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Mala tempora currunt.

30 settembre 2013

Su La Stampa di oggi.

Shopping più amaro da domani: con l’aumento dell’aliquota Iva, dal 21 al 22%, gran parte dei prodotti rincareranno. Il ritocco dei prezzi riguarderà dalle scarpe ai frigoriferi, dai cosmetici alla parcella degli avvocati, dalle auto ai detersivi, dal vino al caffè. Si salvano invece la maggior parte degli alimentari anche, se con il rincaro dei carburanti (+1,5 cent da domani proprio a causa dell’aumento dell’Iva), si rischia nei prossimi mesi un effetto di aumenti a cascata. Intanto, pur nelle incertezze del momento, il governo continua a lavorare alla legge di stabilità. L’appuntamento è per il 15 di ottobre – impossibili accelerazioni – e la legge dovrebbe vedere, tra le misure principali, il taglio del cuneo fiscale che sarà selettivo, puntando a favorire quelle imprese che fanno nuova occupazione e che aumentano la produttività.

Nelle prossime settimane il governo, se otterrà la fiducia, dovrebbe anche rimettere mano al dossier Iva con la revisione delle aliquote. In altri termini una complessiva riforma della tassa sui consumi, per incentivare l’emersione di alcuni settori e tassare maggiormente altri. Lo ha annunciato ieri lo stesso premier Enrico Letta. Ma la strada per una revisione del paniere non è in discesa. Innanzitutto ci sono i vincoli di Bruxelles perché l’Iva è un’imposta europea. Il dossier poi si presenta comunque delicato perché l’obiettivo è quello di spostare alcuni beni da una fascia di tassazione (sono tre: 22%, 10% e 4%) a un’altra mantenendo comunque complessivamente l’invarianza di gettito. Se Letta otterrà la fiducia e se il confronto con Bruxelles verrà accelerato, è possibile che il primo strumento utile per affrontare la questione possa essere proprio la legge di stabilità.

Aperto anche il dossier Imu: il presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia ha lasciato intendere che ci può essere una riapertura della questione: «Noi il decreto legge lo vareremo a tutti i costi ma se non c’è la Service tax il Parlamento è sovrano».

Domani è dunque il giorno dell’Iva: prezzi più cari per una lunga lista di prodotti. Con l’aumento dell’Iva al 22% «l’Italia si colloca tra le tassazioni indirette più alte dei Paesi dell’Unione Europea», afferma la Coop che stima «un aumento complessivo dello 0,4% sul totale dei beni e servizi commercializzati». «A subire l’aggravio più pesante – commenta invece Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – saranno gli acquisti dei prodotti made in Italy che costituiscono l’asse portante del nostro manifatturiero».

Non solo Iva. Resta aperto anche il cantiere sulla legge di stabilità. Quella che un tempo si chiamava “finanziaria”, è attesa entro il 15 ottobre è una legge che “deve” essere varata e approvata entro la fine dell’anno perché riguarda la programmazione economico-finanziaria per i prossimi tre anni. In primo piano la riduzione del cuneo fiscale. Non generalizzato, vista la scarsità delle risorse a disposizione, ma selettivo. «Dedicando 2 miliardi a tutte le imprese e tutti i lavoratori – ha spiegato oggi il ministro del Lavoro Enrico Giovannini – la riduzione rischia di essere leggera». Ma certo, se il governo non dovesse ottenere la fiducia, l’obbligo di presentazione rimarrebbe ma i contenuti non potrebbero che essere ridotti all’essenziale.

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