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L’orco della porta accanto.

23 agosto 2013

Per Francesca e le altre si muovono il Parlamento e la società civile. Si moltiplicano gli appelli, si preparano interrogazioni alla Camera, mentre fioccano inviti e proteste perché non si ripetano più casi come quello della ragazzina romana che si è vista tornare l’orco in casa. Che, terrorizzata, si è ritrovata il vicino pedofilo di nuovo nell’appartamento al piano di sopra dopo che la Corte d’appello gli ha revocato il divieto di dimora.

“C’è bisogno urgente di leggi, norme che tutelino le vittime di violenza e tengano i pedofili lontani come accade in altri paesi europei, anche dopo che hanno scontato la condanna. Perché non siano di nuovo i bambini e le ragazzine a pagare, colpiti due volte, costretti a rivedersi davanti chi li ha abusati. È un caso che si ripete spesso, troppo spesso, anche perché chi violenta i minori è raramente uno sconosciuto che scompare dalla loro vita: nell’85 per cento dei casi è un vicino, un amico di famiglia, un parenti”.

Il Garante dell’infanzia Vincenzo Spadafora lancia un appello perché si muova in tempi brevi la politica. E sulla stessa linea lo seguono gli avvocati della Svs Dad, la onlus di avvocati milanesi che difendono i piccoli abusati e le donne violentate, e Giulia Bongiorno, avvocato fondatrice della associazione Doppia difesa per le donne maltrattate e vittime di stalking. Tutti uniti nel chiedere nuove leggi e misure per mettere al sicuro le vittime. E già arrivano le prime reazioni concrete: la deputata del Pd, Michela Marzano ha intenzione di presentare alla riapertura delle camere un’interrogazione affinché l’Italia segua l’esempio della Francia, dove, anche dopo aver scontato la pena, il pedofilo ha l’obbligo di stare lontano per sempre dal minore.

“Sono stupito, nel caso di Francesca non è stato valutato il criterio giuridico che parla dell’interesse superiore del bambino, se i magistrati lo avessero preso in considerazione non avrebbero mai potuto revocare il divieto di dimora al pensionato. E questo significa che si parla tanto di difendere i bambini, ma in realtà in Italia poi non accade”. Il Garante dell’infanzia ha deciso di rivolgersi al più presto al Tribunale dei minori per avere chiarimenti su tutta la vicenda, ma teme che “l’unica cosa che potrebbero fare i giudici è allontanare Francesca da casa sua, un assurdo che si ripete troppo spesso, ad andarsene dovrebbe essere chi l’ha aggredita”.

La proposta di Spadafora, per aiutare a difendere le vittime, è legata alla convenzione di Istanbul approvata pochi mesi fa dal Parlamento. “Ora bisogna fare i regolamenti attuativi, al loro interno si potrebbero mettere divieti di dimora, allontanamenti, regole che aiuterebbero il lavoro della magistratura”.

D’accordo sulla linea che bisogna ispirarsi al modello francese in tema di allontanamento dei pedofili, l’avvocato Giulia Bongiorno che però non vuol sentire parlare di cura: “I pedofili come i mariti che uccidono non sono malati, la loro è una libera scelta di commettere un reato”. Mentre Roberta di Leo, avvocato presidente di Svs Dad, guarda alla Francia non solo per tenere gli aggressori lontano dalle vittime, ma anche come esempio sul fronte terapeutico. “In Italia c’è un vuoto normativo sull’argomento dei sex offenders, mentre a Parigi o a Bruxelles, oltre all’allontanamento le leggi prevedono un trattamento psicoterapeutico obbligatorio”.

Da La Repubblica di oggi.

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