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Ecco come cambia (realmente) la scuola.

16 aprile 2013

Ancora qualche dato raccolto da Corrado Zunino sulla scuola italiana. Qualcuno pensa che siano lamentele insite nella classe docente, ma la scuola, come tutta la società, sta tornando rapidamente indietro e chissà se e quando torneremo ad essere competitivi nel mondo globale che aspetta i nostri ragazzi. Da La Repubblica di oggi.

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La Cgil li chiama i cinque anni della demolizione della scuola pubblica, e i dati messi in fila certificano il concetto di là dei punti di vista. Dal settembre 2008 al settembre 2013 (che significa governo Berlusconi con ministro Gelmini più una breve appendice di governo Monti con ministro Profumo) il numero degli alunni dalla prima elementare alla quinta liceo è cresciuto di 90.990 unità. In uno sviluppo normale del rapporto discente-docente, questa crescita avrebbe dovuto significare 9.000 insegnanti in più. Al contrario, in cinque anni ci sono stati 81.614 docenti in meno. “Dietro il paravento dell’ottimizzazione della spesa si è celata una gigantesca operazione di tagli sconsiderati che ha inciso sulla qualità del servizio pubblico e sul tempo scuola”, scrive il sindacato Flc, che all’interno della Cgil cura il comparto scuola.

Sempre nei cinque anni presi in considerazione, le classi sono diminuite: meno 9.285. Ne sarebbero servite 4.500 in più (con una media di 20 alunni per aula), vista la forte crescita di iscritti. La naturale conseguenza è che sono aumentate le classi pollaio: il limite di 20 alunni per classe in presenza di un compagno con disabilità – regola definita per legge – quasi mai viene rispettato. Ancora, nonostante il costante aumento di alunni certificati con disabilità (più 26.000 negli ultimi cinque anni), le norme stringenti sugli organici avrebbero preteso il congelamento dei posti degli insegnanti. L’intervento della Corte Costituzionale, invece, li ha fatti salire di 10.000: oggi sono intorno ai centomila. A fronte della più bassa percentuale in Europa di spesa pubblica in istruzione (fonte Eurostat), l’Italia ha tagliato in ogni ciclo scolastico: 28.032 posti nella primaria, 22.616 nella secondaria di primo grado, 31.464 nella secondaria di secondo grado. Solo nella scuola dell’infanzia c’è stato un aumento del corpo insegnante: più 538. La scuola più tagliata, rispetto alla sua capienza, è la secondaria di primo grado, dove più profonde sono la riduzione del tempo scuola e di alcune discipline (italiano, storia e geografia), le restrizioni del tempo prolungato. Grazie alla politica degli accorpamenti, in Italia alla fine dell’anno scolastico scompariranno 2.094 scuole, il venti per cento. Sono 557 gli istituti sul territorio senza un preside né un dirigente amministrativo. Gli effetti della cura Gelmini, che il governo Monti non ha voluto lenire, si vedono negli orari spezzati dei docenti, distribuiti fra troppe classi, nell’aumento degli alunni per classe. Le famose ore di compresenza sono state prosciugate pressoché completamente. La richiesta base dei genitori – un tempo pieno di almeno 30 ore settimanali – si trasforma sempre più spesso in 27 ore concesse. In sintesi, “l’offerta formativa si è impoverita”.

Su questi dati è partita una campagna della Cgil sulla scuola pubblica, fissata su questi ordini del giorno declinati dal segretario Flc Mimmo Pantaleo: un piano di investimenti che consenta di invertire il drammatico declino, l’estensione del tempo pieno e della scuola dell’infanzia al Sud, l’innalzamento qualitativo dell’offerta formativa, un piano di edilizia scolastica e una decisa azione per contrastare l’evasione dell’obbligo scolastico.

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