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Benoît Hamon: redde rationem sull’euro: Francia versus Germania

30 aprile 2013

Benoit HamonSiamo ormai prossimi all’inizio della resa dei conti all’interno della zona euro. Con l’intervista rilasciata da Benoît Hamon (nella foto) al quotidiano britannico The Observer[1], il Governo francese, seppur con note discordanti al suo interno, è uscito dalla sua solita ambiguità e soprattutto dalla sua pretestuosa ubiquità dichiarandosi non più disponibile ad accettare passivamente la politica economica rigorista tedesca. Già da tempo all’interno del PS francese circolavano voci di dissenso e di critica nei confronti di François Holland e del primo ministro Jean-Marc Ayrault per la loro posizione attendista e tollerante nei confronti dei continui e fastidiosi diktat della Merkel. L’accelerazione del malessere è diventata sempre più manifesta a partire dall’inizio del 2013. Essa è giunta al culmine della  sua massima potenzialità la settimana scorsa a causa della precaria situazione economica transalpina. A ciò ha contribuito anche al rovescio subito dal Partito Democratico italiano, sostenitore nel corso della sua campagna elettorale – sebbene con qualche distinguo – della posizione centrista filo-germanica, i cui drammatici effetti sul tessuto sociale del nostro paese da tempo preoccupano non poco la sinistra francese. Benoît Hamon non è un rappresentante di seconda fila del PS. Emergente, brillante economista, ha rivestito l’incarico di porta voce del partito fino alla sua recente nomina nel maggio del 2012, su espressa indicazione di François Hollande, a Ministro dell’Economia sociale e della solidarietà nell’attuale governo di Jean-Marc Ayrault.

Il bretone Hamon nella sua intervista non ha usato affatto un tono diplomatico “è il tempo di finirla con la politica di austerità in Europa“, aggiungendo: “solo la Merkel, sostenuta da alcuni paesi del nord, crede che l’austerità funzioni … quando è chiaro che non vi è alcuna prospettiva [che agendo in questo modo] i tassi di disoccupazione scendano.

Che cosa ha spinto alcuni membri del governo francese a mettere in dubbio la decennale politica della “relation privilégiée” su cui fino a poco tempo fa si fondava il rapporto con la Germania? Si trapela che il Partito Socialista Francese abbia esteso una bozza di un documento nel quale si accusa la Merkel di “intransigenza egoista“, poiché  – reciterebbe lo scritto – ella continua a insistere in modo pervicace sulle politiche di austerità. Il testo finale di questo documento – scrive Le Monde[2] – “richiama a un affrontement démocratique con la Germania. Si è ben al di là della tension amicale evocata da François Hollande alla televisione il 28 marzo scorso”. Commenta sempre il quotidiano parigino: “che questo linguaggio bellicista sia o non sia autorizzato dall’alto è ugualmente inquietante, poiché ciò implica che il Presidente non è più in grado tenere le ses troupes”. Infatti, una gran parte dei militanti socialisti francesi si chiede: qualora la Germania non cambiasse idea, che cosa accadrebbe alla Francia nell’ipotesi di un obbligato rientro entro il deficit del 3% (attualmente il 4,5%) nel 2014? Inoltre: posto che la situazione sia già grave di per sé, non è che un eventuale non allentamento della morsa dell’austerità ci condurrebbe a vivere uno scenario simile alla pauperizzazione sociale italiana? I dati diffusi la scorsa settimana hanno rivelato che il tasso di disoccupazione francese aveva raggiunto un livello record, con più di 3,2 milioni di persone in cerca di lavoro. Mentre l’economia ristagna, l’indice di gradimento per il Presidente François Hollande è crollato al livello più basso registrato da quando la Quinta Repubblica ebbe inizio nel 1958. Pur  tuttavia, Le Monde mette in guardia: “la realtà è che il PS è sul punto di esplodere sulla questione della politica economica e del governo”, quindi “ questo piccolo gioco [di prendersela con la Merkel] non è solamente infantile è anche pericoloso”. Insomma, “la Francia non è Cipro…..ciò implica anche un dovere di responsabilità all’interno della UE”. Come dire: “ne tirez pas sur Angela Merkel”, ma invece pensiamo a sistemare i nostri guai. Sennonché, ad infiammare gli animi e a rispondere piccato a Le Monde scende in campo un obice da 90 del PS Francese, il Presidente dell’Assemblea nazionale Claude Bartolone, il quale – riporta Liberation  – “ha mantenuto all’indomani (domenica) le sue dichiarazioni contro la politica della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che hanno continuato a suscitare polemiche all’interno della maggioranza e il duro rimprovero dell’opposizione”. Tuttavia, pare che le pressioni del governo francese abbiano sortito effetto sul documento del PS, cita Liberation[3]: “il testo sarà emendato di tutti i riferimenti che stigmatizzano il pensiero della Sig.a Merkel “. Però, a quanto pare, la polemica non è lontana dal placarsi. A rendere più elettrico il confronto ci pensa il deputato socialista Razzy Hammadi, il quale replica stizzito su Liberation “è sorprendente che una formazione politica che è deputata incoraggiare la democrazia dei militanti diventi un partito i cui testi sono sottoposti all’emendamento diretto del governo. Il partito socialista vuole un nuovo indirizzo per l’Europa e non cederà a posizioni ipocrite ed esagerate”.

Una divisione all’interno del PS richiama a quella non molto dissimile attualmente presente nel PD italiano, con una sostanziale differenza: la prima è ancora “al lordo” dell’austerità. Il ragionevole timore dei socialisti francesi si fonda proprio sull’eventualità che Bruxelles (alias la Germania) imponga ai transalpini di rispettare il vincolo inerente il deficit di bilancio (max 3%) già nel 2013 e che questo possa generare una forte reazione popolare con la conseguente esplosione delle opposte frange radicali anti-europeiste.

Benoît Hamon, conversando con il giornalista inglese, non risparmia ulteriori critiche all’establishment tedesco: “oggi, possiamo constatare che tra i leader e gli economisti l’ondata di opinione contro l’austerità è preponderante …..l’unica economia che sta resistendo, opponendo il veto è la Germania“. L’intervento del parlamentare bretone e i malesseri dei socialisti francesi – fa notare il The Observer – sono successivi alla settimana in cui l’economia dell’austerità è stata messa sotto esame. Il noto paper redatto dai due economisti americani, Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart, sugli effetti nefasti del debito pubblico in funzione della crescita economica, pubblicato nel 2010, è stato seriamente attaccato e gli autori sono stati accusati a ragione di aver commesso dei gravi errori metodologici. Ebbene, si tratta proprio di quella ricerca economica su cui il governo tedesco fondava le ragioni teoriche della sua dottrina di consolidamento fiscale.

Che la Francia tema il crollo e finalmente sguaini la sciabola è un bene anche per noi.


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