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Indennità parlamentare: Roma lazzarona.

7 maggio 2013

Achille Saletti nel suo blog su “Il Fatto Quotidiano.it” esprime dubbi sorti un po’ a tutti dopo l’annuncio del M5S di trattenere su base volontaria la diaria dei cittadini onorevoli. Personalmente credo che una riduzione dei costi della politica fosse necessaria, ma ad ogni lavoro va data dignità anche attraverso una congrua retribuzione. A me, come all’autore del post, può stare bene pagare adeguatamente chi lavora per il bene comune. Anche uno stipendio decurtato è già troppo per chi non ha competenze e capacità. Da dipendente della PA vorrei solo capire se lo spostare l’onorevole Biancofiore dall’occuparsi di Pari Opportunità a Pubblica Amministrazione, abbia un significato. Forse può occuparsi di PA anche chi parla senza riflettere? Boh….

ml

Pare, tra le nebbie del populismo in salsa grillina, che frammenti di realtà stiano venendo a galla. Scoprono i giovani parlamentari che la vita costa, a Roma. Una bella scoperta, non c’e che dire. Forse un poco tardiva. Scoprono, anche, che se vuoi pagare i collaboratori di cui uno a Roma ed un alto nel tuo collegio i 3.600 euro lordi a ciò preposti non sono poi una grande cifra. E, al tempo stesso, scoprono che gli alberghi costano, il cibo anche, e che vivere una città senza reti relazionali e familiari comporta spese ulteriori.

Scoprono che se usi un telefono e ti muovi in taxi più di quanto erano disabituati prima comporta un esborso di parecchie centinaia di euro mensili e che un affitto o anche una pensioncina miseranda, a Roma, ti costa dai mille euro in su.

Alla fin fine tutti gli sprechi monetari di cui sono stati accusati i loro colleghi si ridimensionano e fa capolino l’idea che la passione politica non è sufficiente per fare il parlamentare. Perché “ i schei i ghe vol”. Vedremo quanti di loro sapranno rinunciare all’indennità di fine mandato. Per il momento godiamoci questa presa di coscienza che farà si che il risparmio tra un parlamentare morto ed uno vivo è annoverabile in poche migliaia di euro. Se poi il parlamentare morto, come un tempo accadeva regolarmente ed oggi meno frequentemente, girava al partito una percentuale significativa della propria indennità la differenza si riduce ad una inezia. Ed allora è meglio concentrarsi, se si vuole rimarcare la differenza,non tanto verso forme vecchie di pauperismo coatto ma verso una qualità del lavoro parlamentare che possa realmente giustificare il fatto che ognuno di loro costa alle tasche dei cittadini una cifra consistente non tanto dissimile da quella dei loro colleghi cialtroni. Perché se non combini nulla anche solo mille euro sono rubati. Abbandonino le puttanate dello streaming e si immergano nella pratica politica. Dimostrino che effettivamente sono capaci di consumare scarpe e intelletto per organizzare la vita politica del loro movimento che ad oggi, all’infuori del blog del capo, è inesistente.

Altrimenti che ci stanno a fare?

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