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I piccoli comuni. ( Ci siamo anche noi ).

30 maggio 2013

monferrato

Senza Maranello non esisterebbe la Ferrari. Senza Barolo il vino italiano sarebbe più povero. Senza Vinci il rinascimento avrebbe perso un genio. La qualità dell’Italia si costruisce anche nei borghi, nei paesi che restano anonimi finché emerge un’eccellenza capace di imporsi all’attenzione globale. Ma, se la rete che tutela la biodiversità culturale perde pezzi, l’intero sistema rischia di impoverirsi. Un rischio che la nuova campagna a difesa dei piccoli Comuni vuole evitare. I Comuni sotto i 5 mila abitanti sono 5.698, il 72% del totale. Ospitano oltre 10 milioni di persone. Producono il 93% dei prodotti a marchio certificato (Dop e Igp) e il 79% dei vini più pregiati. Contano quasi un milione di imprese e il 16% dei musei, monumenti e aree archeologiche di proprietà statale. Inoltre 5.687 piccoli Comuni hanno almeno una fonte di rinnovabili installata sul proprio territorio, 274 producono più energia pulita di quella necessaria ai consumi delle famiglie che li abitano. E in 895 piccoli Comuni la percentuale di raccolta differenziata supera il 60%, con picchi oltre l’80%.

“Se non vogliamo sprecare un’opportunità decisiva per entrare con la notra identità nei mercati globalizzati dobbiamo scommettere sui piccoli Comuni”, afferma Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera e primo firmatario della proposta di legge per la tutela dei piccoli Comuni. “Per rilanciare l’economia l’Italia deve scommettere sulle cose che la rendono unica: bellezza, qualità, paesaggio, storia, coesione sociale, legame con i territori. Per questo chiediamo a tutti di partecipare domenica a Voler Bene all’Italia, la festa nazionale dei piccoli Comuni promossa da Legambiente per celebrare i tesori dei nostri borghi, l’innovazione tecnologica e il buon governo dei territori”.

La legge presentata a Montecitorio punta su un pacchetto di misure. Informatizzazione dei piccoli Comuni. Assegni e borse di studio per laureandi e specializzandi che si impegnino a esercitare la professione per almeno 5 anni nelle strutture sanitarie di zone rurali e montane. Quaranta milioni di euro l’anno per gli interventi di tutela dell’ambiente e dei beni culturali, di messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e egli istituti scolastici, di promozione dello sviluppo economico e sociale dei piccoli Comuni. Dieci milioni di euro l’anno per incentivare acquisto o possesso di immobili destinati ad abitazione principale o ad attività economiche.

Per finanziare questi interventi si punta sul ruolo di guardiani delle acque e dei boschi che i piccoli Comuni svolgono. Un ruolo che acquisterà peso crescente man mano che il cambiamento climatico renderà più preziosa la risorsa acqua e man mano che le misure per frenare le emissioni serra daranno valore all’anidride carbonica contenuta negli alberi.

Antonio Cianciullo su La Stampa .

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