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Europa: Ultime curve, Renzi si fa forte dello scontro con Grillo

20 febbraio 2014

In discesa. I tornanti più difficili Matteo Renzi li ha alle spalle e ormai è quasi impossibile che qualcosa ostruisca la corsa che lo sta portando a palazzo Chigi. Il bilancio delle consultazioni – illustrato ieri sera a Giorgio Napolitano – è positivo.

Nessuna vera sorpresa è venuta fuori dalla sala Gialla di Montecitorio: non certo i no di Lega e Sel, né lo spirito di contrattazione di Alfano, e nemmeno le aperture di un Berlusconi versione Father and son (il celebre hit che Cat Stevens ha cantato l’altra sera a Sanremo), persino paternalistico e comunque assai collaborativo, a partire dal ribadimento dell’intesa sulla legge elettorale: per sovrammercato, il Cavaliere ha rispolverato par condicio e presidenzialismo, antichi cavalli di battaglia che, però, non entrano nell’agenda del nascituro governo. Vi entra la giustizia, tema secondo alcuni   affrontato ieri a quattr’occhi.

Sul programma, i partiti della maggioranza (attuale e futura), cioè Pd, Sc e Ncd, si incontrano stamattina, dato che il vertice di ieri è saltato. Solo un primo confronto sulle indicazioni che saranno contenute nel programma che Renzi illustrerà in senato lunedì prossimo.

L’unica sorpresa è solo relativamente tale: stiamo parlando della la consultazione-provocazione di Beppe Grillo iniziata con l’ostruzione premeditata del capo del M5S, giunto a Montecitorio su spinta dei seguaci del suo blog che  probabilmente avrebbero desiderato che con Renzi vi fosse una interlocuzione. Invece niente. Grillo li ha traditi preferendo dare spettacolo in streaming e poi ancora comiziando davanti ai giornalisti. Quel «Beppe, esci dal blog» implorato dal premier in pectore non è servito a nulla, e dopo una decina di minuti è finita male, arrivederci e grazie.

L’effetto è stato molto antipatico per il presidente incaricato, il quale si è poi rivolto direttamente ai militanti del M5S, non più ad un capo che mostra di rispondere a logiche   estranee al confronto e con un atteggiamento sempre più su di giri.

Una nota stonata (ma, ripetiamo, non del tutto imprevista) in una giornata nella quale Renzi si è anche recato a palazzo Koch per parlare con il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco  sulle idee di politica economica e probabilmente anche per un’opinione sulle caratteristiche del prossimo ministro dell’economia. Se il suo identikit si assestasse su un profilo tutto politico, il nome di Delrio sembrerebbe quello più forte, anche se non l’unico.

Il segretario del Pd-quasi premier con tutti quelli con cui parla in queste ore ostenta ottimismo anche sulla lista dei ministri, attorno alla quale, come sempre, è battaglia fra i partner della maggioranza e all’interno dei singoli partiti.

Così, ad ascoltare gli ultimi boatos sull’Ncd, pare che Lupi lascerà il governo mentre verrebbero confermati Alfano agli Interni e la Lorenzin alla Sanità. Così come si continua a non escludere l’ingresso di nomi esterni ma ben noti come Bernabè. Sabato mattina sapremo: il premier incaricato scioglierà la riserva e poi il Renzi I giurerà.

@mariolavia

Europa Quotidiano

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