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Luciano Violante sulla legge elettorale.

20 gennaio 2014

Luciano Violante esprime con lucidità ed intelligenza la propria visione di legge elettorale, anche in riferimento alla proposta portata da Renzi. Opinione non scevra di critiche ma priva di faziosità ed isterismi poco comprensibili. Maria Zegarelli su L’Unità.

Aspetta di vedere il testo della legge, Luciano Violante. Nero su bianco. «Perché le proposte elettorali vanno lette rigo per rigo. Sono meccanismi complessi; con una sola parola possono cambiare significato». E aspetta di capire come si affronterà tutto il capitolo relativo al superamento del Senato, «bisogna definirne la funzione costituzionale con la necessaria chiarezza». Ecco, chiarezza e precisione non sono esattamente i due requisiti più in voga negli attuali dibattiti politici. Tutto è nebuloso, tutto legato a umori e indiscrezioni, molti annunci, molti buoni propositi e troppi veti. E il Pd è in pieno subbuglio, proprio sul tema della riforma elettorale. Chi minaccia di non votare lo spagnolo e chi di battagliare fino all’ultimo momento utile in difesa della proposta attorno a cui i democratici avevano già trovato un punto di caduta: il doppio turno. 

Violante, modello spagnolo, con adattamento italiano, ossia doppio turno e liste bloccate molto brevi. Questo sarebbe il patto tra Renzi e Berlusconi. Le sembra una strada percorribile per tenere insieme le esigenze dei diversi protagonisti in campo? 

«Aspettiamo di leggere il testo della proposta. Il modello spagnolo non garantisce una maggioranza, come dimostra l’esperienza di quel Paese; quindi il secondo turno di coalizione è un rimedio a questo limite, fermo restando alcuni altri difetti di questo sistema». 

Compreso quello del rapporto tra eletto e elettore? 

«Esattamente. Resta inevasa una delle necessità più impellenti degli elettori italiani: poter scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Inoltre questo modello elettorale spazza via le forze intermedie, favorisce i localismi e, con una astuta definizione delle circoscrizioni, può avvantaggiare in modo sproporzionato le tre forze maggiori, Pd, Forza Italia, Movimento 5 Stelle». 

Un accordo sullo spagnolo equivale a una crisi di governo, in estrema sintesi, oltre a spaccare il Pd? 

«Non ho dubbi che verrà seguito un corretto criterio di confronto nel Pd, e quindi non ci sarà alcuna spaccatura. Spero che in ogni caso si tenga conto del fatto che gli italiani non hanno certamente bisogno di una crisi governo, oggi voluta soprattutto da Forza Italia e Movimento 5 Stelle» 

Il Pd ha una sua posizione “storica” il doppio turno. Resta la strada maestra? 

«Il secondo turno di coalizione, come ha detto Renzi in direzione, è l’unica soluzione per garantire una maggioranza di governo che nasca dalle urne. Nel primo turno credo che bisogna restituire ai cittadini il diritto di scegliere il proprio parlamentare. Il voto di preferenza è già previsto da anni per consiglieri comunali, regionali e per i parlamentari europei. I cittadini scelgono direttamente anche il segretario del maggior partito italiano. Nessuno capirebbe perché dovrebbe essere loro impedito di scegliere direttamente il proprio parlamentare. Inoltre la seconda preferenza di genere garantirebbe una più equilibrata presenza di donne in Parlamento. Infine il voto di preferenza aiuterebbe a ricostruire un rapporto di fiducia tra società e politica». 

Renzi intende presentare il pacchetto tutto compreso, legge elettorale, riforma del Senato, costi della politica. Ce la farà? 

«Ho apprezzato molto la connessione posta dal segretario del Pd durante la direzione tra legge elettorale e riforma costituzionale. Va benissimo superare il bicameralismo perfetto, ma è chiaro che la legge elettorale non può che essere definitivamente approvata dopo questa riforma. Con l’attuale bicameralismo nessuna legge elettorale garantisce la stabilità. Inoltre occorre definire con precisione le funzioni del futuro Senato, soprattutto come interverrà nel procedimento legislativo. Una riforma politico-costituzionale di questo peso deve avere motivazioni non solo finanziarie, ma anche, e soprattutto, politiche e costituzionali. 

Che ne pensa del professor Roberto D’Alimonte, editorialista del Sole 24 ore, ambasciatore di Renzi presso Forza Italia per la legge elettorale? 

«È un eccellente conoscitore dei sistemi elettorali, ma in queste fasi gli ambasciatori sono spesso più di uno. E non so se gli gioverà, nel mondo scientifico, essere diventato emissario di una parte politica». 

Giusto parlare con Berlusconi o si rischia di rilegittimarlo? 

«È giusto parlare con Berlusconi ma non soltanto con lui. E se deve esserci un accordo non credo che questo possa avvenire contro gli alleati di governo, a meno che da parte di costoro non ci siano pregiudiziali inaccettabili. Poi gli accordi finora stipulati solo con Berlusconi non sono mai andati molto lontano. Ma Renzi mi sembra uomo accorto e sono sicuro che ha ben presente il rischio che il Pd corre». 

Renzi è stato durissimo nel suo giudizio sul governo. Secondo lei ha esagerato, come alcuni sostengono? 

«Il principale partito di governo o sostiene l’esecutivo o lo butta giù. Non può stare alla finestra a vedere cosa fa il governo e distribuire voti in pagella. Nella democrazia parlamentare ha precise responsabilità. Deve partecipare, stimolare, proporre, indirizzare». 

Il Letta bis diventa l’unica strada per non andare di nuovo alle urne? 

«La penso come Renzi: spetta al presidente del Consiglio decidere cosa vuole fare, se e quali ministri cambiare». 

La ministra De Girolamo dovrebbe dimettersi? 

«Non ne so abbastanza. Preferisco pronunciarmi sulle cose che conosco». 

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