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Il Decreto Lavoro e l’Università.

28 giugno 2013


Salvo Intravaia su La Repubblica di oggi.

La lotta alla disoccupazione giovanile passa anche per la scuola e l’università. È questo il concetto espresso dal ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che “esprime soddisfazione per i provvedimenti che riguardano scuola e università varati stamattina dal Consiglio dei ministri all’interno del decreto legge Lavoro”. La disoccupazione giovanile, giunta a quota al 40,5 per cento in Italia nel 2013, si combatte attraverso una più stretta collaborazione tra mondo dell’istruzione, che deve formare i giovani, e mondo imprenditoriale che deve occuparli.

Il ministro sottolinea “l’importanza di una logica che includa anche la scuola e l’università nel contrasto alla disoccupazione giovanile e l’ottimo lavoro di raccordo tra i diversi ministeri che hanno contribuito al decreto”. Ma i sindacati della scuola non sono affatto d’accordo: protestano perché, per coprire alcuni interventi, il governo avrebbe sottratto ancora fondi al personale scolastico. Sul fronte dell’università è previsto “un piano da 10,6 milioni di euro per cofinanziare tirocini curriculari degli studenti universitari presso soggetti pubblici e privati”.

Gli studenti universitari potranno partecipare a stage della durata minima di 3 mesi che prevedono un rimborso spese mensile che potrà raggiungere i 400 euro: 200 a carico dello Stato e altrettanti a carico dell’azienda che offre il tirocinio. Due le misure previste in ambito scolastico: l’incremento, fino al 25 per cento, della flessibilità oraria degli istituti professionali e un piano triennale di interventi per tirocini extracurriculari delle quarte classi delle scuole secondarie di secondo grado. Attualmente, la flessibilità oraria prevista dalla riforma Gelmini arriva fino al 20 per cento.

Un incremento ulteriore dovrebbe favorire il raccordo tra la realtà formativa nazionale e quella regionale che organizza i percorsi di istruzione e formazione professionale “rispondendo in modo puntuale alle esigenze formative dei giovani e consentendo un più facile accesso al mercato del lavoro”, mentre è in fase di elaborazione un piano triennale di interventi per tirocini extracurriculari indirizzati agli studenti delle quarte classi del superiore, con particolare, con priorità per quelli degli istituti tecnici e degli istituti professionali presso imprese, altre strutture produttive di beni e servizi o enti pubblici.

L’idea del governo è quella di colmare il gap tra il fabbisogno di lavoratori specializzati per imprese artigiane e aziende e la formazione scolastica che sforna sempre più liceali e sempre meno tecnici e diplomati ai professionali. Secondo la Fondazione studi Consulenti del lavoro in Italia, nonostante la crisi sono disponibili 150mila posti di lavoro che nessuno vuole: come panettieri, falegnami e sarti. Buone prospettive di lavoro nel campo dell’installazione di infissi e nella ristorazione, come baristi e camerieri. Ma Cisl e Uil scuola denunciano la sottrazione di quasi 8 milioni di euro alla Valorizzazione e alla sviluppo professionale della carriera del personale della scuola, che, secondo le prime indiscrezioni, “verrebbero tolti alla retribuzione degli insegnanti per finanziare interventi previsti dal decreto”, spiega Massimo Di Menna della Uil.

“Tutto ciò – tuona Francesco Scrima, della Cisl, scuola – è inaccettabile. Se la notizia sarà confermata, ci troveremmo davanti all’ennesimo scippo ai danni degli insegnanti, di cui il governo continua a tessere le lodi solo a parole. Le poche risorse che ci sono nella scuola vanno incrementate, non tagliate: i percorsi di istruzione e formazione professionale non possono essere finanziati a danno delle retribuzioni degli insegnanti”.

Ma dal ministero precisano: “I 7,6 milioni che servono per pagare i tirocini universitari verranno sottratti dal Fondo di finanziamento ordinario degli atenei e non agli insegnanti”.

Il Pd approva l’operato dell’Esecutivo. “Nonostante le difficoltà economiche, il governo sta cercando di ‘riaccendere’ nei giovani il motore del ‘desiderio’, affinché possano davvero credere che questo Paese, con il loro contributo, può farcela”, commenta Francesca Puglisi, capogruppo in commissione Istruzione a Palazzo Madama.

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