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Streghe.

1 novembre 2013

Carla Reschia su La Stampa pubblica una indagine che indigna, scusate il gioco di parole.

Da strega ci si può travestire, soprattutto nella notte delle anime, l’All-Hallows-eve, la vigilia di Ognissanti che rievoca l’antica festa celtica di Samhain, quando i bambini vanno in giro a chiedere Trick or treat, scherzetto o dolcetto; è un gioco. Ma ci sono ancora paesi in cui l’accusa di essere una strega, o uno stregone, non fa sorridere nessuno perché è un reato punibile con la morte. 

Piper Hoffman, scrittrice e blogger statunitense, li ha contati: sono sette, almeno, gli stati che perseguitano, o tollerano la persecuzione, di chi è accusato di gettare il maleficio e intrallazzare con il maligno. Un fenomeno purtroppo in crescita secondo l’Onu. 

Accade in Arabia Saudita, dove dal 2009 la polizia religiosa, il noto Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, ha istituito un Anti-Witchcraft Unit, con tanto di sito dedicato alle denunce dei cittadini. Accuse da non prendere alla leggera: l’ultimo caso risale solo a pochi giorni fa, quando a Jawf è stata decapitata Amina bint Abdulhalim Nassar, riconosciuta colpevole di stregoneria e di riti magici.  

In India, come in Nepal, non esiste il reato di stregoneria, ma nei villaggi e nelle aree tribali la superstizione è ancora molto forte e le forze dell’ordine faticano a scoprire e reprimere i linciaggi spontanei. Anche perché solo alcuni stati hanno adottato una legislazione specifica per punire chi compie gesti del genere. Così, a giugno, nello stato di Jharkhand, nell’est dell’India, un’anziana di 70 anni e la nuora di 42 sono state linciate da un gruppo di una ventina di donne convinte che avessero ucciso con la magia i loro figli . L’anno prima la stessa sorte era toccata a un uomo e ai suoi due figli adolescenti sospettati di evocare i fantasmi. Nel villaggio di Madi, nel Sud del Nepal, distretto di Chitwan, è bastato un gesto per decidere la sorte di Dengani Mahato. Quando il locale sciamano l’ha additata come responsabile per la morte di un ragazzo annegato nel fiume, è stata presa a bastonate, cosparsa di kerosene e bruciata viva. Nessuno è intervenuto in suo aiuto e la polizia ha faticato persino a esaminare il corpo, a causa dell’ostilità degli abitanti. Un caso fra tanti secondo gli attivisti per i diritti umani che operano nella regione.  

Anche in Papua Nuova Guinea, la pena per le streghe è il rogo malgrado sia in vigore fin dal 1971 il Sorcery Act che ha messo fuorilegge la pratica. L’ultimo caso a giugno, nella città di Mount Hagen: una giovane madre di appena vent’anni, Kepari Leniata, è stata assaltata dalla folla, denudata, maltrattata e quindi spinta a forza sopra un mucchio di rifiuti cui è stato dato fuoco. La polizia, che aveva cercato d’intervenire, è stata respinta. Secondo i suoi assassini era responsabile della morte di un bambino di sei anni che qualche giorno prima era stato ricoverato in ospedale in preda a dolori di stomaco.  

Infine, l’Africa, dove, secondo molti osservatori, casi del genere si moltiplicano di anno in anno. In Tanzania, dove solo nel 2011 secondo il Legal and Human Rights Center, seicento anziane sono state barbaramente uccise perché ritenute streghe. Qui, tuttavia, dove la “fede” nella magia è diffusa e accettata oltre la fede ufficiale cristiana o islamica, non è tanto la reputazione di strega a uccidere quanto il presunto fallimento di un incantesimo.A farne le spese sono gli albini,attivamente cacciati perché ogni parte del loro “strano” corpo è ritnuta ottima per praticare sortilegi.  

In Gambia è il despota locale, Yahya Jammeh, presidente del paese dal 1994 e già noto per aver raccomandato una cura contro l’Aids a base di erbe magiche e banane, a incoraggiare la fede nella magia nera per essere libero di accusare, torturare e uccidere gli oppositori. Ci sono almeno sei casi documentati da Amnesty International di questo genere di pratiche che comprendono l’ingestione di liquidi velenosi e allucinogeni e altre forme di “esorcismo” e che sono condotte con un’adeguata coreografia: i sospetti vengono rapiti dai loro villaggi da gruppi di uomini vestiti con tuniche rosse cosparse di specchietti e conchiglie e accompagnati dal suono di tamburi.  

Anche in Uganda, paese africano spesso additato a esempio per la sua efficace lotta all’Aids, la fede nella stregoneria è più che mai viva e miete vittime sia tra chi la segue sia tra chi la pratica. L’elenco, lungo e sanguinoso, comprende bambini sepolti vivi o smembrati per avere lavoro o denaro, almeno 900 casi accertati secondo i dati di Jubilee Campaign, come pure presunti stregoni decapitati dai clienti insoddisfatti. Nell’impotenza, o con la connivenza dell forze dell’ordine e con un largo consenso sociale 

 

 

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