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Epifani e Renzi, il paradosso degli opposti che rischiano il vicolo cieco – Il Sole 24 ORE

5 giugno 2013

Il PD si sta impantanando in uno stallo preoccupante. Dopo i recenti gravissimi errori che hanno portato al pessimo risultato elettorale e allo psicodramma dell’elezione del Presidente della Repubblica, si poteva sperare in un colpo d’ala, in un sussulto di orgoglio e realismo. Invece il partito si dibatte tra la predisposizione delle fortificazioni  per garantire continuità da parte del gruppo dirigente che ha condotto all’attuale situazione e l’irresolutezza e il tatticismo di chi dovrebbe prenderne la guida per condurlo ad una metamorfosi. Un bel guaio per il Paese.

Per motivi diversi e anzi opposti, Guglielmo Epifani e Matteo Renzi, i due volti che incarnano la doppia anima del centrosinistra, rischiano di trovarsi entrambi in un vicolo cieco. Sarebbe il più incredibile dei paradossi, nonché la più sorprendente delle vittorie offerta all’eterno Berlusconi. Eppure è proprio questo il piano inclinato su cui si trova oggi il Pd post-bersaniano.

Prendiamo Epifani. Personaggio sperimentato, uomo di buonsenso che conosce il suo mondo. La sua idea sembra quella di ricostruire un partito di apparato, fondato sugli organigrammi interni e su solide certezze offerte al ceto politico. La cura certosina con cui si sono calibrati i pesi delle varie correnti per dar vita al nucleo ristretto della segreteria, una sorta di “caminetto” il cui compito sarà di assistere il numero uno, la dice lunga. Obbedisce all’idea di Epifani di un partito vecchio stile che rifiuta il “leaderismo” e ogni “personalizzazione”. Anche Bersani sosteneva una tesi simile e guardava con distacco ai “partiti personali” legati all’immagine del loro leader. Epifani la vede allo stesso modo e non pensa solo a Berlusconi, a Grillo e magari a Monti: pensa anche o soprattutto a Renzi.

Comunque sia, la prospettiva del neo-partito pesante dovrà essere declinata meglio nei prossimi tempi per non apparire solo la nostalgia di un tempo in cui esistevano possenti organizzazioni di massa, fossero il Pci o la Cgil. Allo stato delle cose l’orientamento di Epifani sembra più che altro un modo abile per tracciare la strada verso un congresso da preparare con calma, verso la fine dell’anno. Un congresso nel quale l’attuale segretario dice di non volersi candidare, quando invece il percorso e le modalità politiche con cui egli plasma il Pd sembrano dire il contrario: la candidatura potrebbe scaturire “dal basso”, una sorta di riconoscimento obbligato al leader che rifiuta la leadership (ossia il tratto caratterizzante di tutti i partiti di sinistra e di governo in Europa).

Colpisce in tutto ciò la debolezza delle proposte, la difficoltà di “fare notizia”. Epifani è sulla difensiva su parecchi punti dell’agenda politica e lascia grande spazio mediatico al centrodestra. Giusta la preoccupazione di non intralciare l’opera di Enrico Letta, che del Pd è esponente di primo piano, ma si coglie un’eccessiva timidezza proprio sulle questioni economiche e sociali. Per non parlare delle riforme, dove il Pd è dilaniato dallo spettro del presidenzialismo e il suo capo può solo guadagnare tempo (“fermiamoci un attimo”). Troppo poco per risalire la china e rivolgersi a un elettorato meno legato agli stereotipi tradizionali. Ma forse il risultato delle amministrative, buono solo in apparenza, ha creato qualche illusione di troppo.

Quanto a Renzi, la sua parabola rischia di essere quella dell’eterna promessa. O del bruco che ha paura di diventare farfalla. A parte le affermazioni finto-umili (“la mia leadership? Ci sono cose più importanti di cui parlare”), il problema del sindaco è la sua irresolutezza. Teme di sbagliare i tempi politici, ha paura di rafforzare Letta oppure, al contrario, di essere accusato di volerlo indebolire. Vorrebbe essere percepito dall’opinione pubblica come un leader – l’opposto di Epifani – ma non come il fiduciario di un partito che lui giudica antiquato e appesantito da troppa zavorra. In realtà dovrebbe prendere il Pd dopo aver stretto un solido e credibile patto con Enrico Letta. Ma non se la sente di compiere questo passo e così rischia di perdere terreno giorno dopo giorno. Oppure di commettere un errore di troppo.

via Epifani e Renzi, il paradosso degli opposti che rischiano il vicolo cieco – Il Sole 24 ORE.

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