Skip to content

La rinnovata “ideologia tedesca”

4 maggio 2013

-A differenza di quanto si possa pensare la distanza che separa la Germania dal resto dell’Europa non attiene esclusivamente a una diversa interpretazione della politica economica, poiché tale divario è molto più profondo. Infatti, esso affonda in un terreno maggiormente compatto: quello dell’ideologia. L’ideologia non è che un elemento della cultura, ma a differenza della seconda, ove si richiede un consenso “naturale”, la prima porta con sé una volontà di unanimità, per cui essa acquista in seno alla cultura un andamento più razionale, più esplicito e anche più militante nei modelli e nei valori. Da ciò si desume che nel caso della Germania, dal momento in cui si è costituita come nazione, questa non ha mai desiderato acculturare l’Europa, ma ha sempre ambito a ideologizzarla. La Germania è una nazione inseparabile dal continente europeo, ma il suo ripetuto tentativo egemonico ha contribuito nel corso del 900 a offuscare la centralità politica dell’Europa. Conveniamo con chi afferma che il più celebrato valore tipicamente tedesco riguarda il forte senso d’appartenenza del singolo a una collettività costituita, ossia quello nel quale una persona svolge un determinato ruolo in funzione del benessere sociale. Si tratta di una virtù civile che ha generato buone pratiche, le cui applicazioni hanno sempre contraddistinto le peculiarità tedesche: una disciplina sociale, l’efficienza della sua macchina amministrativa e produttiva, la disponibilità alla solidarietà domestica, ecc. Tuttavia, quando nel corso del secolo scorso, la “tensione collettiva” si è fatta “idea”, uscendo così dal perimetro della vita reale, la Germania si è trasformata, prima in un pericolo per l’Europa e poi nella sua tragedia. La popolazione tedesca in preda alla follia per quell’astratto concetto inerente a una sua supposta missione civilizzante, venne letteralmente affamata dagli inglesi nel 1918, umiliata dai francesi nel 19, ed infine ridotta a mendicare tra le macerie dalla morsa russo-americana nel 45. Acculturare significa discutere per acquisire da parte degli interlocutori consenso, per converso ideologizzare vuole dire conculcare un’idea, uno schema ritenuto da chi lo impone logico e indifferibile. L’Europa è un continente composito, dalle mille culture e dalle secolari storie, qualora si volesse continuare a perseguire il difficile cammino dell’unificazione politica serve un ascolto paziente e una predisposizione empatica. Una sorta di combinato disposto attraverso cui creare quel reciproco scambio di “doni” necessari allo scopo. La prevaricazione o l’imposizione del dato di fatto dell’uno verso l’altro incute solo paura e genera sospetto. La Germania, sebbene in un contesto diverso – non più egemonico dal punto di vista militare, bensì solo economico – sembra ripetere lo stesso errore commesso nel passato. Sempre più accerchiata sullo scenario dei mercati internazionali da un dollaro contro euro forzatamente tenuto debole e da uno yen volutamente iper-svalutato; ridotta la sua capacità d’influenzare il consumo nella zona euro a causa del clima depressivo da essa stessa creato; infine, ostile a dar vita a una espansione “domestica”, l’attuale suo surplus commerciale nel breve volgere del tempo svanirà nel nulla. Ma “nel nulla”, con essa, sembra affermare la “risvegliata” Francia – sua storica ambivalente antagonista-alleata – finiremo anche tutti noi europei per caderci. Sull’argomento, dal settimanale tedesco Der Spiegel, “Un profondo gelo nelle relazioni Franco-tedesche

Buona lettura

fg

I Progressi nell’Unione europea sono in questo momento in una fase di stallo, perché Francia e Germania non riescono ad andare d’accordo. Parigi spera, dopo le elezioni di questo autunno, in un cambio di governo a Berlino, tuttavia ciò farebbe ben poco per colmare le crescenti differenze tra i paesi.

Gli ambasciatori che si sono riuniti nella biblioteca del Ministero degli Esteri tedesco il Giovedì della settimana scorsa erano a conoscenza che la situazione fosse particolarmente grave. Questi diplomatici sono abituati a vedere le immagini di Angela Merkel con i baffi di Hitler disegnati sul suo viso, udire invettive al vetriolo sulla volontà tedesca di rafforzare le politiche di austerità in Europa e sostenere colloqui diplomatici tesi. Da qualche tempo, i diplomatici tedeschi hanno potuto notare il crescere di un sentimento anti-tedesco in modo considerevole in molti paesi dell’Unione Europea.

In queste circostanze, gli ambasciatori che convergevano presso il Ministero degli Esteri di certo non si aspettavano che l’incontro fosse alla stregua di un meeting occasionale, ma ciò che si trovarono di fronte li colse ancora di sorpresa. Nikolaus Meyer-Landrut, il Consigliere politico per gli affari europei della Merkel, fornì ai diplomatici un’immagine nuda e cruda in merito alle reali preoccupazioni della Cancelleria, le quali non possono migliorare in tempi brevi. Il Consigliere della Merkel ha lasciato ai diplomatici una chiara impressione che il governo tedesco abbia abbandonato la speranza che si verifichi ogni apprezzabile progresso nella politica europea prima delle elezioni federali in Germania a settembre. I funzionari della Cancelleria considerano la vicina Francia il colpevole di questa situazione. Si tratta del paese che è destinato a far funzionare insieme con la Germania il motore che aziona l’UE nel suo complesso. Parigi, afferma Meyer-Landrut, non è interessata a raggiungere accordi con la Germania su questioni fondamentali prima di settembre. Il significato che stava dietro le sue parole era chiaro: il Presidente francese François Hollande sta contando sulle elezioni tedesche, così spera che un nuovo governo a Berlino al posto dell’attuale, sarà più disposto al compromesso. Hollande si aspetta più nulla dall’attuale governo tedesco.

Le relazioni sono peggiori di quanto i pessimisti predissero

A un anno dal mandato di Hollande, le relazioni franco-tedesche sono persino peggiori di quanto i pessimisti in entrambi i paesi predissero. Berlino e Parigi sono in disaccordo su quasi ogni aspetto riguardante il modo di affrontare la crisi attuale, il dissenso verte su ogni cosa, dall’unione bancaria al piano di salvataggio per Cipro e agli eurobond. E’ risaputo che non succede nulla nella UE senza che questi due vicini concordino su un’unica azione strategica, eppure continuano ad annullarsi reciprocamente. Le situazioni in gioco non sono banali. Al centro del conflitto franco-tedesco sta niente di meno che la questione di come l’Europa può scrollarsi di dosso la crisi attuale. La Merkel è convinta che questa può essere raggiunta solo mediante l’attuazione delle riforme: l’austerità, la liberalizzazione del mercato del lavoro e la riforma del welfare. Ma Hollande non è disposto a lasciare che la Germania imponga il suo modello sulla Francia. Egli teme che, qualora Berlino riuscisse ad attuare i suoi piani di austerità, la recessione europea non finirà che peggiorare. Poiché, Hollande ha annunciato a marzo che la Francia deve ridurre la spesa pubblica, una fazione all’interno del suo partito che guadagna ascolto sta spingendo per il confronto con la Germania. Hollande crede che il suo punto di vista stia raccogliendo consenso in giro per l’Europa, al punto che la Germania alla fine sarà sotto pressione e quindi non avrà più alcuna alternativa se non fare concessioni. Egli considera come onere della prova l’inversione di rotta da parte della Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, il quale la settimana scorsa dichiarò che, benché creda che le politiche di austerità siano fondamentalmente corrette, egli anche reputa che esse abbiano raggiunto i loro limiti. Le differenze politiche tra Berlino e Parigi sono ulteriormente aggravate da antipatie personali. La Cancelliera Merkel e il Presidente Hollande non hanno mai simpatizzato l’uno con l’altro. Ciò di per sé non è necessariamente un problema, dal momento che i politici possono lavorare bene insieme senza diventare subito amici. Helmut Kohl e François Mitterrand hanno trovato un terreno comune solo con grande sforzo, inoltre il rapporto della Merkel con il predecessore di Hollande, il conservatore Nicolas Sarkozy, è altresì maturato dopo un inizio difficile. Ma a questo punto la fiducia reciproca, che una volta esisteva tra la Francia e la Germania, si è persa e la chimica tra Merkel e Hollande è così evanescente che i due rischiano di provocare un grave danno all’UE nel suo complesso.

Un’ostinazione cercata

Alcune di queste difficoltà si presentano alla stregua di un’ostinazione volontaria. Hollande, per esempio, non ha ancora perdonato alla Cancelliera tedesca la sua bocciatura riguardo a riceverlo a Berlino durante la sua campagna elettorale. Egli non si fa scrupolo nel dire di quanto debole sia il legame tra lui e la Merkel. Le relazioni sembravano raggiungere il nadir due settimane orsono, dopo la stesura di una bozza di un documento politico all’interno della componente di sinistra del Partito socialista di Hollande. Il testo è trapelato all’esterno e pubblicato sul quotidiano francese Le Monde. Il documento minaccia una “resa dei conti” con il “Cancelliere dell’austerità” e deride “l’intransigenza egoista” della Merkel, affermando che le sue posizioni politiche servono esclusivamente a tutelare “il risparmio dei depositanti tedeschi, il record della bilancia commerciale di Berlino e il suo futuro elettorale.” Il documento, redatto in occasione di una conferenza del partito sull’Europa nel mese di giugno, ha creato scalpore sia in Francia sia in Germania durante il fine settimana. Cedendo alle pressioni del governo di Parigi, i socialisti apparentemente rimossero la maggior parte dai toni più marcati e lo “stigmatizzante” linguaggio. Anche se il documento può riflettere il parere privato del Presidente, non fu chiaro se egli fosse a conoscenza in anticipo del testo in modo esatto. Il giornale satirico francese Le Canard Enchainé ha riferito lunedì, che uno dei consiglieri personali di Hollande aveva dato il via libera in anticipo, ma quando gli attacchi contro la Merkel provocarono scalpore, il primo ministro Jean-Marc Ayrault inviò concilianti tweet in tedesco. Mercoledì scorso, gli fu chiesto nel corso di una conferenza stampa con il primo ministro italiano Enrico Letta se fosse stato a conoscenza della bozza. Egli rispose dicendo che non era il leader del partito e che “riguardo al testo, non c’era bisogno di incriminare un leader europeo per fare il punto della situazione “. La Merkel, nel frattempo, fa pochi sforzi per estendere le cortesie personali al suo omologo francese. Due settimane fa, invitò l’euroscettico Primo Ministro britannico David Cameron con la sua famiglia per un intimo tête-à-tête nella sua residenza per gli ospiti a Meseberg, a nord ovest di Berlino. Se Hollande avesse sperato di ricevere un simile gesto di amicizia, la sua attesa finora sarebbe stata vana.

Entrambi i leader rinunciano al progetto franco-tedesco

Per il momento sembra che entrambi i leader abbiano rinunciato al progetto franco-tedesco. La Cancelliera è frustrata poiché non è più in grado di influenzare la politica francese. Le sue proposte, che hanno trovato un ascoltatore disposto come Sarkozy, con Hollande cadono nel vuoto. La Merkel è anche infastidita dai continui appelli a una maggiore solidarietà. Dal punto di vista tedesco, questo equivale essenzialmente a una richieste di più soldi dalle casse di Berlino. Il Ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, appartenente all’Unione Cristiano Democratica della Merkel (CDU) di centro-destra è altrettanto insoddisfatto della discordia tra Berlino e Parigi. Nel corso di una riunione tra i rappresentanti parlamentari della CDU e i loro omologhi del partito conservatore francese Unione per un Movimento Popolare (UMP), tenutasi presso la Fondazione Konrad Adenauer pochi giorni fa, Schäuble ha riconosciuto che ha notevoli differenze d’opinione con il suo omologo francese Pierre Moscovici. La Germania accusa Parigi per il ristagno in cui versa l’Europa, intravedendo nella Francia la mancanza di volontà d’intraprendere quelle riforme che sono il tema al centro della crisi dell’euro. I funzionari della Cancelleria credono che la Francia debba attuare le fondamentali riforme sulla falsariga di quelle tedesche che l’ex cancelliere Gerhard Schröder si impegnò con il programma Agenda 2010. Riforme che hanno provocato dolorosi tagli alle indennità di disoccupazione a lungo termine, la riduzione dei costi unitari del lavoro e altre cose, per far sì che il paese diventasse più competitivo. Quelle correzioni che la Francia non ha più molto tempo per farle.

Germania e Francia inizialmente volevano utilizzare questo periodo di relativa calma della crisi dell’euro per far avanzare le riforme importanti, e di fare un passo in avanti verso una politica economica e monetaria comune al vertice UE che si terrà a giugno. Ora è improbabile che siano in grado di intraprendere anche il più piccolo.

Annunci
One Comment leave one →
  1. 5 giugno 2013 22:17

    Ho trovato questo blog su google, sto leggendo con gusto tutti i post che riesco… il blog e’ semplicemente fantastico, complimenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: