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Ricchi salvi, classi medie sprofondate.

20 dicembre 2013

Sei anni di crisi economica hanno segnato profondamente la società italiana, accentuando la forbice tra i pochi benestanti e i tanti che arrancano. Basta guardarsi intorno per vedere e toccare con mano le difficoltà di chi quest’inverno non riuscirà a riscaldare adeguatamente la propria casa, a pagare in tempo le bollette e le tasse. Spesso sono piccoli imprenditori che avevano impostato il loro benessere sul debito, certi di buoni introiti sul lavoro, che ora non ce la fanno più a pagare rate e finanziamenti. Vanno meglio le formichine che tendevano al risparmio e ad uno stile di vita minimalista, ma 

 ultimi anni non erano rimaste molte. Purtroppo temo che nei prossimi anni questa morigeratezza non sarà più una scelta ma una necessità. Da La Repubblica un articolo di Maurizio Ricci.

 

L’Italia non è mai stata così divisa… Cinque anni di crisi – la crisi più lunga dal dopoguerra – hanno segnato la società italiana. Gli indici con cui le statistiche misurano le disuguaglianze sociali crescono inesorabilmente dal 2007, l’ultimo anno prima della recessione…

Ricchi più ricchi
La crisi non ha reso i ricchi meno ricchi… E’ all’altro capo della scala sociale, però, che è avvenuto lo sfondamento. Anzi, lo sprofondamento… Soprattutto al Sud, dove erano già più poveri. L’allargarsi della forbice è anche più vistoso se non si considera solo come i 4 milioni di italiani ricchi (e, in mezzo a loro, i 40 mila straricchi) hanno cavalcato gli ultimi anni di crisi, ma se si guarda a come i più fortunati hanno saputo gestire e utilizzare il lungo ristagno che, dagli anni ’90, imprigiona l’economia italiana.

I 40 mila dello 0,1 per cento
L’ultima Italia egualitaria è ancora quella dei primi anni ’80. Nel 1983, calcolano Paolo Acciari e Sauro Mocetti in uno studio (“Una mappa della disuguaglianza del reddito in Italia”) pubblicato dalla Banca d’Italia, i 4 milioni di contribuenti, che costituiscono il 10 per cento più ricco degli italiani, assorbivano il 26 per cento del reddito nazionale… Dieci anni dopo, nel 1993, il 10 per cento più ricco intasca il 30 per cento del reddito dichiarato, lasciando il

70 per cento a tutti gli altri. E’ il momento in cui l’economia italiana si ferma… Ma questo non impedisce ai 4 milioni di italiani più ricchi, quelli con un reddito sopra i 35 mila euro, di ritagliarsi una fetta di torta sempre più grande: al 2003, sono arrivati sopra il 33 per cento. Nel 2007, alla vigilia della crisi, sono saliti ancora, sopra il 34 per cento…

Superstipendi e superpensioni
Ma ai 40 mila superstipendi, superpensioni, superparcelle, superrendite, che costituiscono lo 0,1 per cento dei redditi trasparenti all’Irpef e per i quali bisogna dichiarare dai 250 mila euro in su è andata anche molto meglio. Nel 1983, questa categoria di maxiredditi assorbiva meno dell’1,50 per cento del totale delle dichiarazioni. Nel 1993, già sfiorava il 2 per cento. Ma il passo lo hanno allungato dopo, a ristagno iniziato: nel 2007, la quota dei 40 mila straricchi era salita oltre il 3 per cento… 

  

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