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Facebook monitora i messaggi privati.

3 gennaio 2014

download (3)Sono una delle poche italiane a non avere un account Facebook ma vi assicuro che vivo benissimo. Chi vuol sapere chi sono i miei amici può sempre chiedermelo ed io, ovviamente, non risponderò. Sarebbe stupido dire che non ne avrò mai uno, diciamo che lo metto col cane. Quale cane? Quello che, forse, un giorno, porterò a fare i bisogni la notte e quando fuori fa meno dieci gradi. Per ora non sono ancora pronta….

Da Il Sole 24 Ore.

Lo studio legale Lieff Cabraser Heimann & Bernstein di San Francisco ha avviato una class action nei confronti di Facebook per violazione della privacy. A finire alla sbarra, questa volta, sono i messaggi privati che sarebbero controllati a fini pubblicitari. In realtà – stando almeno alla querela – sarebbero rilevati eventuali link contenuti nei messaggi, fatto che appare irrilevante nell’ottica in cui “chi usa le conversazioni dirette lo fa credendo che il loro contenuto sia riservato”.

La causa è partita per volere di due utenti, Matthew Campbell e Michael Hurley, secondo i quali a Menlo Park fanno incetta di informazioni personali per migliorare gli algoritmi dedicati al marketing, cercando di spingere al massimo i profitti generati dagli utenti.

Facebook smentisce e si dice pronta a difendersi in tutte le sedi competenti, così come ha fatto dal 2010, anno in cui è stata chiamata per la prima volta a rispondere ad una class action, a fronte di massicci cambiamenti nelle politiche di privacy i quali, così come citato nel documento depositato all’epoca in tribunale, “aiutano a disseminare il web di informazioni personali che sono invece da ritenere private”.

Nulla di nuovo quindi a Menlo Park, piuttosto avvezza a contrastare simili questioni, non da ultima quella sollevata dal Sunday Times due anni fa circa, relativa questa volta alle applicazioni per smartphone troppo curiose e avide di dati personali.

Lo studio legale californiano, questa volta, pretende un risarcimento pari a 100 dollari al giorno per tutto il periodo di tempo in cui Facebook è venuto meno alle regole di riservatezza, oppure un importo forfettario di 10mila dollari ad utente.

Durante lo scorso mese di giugno una vertenza simile è stata sollevata nei confronti di Google, accusata di rilevare a fini pubblicitari i contenuti delle email, tra i due casi c’è tuttavia una sostanziale differenza: Big G non ha mai nascosto simili pratiche.

Anche a Mountain View sono piuttosto abituati a finire nell’occhio del ciclone ma con una differenza rimarcata; ogni tanto Big G apre il portafogli per sedare gli animi, come ad esempio lo scorso mese di novembre quando ha acconsentito a chiudere la vertenza dei cookie distribuiti sui device dotati di Safari (e quindi prevalentemente device Apple) in cambio di un assegno di 17,5 milioni di dollari, cinque in meno dei 22,5milioni pagati durante il mese di agosto del 2012 per avere violato una regola imposta dalla Federal Trade Commission.

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