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IMU si, IMU no: il giudizio del The Economist sulla tassazione delle proprietà immobiliari

18 luglio 2013

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Nulla da eccepire su questo articolo del The Economist, che ha come oggetto la tassazione delle proprietà. Forse, per il caso italiano, qualche riserva la si può fare per quanto riguarda i proprietari della cosiddetta “prima casa”, visto l’alto numero di connazionali (70%) enumerati in questa categoria e la funzione della propria unica casa di residenza come bene “primario”. Per il resto sono completamente d’accordo sulla inconsistenza fiscale che grava sulle rendite immobiliari residenziali, le quali favoriscono in questo modo conseguenze distorsive e ineguali che danneggiano ulteriormente la già bassa propensione nazionale all’investimento produttivo.

Buona lettura

fg

Levying the land

I governi dovrebbero fare più uso delle imposte sugli immobili

29 Giugno 2013 |

Le tasse sugli immobili vanno molto indietro nel tempo. Le antiche civiltà dalla Grecia alla Cina prelevavano contributi sulla base della terra posseduta. In Inghilterra nell’11° secolo, il Domesday Book, che era un registro su chi possedeva la terra, documentò la base imponibile di William il Conquistatore. La Gran Bretagna ebbe una tassa sulle finestre nel tardo 17° secolo, ben prima che introducesse una tassa sul reddito. In America i governi locali hanno raccolto soldi dalle tasse sulla proprietà sin dall’epoca coloniale, l’imposta federale sul reddito è in vigore solo dal 1913.

Ma oggi le tasse sulla proprietà sono molto meno importanti rispetto al peso che ebbero una volta. Per finanziare l’aumento della spesa pubblica concorrono in misura maggiore altre fonti, in particolare le imposte sul reddito, le imposte sui salari e le tasse sul valore aggiunto (vedi grafico a sinistra). Un nuovo studio condotto da John Nørregaard del Fondo Monetario Internazionale suggerisce che mediamente un paese ricco, compresi tutti i livelli di governo, riscuote al di sotto del 5% del totale delle entrate fiscali dal prelievo annuale sui terreni o sugli immobili ivi edificati. La norma nelle economie emergenti a medio reddito è ancora più bassa, intorno al 2% su tutte le entrate fiscali (vedi tabella a destra). Se si includono le tasse di vendita relative alla proprietà, come le imposte governative, cresce di poco il totale ma non di molto.

Levying the land

Queste medie nascondono grandi differenze. Le tasse di proprietà si profilano più elevate nell’economie anglosassoni. In America esse rappresentano ancora il 17% su tutte le entrate del governo, in Gran Bretagna e in Canada la cifra è di circa il 12%. Solamente il 2% dei ricavi proviene da tasse annuali di proprietà in Germania e in Italia, in Svizzera, è un mero 0,4%. Una piccola quota del gettito fiscale nazionale può dare una falsa impressione sull’importanza delle tasse di proprietà riscosse dai governi locali. In Australia e in Gran Bretagna le tasse sulla proprietà sono l’unica fonte di entrate fiscali per le amministrazioni locali. Le Autorità Locali americane ottengono circa il 70% delle loro entrate da questo genere d’imposte. Ma, nel complesso, la tassa sulla proprietà svolge un ruolo relativamente piccolo.

Questo è un peccato. Tassare i terreni e le proprietà è uno dei modi più efficaci e meno distorsivi per i governi per raccogliere i fondi. Una pura tassa sulla terra, senza riguardo di come la terra sia utilizzata o su che cosa sia ivi costruita, è la migliore soluzione. Poiché la quantità di terra è fissa, la tassazione non può distorcere l’offerta così come avviene per il lavoro o per il risparmio, che – così facendo – potrebbero scoraggiare la dedizione o la parsimonia. Per converso, una tassa sulla terra incoraggia l’uso efficiente del territorio. Gli investitori immobiliari, per esempio, sarebbero meno disposti ad accumulare terreni non edificati, se dovessero pagare una tassa annuale su di essa. Le tasse di proprietà che includono il valore dei fabbricati sui terreni sono meno efficienti, dal momento che esse sono, in effetti, una tassa sugli investimenti realizzati in quella data proprietà, benché l’imposizione fiscale immobiliare, con probabilità, influenza in misura minore il comportamento delle persone, rispetto a quella sul reddito o sul lavoro. Uno studio dell’OCSE indica che le imposte sui beni immobili sono più inclini a favorire la crescita rispetto a tutte le altre principali imposte. Questo è ancora più vero per il processo di urbanizzazione tipico delle economie emergenti con ampi settori informali.

Le tasse di proprietà sono una fonte stabile di entrate in un mondo globalizzato in cui le imprese e le persone qualificate si possono spostare facilmente. Esse sono anche meno soggette alle oscillazioni cicliche. Nel corso bancarotta finanziaria, le amministrazioni federali e locali americane hanno notato una lieve riduzione delle tasse di proprietà rispetto ad altre forme d’entrate. Questo fu dovuto in gran parte alle valutazioni su cui si fondano i cespiti fiscali, le quali sono state corrette più lentamente e meno drammaticamente rispetto all’attualità dei prezzi. Le tasse di proprietà possono addirittura frenare i boom immobiliari, rendendo più costoso il comprare case a fini puramente speculativi.

Considerati questi vantaggi, perché i governi non riscuotono maggior denaro dalle proprietà? Alcuni lo stanno cercando di fare. Mr Nörregaard cita quasi 20 paesi che hanno recentemente introdotto nuove tasse di proprietà, o stanno pensando di farlo. La Namibia ha recentemente introdotto una tassa sui terreni agricoli; l’Irlanda ha reintrodotto una tassa sulla proprietà residenziale che fu abolita nel 1997. L’opposizione laburista in Gran Bretagna ha suggerito di colpire gli investitori immobiliari che possiedono la terra senza edificarla. Ma, data la portata della crisi fiscale, sorprendentemente pochi i governi hanno intrapreso questa strada.

Ti piaccia o no!

Una spiegazione è che viene addotta sta nel fatto che molti governi non hanno le corrette informazioni per sfruttare questo tipo di tassazione. Molte economie emergenti (e alcune tra quelle presumibilmente già emerse come la Grecia [ndr Italia]) non hanno l’equivalente moderno del Domesday Book, ossia un catasto attendibile riguardo a chi possiede cosa. Ma la ragione principale è che queste tasse sono estremamente impopolari e spesso generano un’opposizione del tutto sproporzionata alla loro portata. Mario Monti, l’ex primo ministro tecnocrate italiano, perse le elezioni all’inizio di quest’anno per molte ragioni, ma anche per la sua decisione così tanto detestata dovuta all’introduzione di una tassa sulla proprietà, che ha giocato un ruolo sostanziale. Se si chiede in un’intervista agli americani qual’è il peggiore o il tributo fiscale meno equo, essi citano costantemente le tasse di proprietà.

Gli economisti sono molto divisi circa la “correttezza” delle tasse di proprietà rispetto a circa la loro efficienza. Per lungo tempo il consenso prevalente era che le tasse di proprietà fossero regressive perché l’onere sarebbe passato agli inquilini e ai lavoratori. Oggi, un’altra scuola di pensiero è più popolare. Essa sostiene che, in un mercato dei capitali efficiente, l’onere delle tasse di proprietà è sopportata dai proprietari del capitale in tutta l’economia e poiché i proprietari dei capitali tendono ad essere più ricchi, l’imposta è probabile che sia progressiva. Giudizi sfumati circa la loro progressività non gli argomenti che guidano l’opposizione politica a queste tasse. Gli elettori odiano le tasse di proprietà, perché sono quelle che gli economisti chiamano “salienti”: l’onere è ovvio, facile da calcolare ed è difficile da evitare. Un nuovo stuzzicante studio di Marika Cabral e Caroline Hoxby della Stanford University ci mostra in che modo la differenza viene percepita. La maggior parte proprietari di case americani pagano le tasse di proprietà in uno o due importi forfettari durante l’anno. Circa un terzo (soprattutto quelli con mutui) hanno le loro esazioni fiscali raggruppate con i pagamenti mensili dei mutui. Gli economisti ritengono che il modo in cui le persone pagano le tasse di proprietà questo influisca sulla loro tolleranza. Quante più persone pagano somme forfettarie, è probabile che in questo caso le tasse di proprietà siano tanto più basse. Affinché queste diventino una fonte molto più grande d’entrata, i governi devono garantire che le persone non si rendano conto di quanto le stiano pagando.

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