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Il sollievo degli Stati Uniti.

20 aprile 2013

Paolo Mastrolilli su La Stampa.

Stabilità politica, responsabilità fiscale, e possibilmente riforme strutturali che consentano al paese di liberare davvero le sue potenzialità, dal lavoro alla giustizia, dall’istruzione alla ricerca, arrivando fino ai meccanismi stessi della nostra democrazia. Queste sono le cose gli Stati Uniti e i mercati internazionali si augurano per l’Italia, almeno dalla fine della Guerra Fredda. In particolare se le augurano oggi, soprattutto perché Roma potrebbe essere la chiave per la sopravvivenza o la catastrofe dell’euro, e quindi la prosecuzione dei timidi segnali di ripresa visibili in America o il potenziale ritorno della recessione globale. E’ in questo quadro che Washington e Wall Street hanno osservato le votazioni per il Quirinale, nella speranza ora che la conferma di Giorgio Napolitano sia almeno l’inizio della fine della crisi.

E’ noto che gli Stati Uniti avevano lavorato bene con il governo Monti, perché aveva quanto meno riportato l’Italia sul binario della responsabilità fiscale. Dopo le elezioni di febbraio avevano sperato in un accordo che mantenesse il paese sulla strada intrapresa, magari accentuando gli sforzi per favorire la crescita. Quando le consultazioni si sono impantanate, si sono augurati che la scelta del nuovo presidente aprisse a cascata la strada per formare un governo. Il timore era che non ci fosse più molto tempo per uscire dallo stallo, perché finora i mercati ci hanno risparmiati grazie all’andamento favorevole delle borse, l’umore generale relativamente positivo, e la convinzione che alla fine gli italiani avrebbero trovato un compromesso. Se questa convinzione sparirà, però, gli analisti prevedono un duro contraccolpo per il nostro paese.

La decisione di Napolitano di accettare un nuovo mandato viene dunque vista con sollievo: non è la ripartenza che prima o poi l’Italia dovrà tentare, ma almeno è un argine al collasso e una base per rimettersi in moto verso il futuro. Negli ultimi sette anni, infatti, il Quirinale è stato il vero punto di riferimento della Casa Bianca, e non solo per la corrispondenza protocollare delle cariche. Napolitano, come prima cosa, disponeva della certezza di un mandato settennale, a differenza dei capi del governo che andavano e venivano. Ma soprattutto dava garanzie di responsabilità, interna ed internazionale, con la sua propensione per la serietà fiscale, le riforme, l’Europa e l’ancoraggio atlantico del paese. Nelle ultime settimane l’Italia ha ballato sull’orlo del baratro: ora, quanto meno, fa un passo indietro dalla catastrofe.

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