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Un segretario a vocazione maggioritaria – Europa Quotidiano

23 maggio 2013

Anche se con qualche ritardo rispetto alla pubblicazione su Europa, mi sembra interessante postare questo ottimo articolo della politologa Sofia Ventura, che fa intelligentemente il punto su un paio di questioni organizzative e statutarie assolutamente centrali per il PD e che torneranno probabilmente al centro della discussione in vista del prossimo congresso.

Nel Pd ora guidato in via transitoria da Guglielmo Epifani, si stanno facendo strada con forza crescente due ipotesi organizzative che segnalano come il maggior partito della sinistra stia reagendo alla sua profondissima crisi con proposte difensive, regressive; proposte che rivelano l’abbandono dell’ambizione maggioritaria che aveva connotato la sua fase nascente e che, se davvero perseguite, lo condanneranno a una natura identitaria e perciò costantemente perdente nel paese, a danno dell’intero sistema politico.

La prima di queste ipotesi riguarda l’abbandono dell’elezione del segretario da parte dei simpatizzanti per limitare l’elettorato attivo ai soli iscritti. L’elezione “popolare” aveva rappresentato un’innovazione importante nel panorama dei partiti europei, perché orientata a rendere la dirigenza del partito rispondente a un’opinione più ampia e diffusa nel paese, invece che a una base più ristretta e maggiormente condizionata dalle dinamiche interne di partito. Oggi, invece, piuttosto che porsi il problema di semplificare le regole di quell’elezione per liberarla dai residui di logiche correntizie, si preferisce garantire ai capi-corrente il controllo di quel che rimane di un partito allo sbando.

La seconda ipotesi, sostenuta a vario titolo e per motivi anche diversi da molti esponenti del Pd, da Renzi a Bersani, è quella di una separazione tra la segreteria del partito e la potenziale leadership di governo. In controtendenza rispetto a quanto accade nella maggior parte dei grandi partiti democratici, una tale soluzione è problematica rispetto all’obiettivo di fare di un partito una reale ed efficace forza di governo e, conseguentemente, di rendere i partiti e i loro leader utili per il buon funzionamento del sistema democratico. Il dualismo “guida del partito-guida del governo”, infatti, implica una potenziale tensione, che può tradursi in competizione e conflitto, tra l’esecutivo e il partito che quell’esecutivo sostiene. Quali possano essere le ricadute rispetto all’esigenza di elaborare una coerente linea di governo, capace di privilegiare una visione ampia dei problemi del paese, rispetto alle più anguste preoccupazioni di partito, non sono difficili da immaginare.

Continua a leggere via Un segretario a vocazione maggioritaria – Europa Quotidiano.

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