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Le sedie del Prof. Gustavo Piga economista

10 maggio 2013

Pubblichiamo questo interessante e arguto post tratto dal blog del Prof Gustavo Piga, docente della LUISS di Roma, esperto nel settore del public procurement (procedure inerenti la formulazione di appalti pubblici per la fornitura di beni e servizi). Per chi fosse interessato a seguire il suo blog http://www.gustavopiga.it/ , o visionare la sua scheda http://www.economia.uniroma2.it/nuovo/facolta/docenti/docenti.asp?idprofessore=273

fg

7 maggio 2013

Che aspettiamo? Ditemelo voi.

273

Mario Draghi, in attesa delle elezioni tedesche, non può che ripetere un mantra sbagliato, quello che l’austerità muore con abbassamento delle tasse o della spesa corrente. Ridurre la spesa corrente è recessivo, se non si individuano gli sprechi, per definizione.

Se io compro una fila di sedie che mi serve per l’aula del primo anno alla mia università di Tor Vergata, questa spesa non solo crea occupazione nel settore della lavorazione del legno ma genera maggiore comprensione del mio corso da parte dei miei studenti che non devono stare in piedi. E’ spesa corrente, che genera maggiore produzione in un momento in cui chi viene tassato per finanziarla non spende, e ha anche il bell’effetto di migliorare la produttività dei nostri giovani nel lungo periodo. Impedirmi di comprarla, la fila di sedie, è mossa recessiva, austera, che aumenta la disoccupazione, giovanile e non, che Draghi dice di voler combattere. E rende meno svegli i miei studenti (sperabilmente quando vengono alle mie lezioni imparano qualcosa di utile).

Certo se quella fila di sedie la compro a 100 quando potrei comprarla a 80, ciò implica che 20% di quella spesa non genera più occupazione, ma solo sprechi, che arricchiscono il produttore di sedie a scapito del contribuente. Non c’è maggiore occupazione di falegnami dovuta a quei 20, e gli studenti non diventano più intelligenti avendo l’università pagato 20 euro in più. Sono quei  20 euro che Draghi dovrebbe precisare che vuole tagliare. E che vanno tagliati. Non gli 80. Ma Damiano e Massimiliano, due lettori, non sono contenti. Vogliono sapere cosa è questa storia degli sprechi, dove sono, se non è la “solita balla”. E allora prendiamo i dati. Ci sono i dati Istat-Ministero Economia e Finanze, le famose indagini conoscitive, incredibile strumento di rilevazione degli sprechi, lasciato a se stesso da chi forse non ha interesse a identificare gli sprechi. Lì Damiano e Massimiliano possono trovare contezza degli sprechi.

E’ da quei dati che nasce l’incredibile lavoro dei tre economisti italiani, Bandiera, Prat e Valletti sull’American Economic Review (la rivista più prestigiosa al mondo per gli economisti), che quei dati usano, dove scrivono che: “Quanto spreco negli acquisti di beni e servizi potrebbe essere eliminato nel portare “il peggiore al livello del migliore? … Se tutte le stazioni appaltanti dovessero pagare gli stessi prezzi della decima migliore su cento, la spesa scenderebbe del 21%. .. Dato che le spese di beni e servizi sono l’8% del PIL, se gli acquisti ricompresi nel nostro campione fossero rappresentativi di tutti gli acqusiti di beni e servizi, i risparmi andrebbero dall’1,6% al 2,1% di PIL!” [NdR Su questo argomento, abbiamo pubblicato un post il 13 novembre scorso, dal titolo: “Si alla riduzione degli sprechi, no ai tagli lineari e indiscriminati”] https://democraticieriformisti.wordpress.com/2012/11/13/si-alle-riduzione-delle-spese-no-ai-tagli-lineari-e-indiscriminati/

A cui andrebbero sommati gli sprechi non tanto dovuti ai prezzi ma alle eccessive quantità acquistate. 3% di PIL? Certamente. 50 miliardi di euro. Risparmi. Da usare per farci spesa vera. Eccolo un esempio per Damiano e Massimiliano (ma sui dati Istat tanti altri esempi sono rintracciabili).  Le fotocopiatrici, a noleggio.

fotocopiatrici

In blu i prezzi spuntati dalla centrale d’acquisto Consip, in verde i prezzi medi delle altre amministrazioni, decisamente maggiori. Perché sono stati autorizzati questi acquisti in verde? Chi ha controllato? Non sono un tifoso della centralizzazione (anche perché impediremmo a qualcuno di riuscire a comprare a prezzi migliori di Consip, oltre a mettere in difficoltà tante PMI) , ma dell’analisi centralizzata dei dati in tempo reale e dei controlli capillari della qualità delle forniture e dei lavori, sì.

Un incredibile volano di sviluppo, le risorse derivanti dall’individuazione degli sprechi. Che aspettiamo? Ditemelo voi.

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