico sono sbloccate – dichiara Francesca Puglisi, relatrice del provvedimento al Senato – Abbiamo anche evitato che il personale Ata fosse costretto a restituire somme già percepite. I tempi sono maturi per ridiscutere il contratto e valorizzare la professionalità dei docenti”.

“Soddisfatta” la titolare dell’Istruzione Stefania Giannini che  sottolinea come “con l’approvazione del decreto si sia corretto il tiro rispetto ad un errore commesso in passato che rischiava di pesare sulle tasche degli insegnanti”. “Ora dobbiamo lavorare sul futuro – ha proseguito – L’ho detto in molte occasioni e non mancherò di ripeterlo durante tutto il mio mandato: bisogna davvero cambiare passo. Dobbiamo uscire dalle emergenze continue, progettare una scuola che ridia dignità agli insegnanti, ma che metta al centro soprattutto il diritto dei nostri giovani ad una formazione adeguata per affrontare il futuro”.

E’ stato inoltre approvato un ordine del giorno che impegna il governo a rimpinguare il fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, utilizzato per pagare gli scatti del 2010, 2011 e parte del 2012. Fondo utilizzato dalle scuole per attività aggiuntive, in genere pomeridiane, che è stato tagliato di oltre 400 milioni, su circa un miliardo e 400 milioni. Un impegno rilanciato recentemente anche dal ministro Giannini. 

Brutte notizie invece per coloro che incapparono nella riforma Fornero a pochi mesi dalla pensione. Si tratta di circa 4mila insegnanti che nel 2012 avevano già maturato, secondo la normativa precedente, i requisiti per il pensionamento: la cosiddetta quota 96 fra età e anni di servizio. Con 60 anni di età e 36 di servizio – o con 61 di età e 35 di servizio – si poteva infatti lasciare la cattedra ai più giovani. Ma la riforma Fornero non prevedeva che nella scuola si va per anni scolastici e non per anni solari. Cosicché coloro che avevano già presentato la domanda per andare in pensione vennero trattenuti in servizio, un buco alla normativa che per essere sanato necessita di una somma pari a circa 400 milioni di euro fino al 2017, la cui copertura è stata giudicata “incerta” dalla Ragioneria dello Stato.

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