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L’incomprensione tra la sinistra tedesca e la Bundesbank

15 giugno 2013

Wirtschaftsweiser Bofinger: EU-Konjunkturhilfen sind "Peanuts"

Peter Bofinger è un membro del Consiglio tedesco degli esperti economici, un organo di consulenza del governo tedesco in materia di politica economica. È entrato a far parte del Consiglio nel marzo 2004. Ha studiato economia all’Università del Saarland a Saarbrücken ed è dal 1991  professore presso l’Università di Würzburg. Esperto di politica monetaria e relazioni economiche internazionali, non nasconde le sue simpatie per la sinistra. E’ da sempre critico su come il governo tedesco affronta la crisi dell’euro mediante la medicina dell’austerità.

Dal Der Spiegel del 10 Giugno

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Buona lettura

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La Bundesbank sta giocando una partita rischiosa

Con la sua opposizione alla politica di acquisto dei bond della BCE, la banca centrale tedesca sta perseguendo una strategia rischiosa che può derivare in parte dal desiderio d’incrementare il proprio potere. La Corte costituzionale della Germania terrà un’udienza chiave questa settimana sull’acquisto dei bond.

La banca centrale tedesca, la Bundesbank, avrà un ruolo centrale nell’udienza della Corte Costituzionale Federale di questa settimana in merito alle sue denunce presentate contro il fondo permanente di salvataggio europeo, noto come il meccanismo europeo di stabilità (ESM), e il programma di acquisto di obbligazioni da parte della Banca centrale europea (BCE). Si evince dalla sua memoria che gli acquisti dei titoli annunciati dalla BCE sono “da giudicare in modo critico.” La Bundesbank ammette che l’acquisto di obbligazioni da parte delle banche centrali è una pratica comune, ma osserva che, nel caso degli Stati Uniti, del Giappone e del Regno Unito, le banche centrali comprano solo obbligazioni di elevata qualità creditizia. La BCE, al contrario, scrive la Bundesbank, prevede di acquistare obbligazioni di “Stati membri scarsamente valutati” al fine di ridurre i premi ad alto rischio.

Draghi, President of the ECB and Weidmann, President of German Bundesbank shake hands with students during the Generation Euro Students' Award ceremony in Frankfurt

In tal modo, i funzionari della Bundesbank stanno deliberatamente ignorando il fatto che i deficit di bilancio e i livelli del debito dei tre paesi precedentemente citati sono, in alcuni casi, notevolmente superiori rispetto agli stessi della zona euro colpiti dalla crisi. Per di più, per i primi un “elevato merito del credito” non riflette la disciplina di bilancio. Piuttosto, essa deriva semplicemente dal fatto che le banche centrali in questione hanno optato per l’acquisto di bond su larga scala per dare un segnale chiaro agli attori del mercato: gli Stati Uniti, il Giappone e il Regno Unito non soffriranno mai di un problema di liquidità sui mercati obbligazionari.

La Bundesbank ha anche messo in dubbio la linea centrale della tesi della BCE, che giustifica principalmente il suo programma di acquisto di obbligazioni dicendo che il processo di trasmissione della politica monetaria nella zona euro è stato interrotto. La Bundesbank dà una buona descrizione di come una tale interruzione può essere diagnosticata. Dipende, afferma la  Bundesbank, da come le condizioni finanziarie dell’economia reale si muovono in armonia con i tassi di interesse guida della BCE. Il che vorrebbe dire, in pratica, che le aziende in tutta la zona euro potrebbero ottenere credito bancario a tassi comparabili.

I tagli dei tassi non sono arrivati ​​nei paesi colpiti dalla crisi

Ma dal momento che la crisi è scoppiata, tale compatibilità non viene più garantita negli stati membri assillati dal debito, ove non si sono materializzati ​​i tagli dei tassi d’interesse da parte della BCE. Al contrario, in alcuni casi i tassi d’interesse sono persino aumentati, o almeno non sono scesi, nonostante la brutta situazione economica e le politiche fiscali restrittive. Dato che la Bundesbank si è astenuta dal citare qualsiasi prova empirica nella sua dichiarazione, sembra aver dimenticato il fatto che l’interruzione, che la banca tedesca indica, senza mezzi termini chiaramente esiste.

La Bundesbank ha anche sostenuto la tesi sorprendente secondo cui non è compito delle banche centrali rimuovere tale interruzione quando essa si verifica. Questo dettato, ha asserito, si applica anche quando i partecipanti al mercato speculano sul crollo dell’unione monetaria. Le misure di sostegno necessarie, secondo la banca centrale tedesca, devono essere decise e spalleggiate dai governi e dai parlamenti nazionali. Ma la Bundesbank ha dimenticato che i governi nazionali trasmisero tutti i loro poteri di politica monetaria alla BCE al momento dell’adesione all’unione monetaria? Nessun paese sarebbe in grado da solo di fermare efficacemente la fuga di capitali innescata dalla speculazione di chi è sul punto di uscire dall’euro.

Interpretazione asimmetrica

Nel complesso l’affermazione della Bundesbank dà l’impressione che sia relativamente rilassata circa i rischi della unione monetaria sul fatto che essa possa cadere a pezzi. Mentre la Bundesbank ha dedicato molte pagine ai rischi inflazionistici derivati dall’acquisto dei titoli di Stato, non si trova una sola parola sui pericoli che sorgerebbero se la BCE dovesse annullare il suo programma di acquisto.
Se l’unione monetaria dovesse frantumarsi in modo incontrollato, i pericoli per la Germania, in particolare, sarebbero enormi. Oltre alla crisi economica che deriverebbe da un tale evento, ci sarebbe quasi certamente un massiccio apprezzamento del nuovo marco tedesco o qualunque sia il nome che si voglia dare alla valuta tedesca.

Nel complesso, la lettura della dichiarazione della Bundesbank lascia l’impressione che argomentazione degli autori non sia del tutto priva d’interesse personale. In mezzo a tutta l’incertezza circa i meccanismi di trasmissione della politica monetaria, non vi può essere alcun dubbio sul fatto che nessuna istituzione potrebbe beneficiare maggiormente dalla disgregazione dell’unione monetaria, se non la Bundesbank.

Essa ritornerebbe dall’essere un semplice membro del Sistema euro, formalmente pari alla banca centrale di Malta, con un solo dei 23 voti nel Consiglio direttivo della BCE, alla di gran lunga più potente banca centrale d’Europa.

http://www.spiegel.de/international/europe/top-economist-attacks-bundesbank-opposition-to-bond-buying-a-904888.html

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