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Oltre la coscienza educativa.

9 aprile 2013

Nuovi elementi nella vicenda del quattordicenne autistico maltrattato nella scuola media di Vicenza. Sono stati sequestrati una bacchetta di legno, un righello, una forbice, usati contro di lui dalla sua insegnante di sostegno e dall’assistente che dovevano occuparsi della sua quotidiana terapia abilitativa. Gli stessi investigatori hanno definito “insopportabili” le scene di vere e proprie sevizie che sono stati costretti a visionare durante le ore e ore di registrazione audio e video, necessarie per provare la sistematicità delle violenze. Nella scuola media, da alcune settimane, erano state piazzate telecamere e microfoni, posizionati anche sul corpo del ragazzo, con il benestare della famiglia. Oltre che maltrattato e insultato il ragazzo era quindi sottoposto a vera violenza fisica, colpevole di essere affetto da un disturbo del comportamento, che solo operatori ignoranti possono scambiare per indisciplina. Nella stessa indagine è stata denunciata anche una bidella; durante il monitoraggio degli investigatori la si vede avvicinarsi alla vittima e, come facevano le due insegnanti, picchiarla senza motivo. Tutto questo è avvenuto apparentemente senza alcuna ragione e logica.

L’adolescente, per il suo stato di disabilità, non era in grado di raccontare quello che ogni giorno subiva, ma i segni che si portava addosso avevano insospettito la famiglia, che dopo averlo accompagnato in ospedale, aveva chiesto conto alle insegnanti delle lesioni, ricevendo solamente risposte sdegnate e indignate. L’avvocato dell’insegnante di sostegno ha detto di aver consigliato alla donna di “parlare, spiegare, confessare tutto” dichiarando all’ Ansa che la sua assistita è molto provata: “Si rende conto di aver travalicato, ma dice di essere stata esasperata da quel ragazzo. Un caso limite, che evidentemente l’ha travolta.”

Su questa ultima frase vale la pena di soffermarsi: il “caso limite” aveva probabilmente come molti autistici delle crisi oppositive, non era quindi docile alle indicazioni degli insegnanti, magari urlava, non voleva muoversi, si graffiava o tentava di graffiare o colpire le persone accanto a lui… Si tratta dei tipici “comportamenti problema” che ogni genitore o educatore formato per trattare i soggetti autistici sa come smorzare sul nascere, o gestire nella migliore delle maniere. Il dramma è che a persone senza questo tipo di formazione siano affidati ragazzi dall’ equilibrio molto suscettibile e soprattutto condizionato della serenità di chi sta loro accanto. Nessuno più di un autistico percepisce l’ ansia di chi a lui si rapporta, quando avverte un atteggiamento insicuro, o peggio ostile, il sintomo del suo malessere si centuplica e diventa difficile gestirne l’ escalation. Già, ma questo lo sa chi ha studiato per assistere gli autistici e ha esperienza di autismo. Chi si occupa di questi particolari ragazzi disabili come fosse un lavoro da impiegati non può che entrare in crisi ed “esasperarsi”, proprio come l’ insegnante di Vicenza. Il paradosso è che proprio il Veneto è, da pochissimo tempo, la prima regione in Italia ad aver formalizzato l’ acquisizione delle Linee guida sull’ autismo emesse un anno fa dall’ Istituto Superiore della Sanità.

Ogni commento risulta superfluo, ancora su “La Stampa” di oggi.

Il caso di Vicenza dovrebbe essere l’ occasione di una riflessione molto più ampia della demonizzazione della categoria degli insegnanti di sostegno, anche sul loro disagio si dovrebbe intervenire, in moltissimi casi sono mossi da ottime intenzioni, ma devono scontrarsi con scarsità di risorse e referenti adeguati per svolgere serenamente e proficuamente il loro lavoro.

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2 commenti leave one →
  1. 17 aprile 2013 05:23

    When someone writes an piece of writing he/she maintains the
    idea of a user in his/her brain that how a user can know it.
    Thus that’s why this piece of writing is outstdanding. Thanks!

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  1. Oltre la coscienza educativa. | assistenteeducativoculturale

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